LIRICHE DI CLAUDIO CISCO

EROS E MORTE Eros e morte camminano insieme, l'uno a fianco dell'altro, dall'origine dell'universo sino all'eternità. Non può esistere il sesso senza l'incombente presenza della morte, e non si può morire per sempre se non si sparge prima su questa terra il seme dell'amore. Ogni essere umano comincia a morire da quando un orgasmo lo genera, e conserva nella memoria d'una lapide parte di quell'amore che non separa la vita dalla morte. Non c'è maga Circe capace di convincere Ulisse col dono dell'immortalità, e non esiste spada di Damocle sul punto di crollare che spaventi l'uomo perchè quest'ultimo, bramoso d’avere tutto e subito, ostinato e vanitoso, innamorato di quel breve soffio che è la vita, è pronto a sfidare persino gli dei primeggiando pur di amare e morire, respirando fino all'ultimo alito di vita, sfruttando anche l'ultima goccia di sangue che arrivi al cuore. Dinanzi a tanta meravigliosa presunzione di vitalità anche l'Onnipotente resterebbe senza parole. MADRE E FIGLIO Perchè sei così sporco, figlio mio? sembri il figlio di nessuno! Ho fatto l'amore per la prima volta, madre! con una grande signora. Perchè l'hai fatto, figlio mio? c'è il tempo giusto per ogni cosa. Volevo farlo, madre! non volevo avere rimpianti. Ma sei impazzito, figlio mio! hai imboccato una strada sbagliata. Forse sto sbagliando, madre! ma abbiamo sentito di farlo sulla terra e nel fango. Tu hai perso il senno della ragione, figlio mio! non ascolti più neanche tua madre. Io ti voglio ancora bene, madre! ma oggi ho scoperto di avere un'altra madre: è questa terra che stringo nelle mani, e l'aria che sto respirando, e la natura, il mondo, l'universo e tutto ciò che mi sta intorno. E quando mi sentirò triste e solo, mi arrotolerò con gioia nel fango, soffierò felice sulla polvere delle mie mani, bacerò i fiori dei campi e mi laverò la faccia con l'acqua dei ruscelli. Non ti capisco e non ti riconosco più, figlio mio! ma come parli? Io invece ora mi conosco bene, madre! parlo col linguaggio dell'amore! E darei tutto quel che ho pur di trasmetterti la felicità che ho dentro. IL MIO CORPO SUL TUO CORPO Il mio corpo sul tuo corpo si muove lentamente. Il mio corpo sul tuo corpo si dimena dolcemente. Voglio scoprire il tuo segreto, sprofondare nell'intima tua essenza fino a esplodere in te violentemente svuotando il mio liquido nel tuo nido inebriante. Ora che sono in te non puoi più nascondermi nulla, ho svelato il tuo mistero di donna, io ti possiedo, so tutto di te. Prepotente, sono entrato nella tua inesplorata caverna, e nei tuoi umidi anfratti sto scivolando. Sono io il tuo corpo. Sono io l'universo. BIANCANEVE Ragazzini eravamo forse bambini una decina circa non di più 8-10-13 anni al massimo queste le nostre età. 35 anni aveva lei se ben ricordo Biancaneve la chiamavamo noi, per cinquemila lire il pisellino ci toccava, per dieci lo succhiava. Infine per trentamila l'amore faceva e sempre con uno per volta mai tutti assieme o più di uno. Com'era bella Biancaneve nostra! Com'era dolce e comprensiva! Come ci sapeva fare! Un dolce segreto era e nessuno di noi mai parlò. Per caso l'ho rivista dopo 30 anni e forse più appesantita, invecchiata, sfiorita, la nonna pareva di quella Biancaneve conosciuta allora ma un sussulto al cuore ho avuto lo stesso nel vederla: "Biancaneve!" d'istinto le ho detto senza volerlo; "Prego?" mi ha risposto stupita lei. LE TUE MANI Le tue mani morbide più della seta sfiorano con dolcezza il mio pene, lo accarezzano, lo stringono, lo muovono. Chiudo gli occhi mi concentro su quel delizioso piacere, sospiro piano, mi abbandono vinto, abbraccio l'estasi. Come un trovatello ragazzino stretto fra le tue mani, il mio membro si lascia andare, cresce sempre più nell'eccitante movimento d'un'altalena. Il cuore ora sembra scoppiarmi in petto, incontrollabile diviene il mio respiro, esplode come neve bianca il succo del mio piacere splendido dono per le tue sapienti mani. AMPLESSO I nostri corpi che si scontrano e si possiedono senza tregua. Pelle bollente, segnata, battuta, e il sangue che scorre dentro impazzito. Fluisco dentro di te come un'onda inarrestabile che mi porta a riva, e poi mi spinge di nuovo al largo. Scopro limiti che mi fai superare ancora prima che io me li ponga. Non resisto perchè non voglio resistere. Prima ti penetro la mente con la mente, poi il sesso con il sesso. Il tuo corpo apre la folle danza del piacere e il mio puntuale risponde. Penetro in te in profondità. E' come se io stesso entrassi in me, scavando tra emozioni e desideri che non conosco e scopro ogni volta come fosse la prima. Ti accarezzo come un soffio di vento e mi scuoto quando esplodo in te, quando godo nella parte più intima del tuo corpo, quando esce l'animale che ruggisce dentro di me. E in quei momenti, possiedo anche la parte più intima della tua anima. Ti faccio gemere, urlare, tremare, godere, venire. Per me tu sei sempre completamente nuda anche quando sei vestita, mai ho desiderato tanto conoscerti! possederti! amarti! TI POSSIEDO Ti guardo negli occhi fiore del male e poi ti bacio tirandoti i capelli. Ti mordo forte le labbra, ti strattono, ti sgrido, infine ti faccio gemere. Stringo la tua carne fra le mie mani, ti spoglio fin dove voglio, ti costringo in tutto e per tutto. Ti colpisco forte e non smetto neppure quando mi supplichi, poi piego il tuo corpo sul tavolo e ti espongo, ti offro, ti apro. Ti insulto, ti faccio promettere l'impossibile, m'impongo e dispongo di te, ti infilo dietro qualsiasi cosa, la forzo sempre più dentro lasciandola lì come dolce tortura, ti ficco il mio sesso in bocca fino a non farti respirare. Poi ti alzo il volto e ti guardo, ti penetro col mio membro riempiendoti di me e di altro. Ignorando le tue lacrime ti sbatto violentemente, ti uso, ti possiedo. Non puoi più pensare ora e nemmeno agire: kamasutra dammi l’estasi! Finalmente ti ho dominata, mi appartieni, sei totalmente mia. LEGATO E' inquietante questa corda nera come l'atmosfera che respiro attraverso la benda. Mi preme sulla pelle e mentre imprime strani disegni su di essa sembra che il fuoco divoratore di cui è capace mi trasformi ammaestrandomi con disciplina. In preda a questo vizio perverso che mi hai insegnato, non so difendermi nè voglio, mi lascio andare sconvolto nei sensi. Questa corda mi appartiene, i suoi fili intrecciati m'immobilizzano iniettando nei miei occhi sete di sfida. Le parti del mio corpo vibrano imprigionate in quella ragnatela di piacere, risalta inconfondibile il desiderio di abbandonarmi completamente a te. Se non fosse stato creato il piacere sessuale quanti peccati legati ad esso non sarebbero stati commessi! E’ perché è considerato peccato se piace così tanto? Può il piacere sessuale essere anche piacere dell’anima? STRANE SENSAZIONI Strane sensazioni pervadono il corpo e la mente mi attraversano, mi riempiono, mi lacerano, mi annientano: la frusta, le corde, le catene tutto mi consuma. Attraversato, riempito, lacerato e infine annientato e poi ancora sconfitto, umiliato, usato in qualunque gesto, in ogni parte del corpo. Quale grande capacità possiedi! Quante infinite sensazioni mi regali! Che potente nettare di piacere mi offri! Strane sensazioni mi vincono fino a divenire un tutt'uno di orgasmi in una perfetta simbiosi. IL MIO IMPERO Sono entrato prepotentemente nella tua anima fortificata. Inesorabile ho abbattuto ogni tua difesa e conquistato la tua nuda terra. E ora senza nessuna clemenza, nessun mistero ciò che un tempo era soltanto tuo adesso è anche mio. Mi muovo espandendomi dentro te, come fuoco che brucia appare il mio pene forte quando divampa, umiliato quando si spegne. Ma anche tu sei crollata senza scampo, nel tuo fragile corpo ormai ho costruito il mio impero. Arrenditi a me! PAGLIACCIO BAMBINO Tu sensuale, invitante, carnale magica e perfetta nelle tue assurde follie di donna. Gemiti appena sussurrati, orgasmi urlati a squarciagola ma sei sempre tu, tu e soltanto tu dolce e glaciale, candida e perversa, lucente angelo meravigliosamente diabolico. Tu carne e cibo della mia mente, pericoloso rifugio per la mia anima, cavallone impazzito che travolge il mio mare di insicurezza. Sento di essere un uomo solo nell'istante in cui vengo in te, poi torno e resto per sempre pagliaccio bambino. LA FINE DELLA MAGIA Il mio respiro, il suo. Il mio battito, il suo. I respiri che si accordano ritmici, affannosi, incalzanti, ansimanti. Il cuore batte, batte, batte tutto il petto batte, pulsa in gola, pulsa nell'anima. I pensieri assumono lo stesso ritmo, la stessa intensità, si uniscono, si esaltano. Un crescendo folle e continuo: vertigini, ronzii, la mente che ha lasciato ogni controllo. Le emozioni sono padrone dei corpi. Avvinghiarsi, rotolarsi, ubriacarsi, urlare. Secrezioni, sudore, saliva, odori intensi. Segnale della fine o è solo l'inizio? Silenzio... assaporando la fine della magia. SOLO UN ISTANTE Il cuore che scoppia, il respiro affannoso. Esplodo finalmente come unico rimedio per non impazzire di piacere ma è solo un istante! La mente si svuota, lentamente sento uscire poco a poco ciò che è di lei. Non sento più le mani, le gambe non so più chi e dove sono: odore, sudore, respiro non sento più nulla! non ho più un corpo, mi sfugge l'anima. E' solo un istante, poi mi sento leggero. Una piuma che lieve si culla tra le nuvole in un cielo immenso e mai si posa. Rientro di colpo nella realtà disteso sopra il suo corpo abbandonato: ho soltanto amato! FRA LE TUE COSCE Ora che mi ritrovo fra le tue cosce vorrei stare fermo per un istante: donna di terra e di acqua plasma la mia nella tua intensità! invadi anche la mia mente! prendi tutto del mio essere! Io cane fedele d'ogni tuo desiderio desisto nel non voler più il poeta in me in questa sera di stelle senza tempo, dove in una folle danza di erotismo si perde persino il mio gemito formica nella tua foresta di peli. Donna che mi ami senza amore, non è alba o tramonto, non è estate o inverno e non è nemmeno gioia o dolore: è un fiore che germoglierà tra le tue cosce donato insieme con te a questo mondo. NETTARE DI TE Col fuoco addosso umida tana non placa il rogo che di te s'avvampa. Dentro il tuo corpo su quel sentiero inseguo paradisi a luci spente. Nel tuo regno frugo l'oscuro cercando sensazioni oltre il tempo. Ti desidero in quel possederti gocce di sole vanno oltre il cielo. Esplorandoti oscuro tunnel dov'è racchiusa in te luce di stelle. Sabbie mobili affondano nel clitoride ma in quel cader mio non cerco scampo. Mappe d'estasi sul tuo mare disegnano le magie dell'infinito. Nettare di te raccolgo le gocce d'oscuri paradisi fra i cespugli. UN LAMPO NELL'OMBRA Donna completa, mela carnale, luna calda denso aroma d'alghe, fango e luce mischiati quale oscura chiarezza s'apre tra le tue colonne? Quale antica notte tocca l'uomo con i suoi sensi? Ahi! amare è un viaggio con acqua e con stelle, con aria soffocata e brusche tempeste di farina, amare è un combattimento di lampi fra due corpi da un solo miele sconfitti. Bacio a bacio percorro il tuo piccolo infinito, i tuoi margini, i tuoi fiumi, i tuoi minuscoli villaggi, e il fuoco genitale trasformato in delizia corre per i sottili cammini del sangue, si precipita come un garofano notturno fino a essere e non essere che un lampo nell'ombra. EROS D'ESTATE E siamo mari in tempesta venti che onde già portano in cielo, aliti ardenti che accendono di fiamma l'umida tua pelle. S'intrecciano le dita a catturar magie mentre sotto le stelle un vulcano si risveglia. Nudi vestiti d'amore, ci prendiamo, ci sentiamo annullandoci a vicenda. Il tempo dei sogni s'è assopito, ora pulsa la vita, l'amore! Ed il respiro, frenetico, corre sui ritmi dell'estate. CANTO DI DELIZIA La mia lingua sfiora la tua lingua, il mio sesso nel tuo sesso, il mio cuore nel tuo cuore, la mia vita nella tua. Anima sguarnita da ogni vincolo stretta a me in un desiderio sfrenato rincorre la perfetta incarnazione del godimento. Bagnato è il tuo corpo di linfa sacra dove riposa la più alta eccitazione delle fantasie più proibite ed inconscie. Profumo di rose appena colte sparse nel tuo campo che ho appena sconfinato, in un sussulto il tuo respiro sa di mandorle e canditi. I tuoi vagiti si fondono con i miei creando intensi movimenti fisici di pura creazione artistica tramutandosi in un canto di delizia. GODI Eccoti giungere stanotte e mille altre ancora preda esclusiva del mio letto, trappola divina di desiderio. Su colline di creta morbida i miei baci sparpagliati, accarezzami con gli occhi mentre scorri sul mio cuore arso. Benvenuta, entra! Spengo la luce? Soffio sul buio e ti accolgo, senza una parola ingurgiti il mio sesso bevendone avida il succo. In un abbraccio stordito mi trascini giù su lenzuola chiare che odorano ancora di candele spente, ritratto di mani voraci e volti sconosciuti. Nel silenzio che ci avvolge insieme, strappi incauti di sospiri, atti più impuri orgasmi che ritmicamente si susseguono e che rammendo senza fretta. No, non chiedermi niente! Sei già proposta indecente. Godi... OMBRE SUL MIO GIACIGLIO Non sarà nè legno nè pietra a vegliare sul mio riposo, nè sarà un fiore il pegno del ricordo. E non saranno le fronde dei cipressi a fare ombre sul mio giaciglio, nè epitaffio nè voce nè ricordo di un caro come amara consolazione del mio definitivo viaggio. La terra è la mia culla, la selva intatta il mio nascondiglio, la polvere e gli sterpi il dolce lenzuolo, il silenzio il mio unico compagno. ESSENZA LARVALE Su strada nera conduco i miei passi, nascosto oltre un nulla d'infinito, una volta oscura sovrastante incombe. Ascolto le cadenti lacrime della natura, scendono sul mondo e me cencioso essere mortale. Enigma è la mia inesistente provvidenza, nichilismo dei buoni sentimenti icone perdute di essi. Come dalla psiche profonda omissioni di verità approdano caricandomi di brama di comprensibilità. Fuori da mura di pelle le febbri son più grandi dei geli del cuore. Respiro zolfi del mondo dove il calore diviene sempre più tenuo, solo fredde spinte sussistono in me. Nessun vigore ausilia la triste marcia, tranne un'anomia fredda come il cuore d'essenza larvale che sono. E soltanto ora la mia anima maledetta comprende il senso insensato di un'esistenza di vela senza vento, di airone senza ali, di carne senz'anima. NULLA ESISTE OLTRE I SOGNI Nel buio della notte, seduto sull'orlo di un precipizio, ammiro la bellezza della luna, il suo pallore è come il viso della morte che affamata di anime attraversa l'aria contaminandola. Niente! solo oscuri pensieri che trafiggono la mia mente, grigie lame di metallo che perforano la mia anima, sangue che scorre lungo il mio corpo. Il cammino da seguire è lungo ma non riesco più a vedere oltre, non ce la faccio a capire, non posso più correre. Morfeo mi avvolge nel suo mantello ramato, lacrime di morte scendono dal cielo illuminato dalla triste luna mentre il vento sfiora il mio corpo e la solitudine mi trascina nella valle della morte. Ho perso ogni mia speranza, il fuoco della vita brucia il mio spettro. Nulla esiste oltre ai sogni, mondi fantastici di oracoli e maghi che cancellano la realtà. DEPRESSIONE La salute c'è non presenta nessuna malattia. Eppure è così deperita, quando dorme sembra morta! Cos'ha questa povera ragazza? Non ha niente! Ha solo il verme della depressione che la sta consumando pian piano ogni giorno di più. ANGELI SPORCHI Essere due piccole gocce di inchiostro nero su una tela dipinta ove falsi colori vivaci esaltano con cattiveria e pregiudizio la loro diversità: non spetta anche a loro sognare l'armonia? No! il cielo non ammette angeli sporchi e violento strappa loro le ali. Essere creati per vivere accanto alla colpa, insieme alla vergogna ma di cosa? Di essere diversi? Ma da chi? Perchè? Domande che chiamano altre domande in un girotondo senza risposte. La confusione aumenta al pari di uno strano risentimento che fa soffocare, che induce a dubitare: E' questo ciò che gli altri vogliono da loro? Che non esistano? E' quello che vuole il loro Dio? Che non esistano? Sì! il cielo non ammette angeli sporchi e graffia la carne sotto la loro pelle. Ho visto quelle due piccole gocce avvicinarsi fino a diventare una sola, angeli che finalmente hanno qualcuno che asciughi le loro lacrime, che li accarezzi, che li abbracci! Angeli sporchi che ora si stringono tra loro consolandosi a vicenda. Un solo gesto, un grande coraggio! Il piacere profondo del peccato giudicato dagli altri peccato come realizzazione di un sogno come fuga da un mondo ipocrita in bianco e nero, come vendetta verso una madre che cerca di soffocare sul nascere le proprie creature. Perchè mai l'uomo non rispetta l'uomo? Non riesco proprio a capire... LA BESTIA RARA Sguardi sconosciuti, persone che mi scrutano, esaminano, giudicano che ridono guardando verso di me o nel vuoto. Non so... in qualunque caso sono persone come altre che seguono la massa. Non apprezzano la diversità come novità. Alcune mi fissano come se fossi una bestia rara, un bersaglio da colpire a volte mi fanno paura sembra che mi disprezzino, che vogliano farmi del male. Forse solo perchè mi distinguo dal gregge e sono per inclinazione fuori dal coro. Mi sento un ebreo fra i nazisti. Ma io non sono nato per far fare numero o per consumare ossigeno prezioso, ho un'anima con me anch'io, preziosa e brillante più di un tesoro, io e Dio soltanto sappiamo bene il valore che ha. I MIEI PIU' ATROCI INCUBI Sono stato al parco. Era notte. Buio. Cielo nero a sovrastarmi. Incerto presagio di fine. Io e l'oscurità. Mi sono inginocchiato ai piedi dell'acqua sporca che scorreva. Ho rivisto il mio volto, nel silenzio ho urlato, ho urlato, urlato! fino a non avere più voce. Non ero solo, eppure mi sentivo come abbandonato. La solita sensazione di dispersione che si impadroniva nuovamente di me. Sarei voluto correre via, scappare via veloce, sempre più veloce ma sono rimasto paralizzato senza armature per difendermi vittima dei miei più atroci incubi. OMBROSI PENSIERI Desolazione d'anime nella valle dell'attesa. Da crisalidi pendenti cadono lembi di carne putrida (adombrata metamorfosi di esseri un tempo umani). Coltivazioni demoniache di ombrosi pensieri. PERDUTI Percorrendo una vuota spirale alla fine della quale troveremo noi stessi, osserviamo la nostra ombra crollare al suolo affrontando il riflesso di una nostra immagine residua concepita nella più cupa desolazione. Giacendo su queste corrotte strade di vorticanti pensieri, mentendo ai nostri propri stati mentali, tratteniamo tutto ciò che non saremmo anelando a ciò che ci è proibito. Un delirio di onnipotenza è ciò che chiamiamo conoscenza senza renderci conto che il decadimento è solo un passo avanti ma la vanità in cui crogioliamo si è mutata nella nostra gloriosa tomba cristallina coesione sublimata di un ego inferiore pieno di incompiutezze. L'umanità si consola aspettando l'arrivo di un nuovo messia sintetico che possa risanare i nostri corti circuiti interiori decretando l'annullamento dei nostri ultimi atomi, così saremo definitivamente perduti. SORELLA MORTE Gioco con le mie emozioni, una manciata di biglie di vetro nella mia mano. Per ogni biglia infranta un sogno si dissolve. Resto a fissare il cupo riflesso della mia noia, Biglia infranta, crepa nel mio cuore. Frammenti di vetro, illusioni svanite. Con sguardo apatico osservo pezzi di intonaco volare via, e non tenderò alcun muscolo posseduto da un'inerte volontà, non cercherò di andare al di là di questo velo che mi copre tutto. La mia anima si scioglie, ogni cosa grava, ingarbugliati pensieri nulla emana benefica essenza. Ardo di una luce opaca. Fallo con grazia, sorella morte spegnimi con un soffio! UN MONDO DISFATTO Il mio demone mi mostra la realtà più brutta di com’è guarda attraverso i miei occhi deformandola e contempla un modo disfatto. Il canto della sirena giace impotente ai piedi del rumore. Il senso della vita ha perduto lo scettro, resta una lapide senza nome del tempo che fu. Il mausoleo del giardino delle rose è stato violato da malvagi profanatori. Ma non riesco a gioire nel vederli annegare in laghi di sangue. L'amore perduto non tornerà mai più a specchiarsi dentro di me. Siringa e sangue lungo il mio cammino, confini sordi alla realtà per la mia mente in gabbia, ciechi gli occhi dello spirito. Non so come uscirne fuori! IL SERPENTE Un'eco insegue la mia fuga, è una lingua di fuoco che tutto brucia e che quando mi raggiungerà consumerà il mio essere. È forte solo perché io gli permetto di esserlo. Il vortice si avvicina sempre di più, gira sempre più forte, e il suo buco nero, al centro, mi risucchia, mi avvolge i sensi e la mente. Annaspo nel turbinio ed ho paura di toccarti per non contaminare anche te e trascinarti con me nell'immenso occhio nero. Vedi accanto a te un mostro con tante teste il grande serpente che oscilla fra te e il futuro? Vedi le sue lingue di fuoco che bruciano tutto davanti ai tuoi passi? E non senti i suoi piedi calpestare la polvere, bruciare nella cenere? Ridicolo essere umano, ammasso di briciole tenute su dalla presunzione, non puoi vincere una potente soprannaturale forza. Ti prego guarda accanto a te: E’ bugiardo! Abile mistificatore! Non si rivela mai per quel che è realmente: è il tuo serpente! QUEL CHE SONO NON MI PRENDE Chiuderei gli occhi e in un soffio me ne andrei stanco di tutto, il solo respirare mi affatica, qualcosa mi opprime, credo sia il peso della vita. Mi guardo allo specchio e fisso l'obbrobrio riflesso. Continuo a guardare quella oscena figura fino a sferrargli un pugno, osservo il sangue scorrere sulla mia mano, e mi perdo nei piccoli frammenti dello specchio ma è ancora lì: Cosa vuole questa vita da me? Perche mi ha voluto? Non l'ho chiesto, non ho desiderato esserci ho pregato per andarmene! Perchè quel che sono non mi prende? Un'eternità di nulla, una vita di vuoti, solo rimpianti! Nessuna lacrima, forti dolori, un grande amore! Sono all'inferno, spiritualmente morto immenso vuoto e depressione. Come ombra che svanisce alzo bandiera bianca. Poi e per sempre solo morte! INVOLUCRO DI CARNE Piccola anima accartocciata dentro un involucro di carne, il tuo respiro attraversa il petto. C'è luce, c'è ombra. Ancora luce e di nuovo ombra. La mano ascolta il tumulo, l'ossessione. La punta della penna solca il foglio. Scrivi per te, scrivi di te. Mi parli di una realtà che regna dietro tante porte chiuse. Di sangue del proprio sangue. Di verità custodite nel silenzio. Fa tutto parte del gioco, tu stai gelando ora! Si può morire di disperazione, la testa fra le mani la penna caduta per terra, le braccia stese sul pavimento mentre le ombre avvolgono ciò che resta di te. Un involucro di carne e niente di più! Solo un miserabile e insignificante involucro di carne. Una mano ti abbassa delicatamente le palpebre, il segno della croce e subito dopo il nulla. Non sono un angelo. Non sono un demone. Io sono la verità. La verità a volte uccide. MASCHERA Sembra tutto così perfetto come scenario di un'opera teatrale ma quale sarà il segreto, l'orrendo retroscena di questa farsa, di questa commedia che chiamiamo vita? Qual'è il ruolo che mi è stato assegnato? Cos'è questa maschera che prontamente le mie emozioni cela? Come una lumaca mi rinchiudo con viltà nel mio guscio. E' piu adatto a lacrime e vani sorrisi questo mio volto coperto e deturpato miserabile sotto la sua ridicola perenne smorfia. Teschio a ghigno eternamente condannato. LA SOLITUDINE Lacrime nere rigano un volto, pallido e senza segni di vita. Ghiaccio nell'anima, foglie morte al vento, inverno che piange. Uno sguardo, quello di una creatura non sola pur essendo sola vogliosa e assetata d'affetto che crede d'affogar in un bicchier d'acqua. Ormai abbattuta china il capo e si piega alla grandezza, al potere immenso di quell'essere. Quell'essere di cui è umile serva: la solitudine! LUCIDO E FREDDO E' IL MARMO Lucido e freddo è il marmo, riflette tutto come uno specchio. C'è disordine, oggetti dimenticati, ed un velo di polvere copre tutto. Regna il silenzio, le torri sfidano il cielo, fantasmi appaiono nell'ombra. Lucido e freddo è il marmo, candide come la neve le statue, la piccola bambola fissa con occhi verdi di smalto abbandonata nel buio. Rena la quiete, i bastioni proteggono il castello, i passaggi merlati paiono ponti sulla fantasia. La bella addormentata non è mai stata qui, non vi è mai stato un sogno incantato, lucido e freddo è il marmo. MIA SORELLA SOLITUDINE Ubriaco di te smaltisco la mia sbornia su una panchina isolata nella periferia della città di Paranoia. Non so dove andare, non so chi cercare, non so perchè respiro ma protendo ancora la mano verso te, nuovamente implorante ai tuoi piedi mia amante, mia amica, mia compagna, mia sorella Solitudine. ANCESTRALI PAURE Fievole luci che all'imbrunire non vincon l'ombre. Indecise sagome arrancanti nel buio nero antro di ancestrali paure. Figure incerte di bieco pensiero avvolte che di nera cronaca s'ammantano. Passi veloci come a sfuggir tempesta nei vicoli t'inseguono. Il gelo del comune sentire tutto avvolge come unico sudario. E a nulla vale il lume della ragione che è vanto nè il saper che l'amor mio m'è accanto. Solo il colore del sogno potrà spezzare del grigio orrore il cerchio. Solo di poesia il volo potrà sciogliere delle catene l'angosciante nodo. Subisco l'ultimo disperato assalto di chi sa che la sua guerra ha già perduto ormai. LO SBADIGLIO DEL TERRORE Nessuno ascolta il rumore assordante del lupo estasiato dinanzi ai bagliori della notte stregata. Un luccichio assorbe il silenzioso spazio, nel vuoto dell'ignoto respiro accaldato dalla lucciola che traballante attraversa il sentiero, dal folto dell'ugola fuoriesce soave alito umano. Ascolta la notte! Ascolta la nebbia! Ascolta i battiti del cuore! Ascolta e non restare senza un fruscio oblungo nel dolce mio silenzio. "GIACOMO LEOPARDI" RIPROPOSTO IN UN LINGUAGGIO MODERNO: "L'INFINITO" Ti ho sempre amato, colle solitario come me. Ti ho sempre amata, siepe che mi fai aprire l’anima verso l’orizzonte, me lo nascondi ma me lo fai amare immaginando spazi infiniti. Ho sempre amato questo posto, il suo sovrumano silenzio, la sua profondissima quiete, e il tenue soffio del vento tra gli alberi, e la dolcezza di queste piante che dormono. E mentre sono seduto e guardo lontano mi tornano in mente le stagioni fuggite, l’ora presente, l’eternità, ed è dolcissimo perdersi nell’immensità della natura. “IL PASSERO SOLITARIO” Ti vedo in cima a quella antica torre, solo, proprio come me! Tu canti finchè non muore il giorno mentre la primavera brilla nell’aria, esulta per i campi festeggiata da mille uccellini che fan mille giri nel cielo. Ma tu passero solitario non ti curi di loro, resti indifferente a quella festa, non la cerchi, non provi a volare consumi così nella solitudine la parte più bella della tua vita. Quanto è simile il mio modo di vivere al tuo! non c’è spensieratezza in me, gioie e divertimenti io li evito, mi sento estraneo e quasi fuggo da loro e il dramma è che non so spiegare a me stesso nemmeno il perchè. Chiuso nella mia stanza passo le mie giornate vuote e monotone in silenzio, in solitudine. Eppure questo giorno che ormai volge alla sera è festeggiato da tutti in questo paese, si odono nell’aria suoni di festa vicini e lontani, i giovani sono allegri indossano i loro abiti migliori si divertono ed è persino bello guardarli. Ma io, in quest’angolo del paese vicino alla campagna, io resto da solo come sempre, ogni divertimento lo rinvio in altri tempi non so a quando! guardo il sole che si dilegua dietro i monti e sembra ricordarmi che anche la mia giovinezza sta morendo. Tu, passero solitario alla fine dei tuoi giorni non potrai pentirti d’aver vissuto così, è la tua natura che ha deciso questo. Ma io, se non riuscirò a evitare la detestata vecchiaia e tutto sarà noia più di adesso, cosa penserò della mia giovinezza sprecata e non goduta? Forse piangerò, guarderò indietro ma sarà ormai troppo tardi. “IL SABATO DEL VILLAGGIO” La ragazzina spunta dalla campagna al tramontar del sole con la dolcezza, con la malizia d’una età che non dà pensieri. Ha un fascio d’erba in mano, un mazzo di rose e di viole, domani è festa, deve farsi bella. La vecchietta con le sue amiche, seduta sull’uscio di casa, è intenta a filare e con una lacrima agli occhi ripensa a quando anch’ella era ragazza e spensierata e felice era circondata da tanta compagne. L’aria si fa bruna, le ombre scendono dai colli e dai tetti, una luna bianchissima splende nel cielo. Una tromba suona annunciando la festa, i bambini giocano felici nella piazzetta, il contadino torna a casa fischiettando. Poi, quando le luci si spengono e tutto tace, si ode soltanto il rumore d’un martello e di una sega, è il falegname che ha fretta di terminare il suo lavoro prima dell’alba. Questo è il più bel giorno della settimana pieno di gioia, di speranza domani tutto ritornerà normale, triste, monotono e ciascuno riprenderà il suo lavoro col pensiero. Ragazzo mio, la tua splendida ma fuggitiva età è proprio come questo giorno chiara, serena che prepara la festa della tua vita. Ragazzo mio divertiti! non mi sento di dirti altro! Ma ti prego non rammaricarti se la tua festa tarda a venire. “AMORE E MORTE” Amore e morte, fratelli, furono creati insieme e insieme vanno uniti per il mondo, l’uno elargendo il piacere l’altra annullando il dolore. Quando l’amore nasce nel petto lo accompagna sempre un languido desiderio di morte. Non so perchè… forse l’uomo, presentendo i mali futuri che ne deriveranno, brama di giungere al porto della sua vita e di annullarsi. Financo nel furore della passione, quante volte gli amanti ti invocano o morte! E che sentimento di invidia al rintocco della campana funebre per chi se n’è già andato! Perfino il contadino e la timida fanciulla non temono più, comprendono l’ineffabile dolcezza della morte. Talvolta l’amore mina un fisico già prostrato, talvolta invece induce al suicidio giovani e fanciulle. E tu morte da me tanto invocata e celebrata fin dai miei primi anni, chiudi pietosamente gli occhi miei. Ho sempre disprezzato le consolazioni della religione. Non ho mai lodato e benedetto i patimenti. Ho rifiutato i fanciulleschi conforti degli uomini. Te sola ho sempre invocato! Aspetto serenamente di addormentarmi sul tuo seno. MEMENTO (Dalla lirica omonima di I.U. Tarchetti) Quando bacio le tue labbra profumate, cara e dolce fanciulla, non posso dimenticare che un bianco teschio vi è nascosto sotto. Quando stringo a me il tuo corpo sensuale, cara e dolce fanciulla, non posso proprio dimenticare che uno scheletro nascosto vi è celato all'interno. Quando faccio l'amore con te, cara e dolce fanciulla, mi è impossibile dimenticare che sotto la tua pelle vi è un ammasso di sangue, vene e organi schifosi. E assorto in questa orrenda visione, dovunque ti tocchi, ti baci o posi le mie mani sento sporgere le ossa fredde d'un morto. IL CANTICO DI FRATE SOLE (Dall'opera omonima di S. Francesco d'Assisi) Benedetto tu sia, mio Signore! con tutte le tue creature specialmente per fratello sole che fa diventare giorno e illumina ogni cosa intorno ovunque ci sia vita con grande splendore, ed è bello, radiante. Benedetto tu sia, mio Signore! per sorella luna che bianchissima non dorme mai per vegliare la notte, e per le sorelle stelle che hai creato in cielo chiare, preziose e belle. Benedetto tu sia, mio Signore! per la sorella acqua che è molto utile è preziosa, è casta. Benedetto tu sia, mio Signore! per fratello fuoco che rischiara la notte e trasmette il suo calore, ed è forte, è vivo. E per fratello vento che muove l'aria, le nuvole rigenerando con la pioggia tutte le creature. Benedetto tu sia, mio Signore! per la nostra madre terra che ci sostenta stringendoci al suo seno e ci offre frutti, fiori colorati, erbe. Benedetto tu sia, mio Signore! per i miei fratelli che sanno perdonare aiutali nelle loro tribolazioni terrene, hanno bisogno della tua presenza nella loro vita. Beati quei fratelli che difenderanno la pace! saranno da te premiati. Benedetto tu sia, mio Signore! per la nostra morte fisica dalla quale nessuno di noi può scappare e guai a coloro che morranno nel peccato, beati invece quelli che su questa terra avranno fatto la tua volontà. Laudate e benedite tutti il mio Signore! e ringraziatelo e servitelo con grande umiltà. OSSESSIONE PER UNA NINFETTA (liberamente ispirata al libro LOLITA di V. Nabokov) Spiccava col suo giovane corpo e l’aria da bambina tra la gente ignara, quel piccolo micidiale demonietto, inconsapevole anche lei del proprio fantastico potere. Mi guardò col suo visino indecifrabile di ragazzina tredicenne come se mi avesse letto il desiderio negli occhi fino ad intuirne la profondità, e nel preciso momento in cui i nostri occhi s’incrociarono, tra di noi si stabilì subito un’intesa capace di annullare in quell’attimo qualunque barriera ed io non avrei potuto abbassare gli occhi neanche se fosse stata in gioco la mia vita. La sfiorai ma senza osare toccarla, respirai intensamente quella sua delicata fragranza che sapeva di borotalco, e da quel punto così vicino eppure disperatamente lontano, ebbi per la prima volta la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare, e di voler essere il primo ad assaporare quel piacere proibito che soltanto la mia giovanissima dea dell’amore avrebbe saputo offrirmi in un paradiso illuminato dai bagliori dell’inferno. Un uomo normale, forse per vergogna o sensi di colpa, scaccerebbe via dalla propria mente simili pensieri. Bisogna essere artisti, eterni bambini sempre in volo senza logica né equilibrio, folli di malinconia e di disperazione, di solitudine e di tenerezza per lasciarsi totalmente trasportare e tormentare dalla magica ossessione per quella ninfetta. ASSENZA (liberamente ispirata al libro LOLITA di V. Nabokov) Bastava un tuo sorriso per mostrarti bella dentro e fuori come un inno alla grazia, malgrado le tue smorfie ed i tuoi capricci, desiderabile, né donna e né bambina, favolosa e splendida con la tua travolgente sensualità acerba mista di malizia e d’innocenza. Eri un cucciolo indifeso tra le mie braccia, non riuscivi a tirare fuori la donna che stava nascendo in te. Di quella mia incantevole lolita che mi aveva stregato persino l’anima fino a possedermi del tutto, e del suo sconvolgente modo di essere, non mi rimane ora che l’eco di un coro di fanciullesche voci udite in lontananza e perdute per sempre come foglie morte sparse lungo il sentiero in una stordita calma irreale. È la mia fine come uomo, l’apice della mia ispirazione come artista. La mia vita è ormai alla deriva nelle tue mani di bambina, legata a te da un cordone ombelicale obbedisce al tuo volere senza più orgoglio, senza dignità. Mi tormenta l’immagine dei tuoi coetanei che posano i loro sguardi carichi di desiderio sul tuo giovane corpo. È folle il pensiero che la tua verginale bellezza appartenga esclusivamente ad un uomo della mia età ma più ti sento irraggiungibile e più cresce in me il desiderio di averti. Come un vecchio mendicante ormai solo ed esausto, chiedo ancora ad una ragazzina che non ha colpa, l’elemosina d’un amore che mai potrà darmi. Un amore impossibile, assurdo, folle incomprensibile, a senso unico, non corrisposto ma pur sempre un amore! Forse sono posseduto dal diavolo o forse ho solo qualche rotella fuori posto è tutto così assurdo e illogico ma io credo di amarla. R I S U S C I T A M I Maestro, ho tanto bisogno di un miracolo trasforma la mia vita e tutto in me da tempo non vedo più la luce hanno spento già la mia gioia di vivere umiliato la mia speranza, vedo i miei sogni cancellati tristemente lacrime di solitudine bagnare i miei occhi. Maestro, non ho altro che io possa fare solo tu hai tutto il potere, sono seppellito come Lazzaro in questo sepolcro di disperazione c’è un macigno che Satana ha messo davanti. Maestro, chiama il mio nome ti prego ascolterò con fede inginocchiato la tua voce rimuovi la pietra delle mie paure e chiamami ad uscire fai rivivere i miei sogni: liberami! Sospinto dalla fede che c’è in te sicuro d’una vittoria che tu solo dai risuscitami. ALBA Alba! tu stai sorgendo, silenziosa brezza nell’aria, leggiadre ali intorno. Alba! tu stai spargendo il tuo colore sul mare addormentato. La tua pace mi sta cambiando. La mia anima, svegliandosi, si sta aprendo all’amore verso l’infinito. Io sento che sto per nascere sì, lo sento, io sto nascendo. IN SILENZIO Io e te, mano nella mano, camminiamo verso il sole guardandoci in silenzio. Le nostre orme sono raggi di luce, nel loro chiarore, riflesso, osservo il tuo viso dolcissimo che m’incanta, in silenzio. Siamo solo noi due, creati l’uno per l’altra, rapiti da questo sole immenso. Un amore senza fine grande più di noi ci trascina via lontano e tu esisti ormai dentro di me ti sento in ogni parte del corpo, tu sei l’aria che sto respirando, sei la mia stella che brilla nel cielo. Vicinissimi, avvolti dal calore, noi ci amiamo sfiorandoci in silenzio. Siamo in viaggio da qui all’eternità, eroi di un sogno in questo breve vivere, non svegliamoci mai, ed ora, in quest’istante magico, tu ed io siamo un solo essere, non so più dove finisci tu e comincio io, dove si dilegua il sogno e appare la realtà, ora tutto acquista un senso e finalmente scopriamo insieme che c’è qualcosa di noi, un motivo per vivere. Non siamo più soli, finché mi starai vicina, saprai tutto di me, avrai il meglio di me stesso e tu con me sarai sincera. Stringimi la mano più forte, sei l’unico scudo tra me e il mondo, ho bisogno di te per non morire. PRIMO AMORE Un’ondata improvvisa di luminosi ricordi sommerge per un attimo i duri scogli della mia realtà e la schiuma che ritorna al mare, lascia un immenso prato verde ricamato morbidamente dalle esili mani della primavera e in quel giardino, d’incanto, sbocciarono fiori di mille colori e ali dorate di farfalle, lì v’era un bimbo che inseguiva felice il volo d’un aquilone ed una bambina che sfogliava dolcemente i petali d’una margherita. Era bello correre insieme a lei, mano nella mano, tra le spighe di grano più alte di noi e l’azzurro del cielo che sembrava così vicino, non finire mai, saltellare a gara con i cerbiatti, e seduti in riva al ruscello, gettare ramoscelli sull’acqua per vederli galleggiare dolcemente e all’imbrunire, sudati e sporchi di terra, scappare sul colle più alto ed osservare il volo libero di stormi di gabbiani su oceani limpidi, aspettare in silenzio l’arrivo dell’arcobaleno con i suoi mille colori e lì: “Io ti voglio bene anche se non so baciare” le dissi col cuore che batteva forte come un uragano, lei sorrise, mi baciò la guancia e sbocciava così il mio primo amore mentre una cicogna volteggiava in festa per me. Ed ora, proprio in quest’istante mentre ti bacio amore mio, io rivivo l’emozione d’allora, la stessa gioia ti giuro, lo stesso candore e quanti ricordi ancora vorrei rivivere con te, non più da bambino, ma da uomo ormai, quante piccole emozioni nascoste in fondo al mio cuore vorrei regalarti! quanti segreti avrei da svelarti! Ma tu ... tu non capiresti mai perché non so capirmi neanch’io e non so come mai stai con un ragazzo come me che ha ancora quei prati vergini nell’anima, che resta sempre solo anche se tu sei qui vicino a me pronta ad amarmi: che buffo! Ti prego non dirmi che sono un bambino anche se non so far l’amore, anche se il mio mondo è ingenuo. Tu mi sorridi e sfiorandomi la mano, mi dici: “Non esiste al mondo ragazzo migliore di te”. Amore mio, io ti amo per non sentirmi solo, per sorridere e volar via, per vincere la paura che c’è in me, per fermare la mia giovinezza che va via. Amore mio, è così naturale essere felici, come mai la gente non lo sa, non mi crede! DOLCISSIMA STELLINA Dolcissima Stellina, timida come un pallido sole dietro le nuvole, tenera come un piccolo usignolo addormentato sul nido, dal sorriso luminoso e fresco come stilla di rugiada tu sei per me il sogno d’una notte incantata, l’effimera illusione d’un amore irrealizzabile. Sei in questo mio vivere terribilmente oscuro come una luce fioca che da lontano cresce... cresce... fino ad abbagliarmi l’anima col tuo modo di muoverti sublime come ali di cigno e la tua voce melodiosa come cori di augelli. Lacrime lucenti di gioia brillano adesso nei miei occhi. In un attimo tu hai riempito di bello il mio cuore, dipinto di sogno la realtà ed io non vorrei mai più svegliarmi da questo momento magico. Sembra quasi d’averti già conosciuta tanto tempo fa in qualche sogno lontano chissà dove e se guardo attentamente nel fondo dei tuoi occhi, scopro in essi l’infinito vibrare e tu ed io uniti che voliamo via sempre più su senza limiti, dileguandoci come due gabbiani liberi verso l’orizzonte. Restano ammutolite nel mio silenzio magico mille parole, mille sensazioni che sento ma non riesco ad esprimerti, non so come spiegartelo ma avverto dentro, qualcosa d’indefinibile, mai provata prima, meravigliosamente reale al tempo stesso: un bene prezioso e profondo sommerso in me stesso come il rosso corallo negli abissi del mare. Da una vita sono in cerca di te ma tu sei più di quanto aspettassi. Dolcissima Stellina Abbi cura di te, ti auguro di non cambiare, resta quel germoglio che sei adesso. Non gettare al vento il fiore della tua giovinezza, non smarrire col tempo la purezza dei tuoi sguardi, l’armonia d’ogni tuo gesto perché solo tu riesci a sorridermi con gli occhi, hai in te qualcosa in più che appartiene solo agli angeli: che ne sarà mai del tuo viso innocente e pulito quando, domani, cadranno le lacrime degli anni? e quel giorno, ora tanto lontano, ti ricorderai di me? Addio mia dolcissima Stellina! avrei voluto darti molto di più tornando adolescente insieme con te nel tuo mondo ma sono dai tuoi anni ormai disperatamente lontano. Ti lascio in questa poesia il mio ricordo di ragazzo solo come te ed ogni volta che la leggerai, d’incanto, non esisteranno più barriere né distanze tra noi due, io, di colpo, rinascerò in te e tu, specchiata nella mia anima, sarai qui vicino a me. BELLA MESSINA Come chiave d’oro che apre al paradiso, Messina spalanca la porta alla Sicilia perla incantevole. Bella Messina, che si lascia corteggiare da due mari, contemplata dall’alto dalle sue montagne, sempre spettinata dal vento, bagnata dal mare ed asciugata dal sole, Messina presa per mano dalla Madonna. Bella Messina quando dondola dolcemente le navi del suo porto, quando incoraggia e protegge il sudato lavoro dei suoi pescatori, quando saluta piangendo ma aspetta con ansia il ritorno d’un suo figliuolo che s’allontana senza lavoro, quando, nelle sue ville, accompagna il lento andare d’un vecchio, guarda commossa gl’innamorati delle sue panchine, gioca trasformata in bambina con i suoi piccoli. Bella Messina quando si tinge di giallorosso dietro la sua squadra, quando si pavoneggia per accogliere i forestieri, quando, tutta parata, si trucca con i colori della vara ed il mito dei Giganti, divertente e scapestrata come il suo dialetto. Messina lunga donna dagli esili fianchi con gli occhi blu come il suo mare ed i capelli d’oro come il sole delle sue spiagge, baciata sulla superficie del mare da mille gabbiani, che col suo stretto maliziosamente s’avvicina senza lasciarsi toccare, Messina che all’alba apre gli occhi sul mare e di notte s’addormenta sotto un lenzuolo di mille luci. Messina solare dalle ali libere verso l’orizzonte con gli occhi luminosi mai annebbiati, sposa d’un clima ch’è armonia in ogni stagione, Messina che con frutti e fiori profuma di primavera. Bella Messina defunta ma risorta dopo il 1908, Messina che vuole andare avanti, che non vuol morire più, vestita ormai di abiti sempre più moderni. Bella la mia Messina è la mia terra, la mia città, qui sto bene, sono felice. Ogni sua strada, ogni sua via è casa mia, il mio giardino. In lei sono nato ed in lei voglio morire. TU BAMBINA Tu bambina, tu semplicità, tu gioia e serenità, tu l’infinita innocenza. Tu che vivi felice i giorni della tua giovinezza, tu che ti affacci con paura alla tua adolescenza. Dai tuoi occhi traspare ancora la magia di un mondo che sa di fantasia e chissà se il tuo piccolo cuoricino riuscirà ad esprimere ciò che sente dentro. È sbocciato adesso un amore e forse stai provando qualcosa che non hai mai provato prima, sarà per te il primo dolore ma sarà dolce lo stesso come il succo d’una caramella, e le prime lacrime avranno ancora lo splendore della tua innocenza. I tuoi pensieri sono di amori fugaci, i tuoi giochi tenere primavere e tu ora dondoli spensierata nell’altalena dei tuoi desideri come quando stringevi la tua bambola che hai perso ormai. Dipingerai di sogno i tuoi giorni, colorerai d’arcobaleno persino i tuoi disegni e li annoterai dolcemente nel tuo caro diario. Vorrei regalarti una vetrina e riempirla dei tuoi sentimenti così chiunque, sostando lì, scoprirebbe la ricchezza che hai dentro. Crescerai in fretta e non mi vedrai più con gli occhi di bambina so che ti perderò per sempre. Mille ed infinite parole non bastano a descriverti, mille ed infinite poesie non potranno farti capire quanto sei importante ma quello che provi dentro non crescerà mai, servirà a farmi rivivere ricordi di adolescenze perdute. Con te bambina correremo insieme e voleremo via lontano verso nuovi orizzonti, lì, resteremo per sempre anche se dovrò dirti mille ed infinite volte: “Tu bambina”. LA FINE DELLA CICOGNA Un serpente velenoso s’insinua vischioso nel mio giardino d’infanzia, due mani sporche di fango, maliziosamente, rubano al mio impubere corpo l’innocenza. Sui miei occhi appena aperti calano inesorabili ombre senza più luce. I sorrisi ingenui delle fate divengono tentacoli della paura. Muore sbocciando quel fiore reciso che non crescerà più. Mi hanno ucciso la cicogna e con lei anche Gesù Bambino. NOSTALGIA Le inquietudini del mio primo bacio e poi le affascinanti scoperte intime, i primi turbamenti, quei peccati d’una età che non torna più, scomparsa per sempre. E tu sorellina timida timida ed io fratellino impacciato e buffo, tra sguardi e silenzi ci spiavamo dentro l’anima, imparavamo ad amare. Cerco invano di ricreare quegl’innocenti momenti intensi, provo con la fantasia a tornare bambino insieme con te nella poesia di quel nostro magico mondo, mi ritrovo il fantasma d’un uomo già inesorabilmente invecchiato. Quelle due giovani creature ora son come cristalli di ghiaccio d’un viso d’inverno. Quell’antica primavera è ormai neve e gelo. RICORDO D’UNA RAGAZZA SCOMPARSA Le serate passate sulla nostra scogliera, il bacio lì, in riva al mare col tramonto che ascoltava le nostre anime mentre il mare suonava la nostra canzone. Tanti ricordi, tanti momenti felici, tanto amore. È questo che vorrei gridare in silenzio ma a che serve ora che non ci sei più? La tua vita è stata troppo breve come il nostro amore. Forse il tuo compito era farmi provare un sentimento nuovo per me: l’amore per poi scomparire come un angelo. Sei salita al cielo ed ogni notte, piangendo, cerco di vederti tra le stelle. Addio per sempre! SPERANZA Nel buio della mia solitaria esistenza, proprio sul punto di smarrirmi, vorrei improvvisamente incrociare la luce dell’amore, tra mille volti riconoscere il tuo soltanto, e come un bambino, di colpo, scoppiare a piangere di gioia. VIAGGIO NELL’ANIMO MIO Muta di parole e sguardi, la mia mente vaga lontano in penombra dove il pensiero non ha confini e tutto può sembrare reale. Così, col bisogno del ricordo e del pianto, penso al mio passato e alla sua perduta giovinezza, al mio presente fatto di tempo fuggente, al mio futuro sconosciuto ed incerto nelle sue mille paure. Quanta dolcezza nel guardarsi dentro e perdersi in sé stessi! Quali emozioni nel vagare libero tra solitudini e silenzi profondissimi! Mi scuoto e lentamente mi desto da un viaggio nel profondo della mia anima, del mio essere così fragile, così indifeso rispetto alla grandiosità della mia vita. VOLO Ho aperto i miei occhi, liberato la mia mente sfidando tutti i miei limiti, ho lasciato alle spalle gabbie, catene, labirinti, muri insormontabili, e quell’uomo morto ch’ero ieri e che oggi non riconosco più, fino a ridere della mia disperazione del passato, persino la morte sembra inchinarsi alla mia nuova voglia di vivere. Dentro di me l’oscurità s’è trasformata in un riverbero di luce, nell’anima esplode l’incredibile forza dell’amore verso la vita. Vedo nuovi orizzonti distendersi davanti ai miei occhi. Intorno a me spazi infiniti m’invitano a raggiungerli. Tutto è ancora da scoprire e mi sta aspettando, e con l’entusiasmo di un bambino, m’accorgo per la prima volta, quanto sia meraviglioso vivere. Non ho più paura ormai. Solo, con il vento in faccia, apro le mie ali e mai più mi fermerò. Finalmente adesso volo. RICORDI Si dirada come per incanto la nebbia che mi avvolge e s’apre d’improvviso il cielo col suo manto azzurro, torno a ritroso nel tempo in seno ai miei ricordi come alghe marine che succhiano caute mammelle di roccia. Mi vedo a otto anni quando avevo un’amica soltanto che volevo bene come sorella. Ricordo ancora come fosse ieri i suoi capelli neri a boccoli che le coprivano quell’esili spalle come schiuma del mare accarezza gli scogli. Era una bambina orfana e la sera, quando andava a dormire, si addormentava con due pupazzi vicino: un orsacchiotto grande suo padre, una Barbie la madre, aveva un segreto, teneva quei pupazzi sotto il cuscino. Mi chiedeva spesso: “Come mai le tue poesie son tristi e tu non ridi mai?” non sapevo mai risponderle. Da grande sognavo già di sposarla, le dedicavo poesie e come per magia il suo caro viso spariva ed io mi vedevo in un teatro affollato con tanta gente in piedi ad applaudirmi. A quindici anni evitavo i compagni, i giochi e le feste e restavo da solo per ore ad osservare la distesa infinita del mare, una voce dentro mi ripeteva sempre: “I sogni non muoiono mai”. Cercavo la libertà, mi chiedevo se nell’universo esistesse qualcuno simile a me, immaginavo di volare via per scoprire il mondo senza ritorno, senza fermarmi come un’onda senza mai una spiaggia ed i miei occhi ragazzini curiosi e attenti, si perdevano in lontananza, laggiù dove si disperdeva il mare oltre l’orizzonte. Son diventato uomo troppo in fretta e non riesco più a sognare. Cerco ancora l’arcobaleno d’allora, trovo le inquietudini di adesso. La speranzosa attesa d’un tempo, le antiche illusioni, come oggetto prezioso caduto per terra e frantumato in mille pezzi, sono morte e crollate inesorabilmente nell’amara consapevolezza del nulla che mi circonda. Ma perché bisogna dire addio sempre alle cose più belle? alle delizie che promette ma non concede la vita? Rassegnati animo mio, le tue domande non conosceranno mai risposte! IL TRENO DELLA VITA E il treno corre, corre lontano sui binari della vita, lungo la strada del mio dolore. Va via velocemente proprio come i miei anni, il mio tempo che scorre. Dai vetri del finestrino il quadro cambia sempre vedo montagne invalicabili di paure, pianure non più verdi di speranze invecchiate, laghi salati di pianto amaro. Vedo fiumi, violente cascate trascinare via tutto quanto, mari in tempesta come i miei pensieri irrequieti. Vedo gallerie coprire il sole come i miei momenti bui, prigioni di tanti limiti ed arrese, miraggi di felicità nei deserti della mia esistenza, il cielo dove non ho mai volato, lontane isole esplorate solo nei sogni, nebbia lontana e foschie senza amore, senza fortuna e poi file di alberi e nuvole passare come un susseguirsi di emozioni, paesi e città fuggire malinconicamente come i ricordi più belli, prati verdi dove correvo sull’erba da bambino, rivedo mia madre aspettarmi a braccia aperte, odo nel vento la sua voce che mi chiama. Il treno corre la sua corsa senza fine senza ritorno, senza fermate ed io via con lui m’allontano sempre più senza sapere dove andrò, certo di perdermi solo come un vagabondo senza famiglia. Addio casa mia d’infanzia! Addio amici della mia adolescenza! Addio giovinezza perduta per sempre! Quanta struggente nostalgia mi avete lasciato! Com’è triste non poter tornare indietro! Ma perché la vita è una corsa continua? Perché la fine di un viaggio non c’è mai? Mi fermerò soltanto quando giungerà l’autunno con la sua folata gelida, come foglia ormai ingiallita, sarò strappata dal mio albero, trascinata nel vento. LA FRASE PIÙ BELLA “Se per gli altri ormai sei grande per me resterai sempre il mio bambino”. È la frase più bella che mi hai detto e che da sempre avrei voluto sentire. È un pensiero profondissimo, a tal punto che neanche tu puoi capire quanto. Forse è Dio che ti ha ispirato per rendermi felice. Tu mi hai gettato in mare un’àncora di salvezza dove io mi aggrappo con tutte le mie forze per non annegare e trovo le mie poesie, il tuo amore per me. Nessuno malgrado i propri sforzi è mai riuscito a cogliere la mia ricchezza interiore, la mia sensibilità profondissima, la mia particolarità, il mio disperato bisogno d’amore. È solo riuscito a intravedere come sono dentro ma in lontananza senza mai percepirmi a fondo. In questo mondo dell’immagine l’apparire conta più dell’essere anche perché spesso l’essere non c’è. Amante della solitudine e della tenerezza, senza nessuno che mi somigli, cerco da sempre un’anima che mi comprenda. ATTRAVERSANDO IL SOLE Da questo carcere, chiuso dietro le sbarre, vedo il sole uscire dai monti. La sua luce m’abbaglia. Continuo ad osservarlo con l’anima aperta alla speranza ed i miei occhi rimbalzano sul suo splendore e vanno su te che sei così tanto lontana al di là della mia immaginazione. Ti vedo riflessa nel sole in controluce. E tu puoi guardare me. Tu ed io alle due estremità d’una scia luminosa che ci avvicina passo dopo passo unendoci sempre più. Ci veniamo incontro percorrendo raggi di luce. Ora tutti sono morti, sono più vecchi ma noi due siamo ancora insieme nell’aria come bambini attraversando il sole. Ho cercato a lungo qualcosa che non c'è bastava semplicemente che guardassi il sole. Dalla sofferenza scaturisce il carburante per la rinascita! Non occorre essere in carcere per sentirsi prigionieri dentro di me mi sento adesso libero, il male ha finito di avermi in pugno: è inefficace. È l’ultimo atto del suo progetto diabolico. Il demone ora trema ed è lui ad aver paura di me. PREGHIERA D’UN’ANIMA IN PENA ALLA LUNA Luna, tu muta e bianca sul destino degli umani posi silente lo sguardo. Solinga e distante, sorella del buio e delle ombre, non ti diletti e non piangi ma taci, osservi e sempre taci. Eppure chi può dirmi se non tu sola se è per natura perdente l’umana sorte o se riposerà alfin ciascun mortale e avran sollievo le sue notturne paure? Vorrei chiederti o mia cara luna a che serve vivere e dove porta questo terreno viaggiare, per cosa si arresteranno i battiti del mio cuore? Ma tu mi appari misteriosa e vana come lo è tutta l’esistenza umana senza risposte, né certezze, incurante della mia anima che anela, brama di sapere. Io fragile essere, piccolo e limitato tu immortale creatura d’uno sconfinato universo, eppure quanta grandezza nell’umano spirito nel desiderare l’infinito pur comprendendo la propria piccolezza! Silenziosa luna presto dovrai andar via, l’alba si sta svegliando, la terrena notte illuminerai nuovamente alla fine del giorno ma gli occhi del mortale uomo rivedranno ancora luce? e le piante e gli animali tutti qual destino avranno? Luna musa ispiratrice di poeti e cantanti, meta irraggiungibile di sogni lontani, compagna notturna di viandanti e zingari, lascia che io alzi lo sguardo fino a te, ultima sconsolata preghiera d’un’anima in pena. Tu luna vegli sopra uno strano mondo fatto di pazzi. Qui non c’è amore né comprensione ed io non voglio più starci. Un immenso buio ha schiuso le ali sul mondo e sul cuore degli uomini, e questa notte sembra non aver mai fine. Addio anche a te luna! la mia solitudine è ormai segnata in un presagio di morte che prelude al pianto. SOGNO Io cerco quel che non esiste e che nel nulla svanisce in un effimero sogno. IL MISTERO Rapito dal tuo vortice sto scrutando il tuo cielo infinito, volteggiando nel tuo vento impetuoso, naufragando nel tuo mare in tempesta, sprofondando nei tortuosi meandri della mia mente, ma sto solo impazzendo perdendomi in un labirinto enorme. Scopro l’ignoranza della scienza. Smarrisco la mia fede. Rimango spaventosamente affascinato. Sulla riva un bimbo col suo secchiello vuol prendere un pò alla volta tutto il mare. NULLA ETERNO Non vi fate sedurre, non esiste ritorno, non c’è nulla dopo, morrete come tutte le bestie divorati da vermi. COME IN UN INCUBO Penso agli anni della mia giovinezza che mi sono lasciato alle spalle e, per nostalgia, mi viene una gran voglia di piangere e un terribile timore d’invecchiare e di morire. Mi sento dentro terribilmente solo e smarrito con una forte e struggente paura nell’anima, come in un incubo dal quale non posso svegliarmi o fuggire. Qualcosa che non riesco a scacciare mi opprime e tormenta ma non so cosa sia contro cosa combattere, lentamente mi succhia l'energia. Il tempo che mi rimane davanti, oscuro e minaccioso, è una clessidra di morte che m’avvicina sempre più alla fine inesorabilmente. QUESTA VITA BREVE Non camminare piano quando puoi correre, e non ti accontentare se ti accorgi che puoi volare, e non restare muto quando puoi gridare. Ascolta la voce della natura e piangi quando hai voglia di farlo. Vivi intensamente l’amore, rincorri la tua felicità. Apprezza il valore della salute, ama chi ti sta vicino come se lo vedessi per l’ultima volta. Non rimandare a domani quello che puoi fare ora, non indugiare e non procurarti rimpianti, questa vita è talmente breve ed imprevedibile, la vecchiaia e la morte son sempre in agguato come belve affamate, sbranandoti quando sei isolato. SOLITUDINE E LIBERTÀ Solitudine è libertà, libertà è solitudine. Voglio essere completamente solo per sentirmi veramente libero. PRIMAVERA Petali di fiori, ali di farfalle, canti di uccelli, profumi nell’aere. Il sole che sorride, il cielo che sta a guardare. L’ARMONIA DEL CREATO Da ogni notte buia rinasce sempre il sole così come dal bruco fuoriesce ogni volta una crisalide. E fra una stella lassù ed una lucciola quaggiù nessuna distanza, la stessa luce. Tra Dio e l’ultimo insetto creato nessuna differenza, la stessa perfezione e l’identico amore. Ogni cuore che palpita, anche il più piccolo che esista nell’universo, è un battito di vita e d’amore. LUNGO LE STRADE DEL MONDO Girando a lungo per le strade del mondo ho incontrato tanta gente: bianchi e neri, ricchi e poveri, santi e carcerati. Ho conosciuto servi e re, cristiani e musulmani, suore e prostitute. All’apparenza mi sembravano diversi gli uni dagli altri ma poi li ho visti piangere tutti allo stesso modo. Ho capito dentro di me che esiste una sola razza: l’umanità, un solo gesto: la solidarietà. DOLCE SILENZIO Dolce silenzio cosa mi nascondi? chi può dirmi se m’inganni? se dolori e tempeste son prossimi? e mentre io, estasiato, dalla dolce tua magia mi lascio rapire, chissà quant’altra gente soffre, si dispera, s’abbandona. Dimmi o dolce silenzio dov’è celata la chiave dell’umana esistenza? Che sarà di me? e fin quando goderti posso? perché eterno peregrinar è questo nostro viver e quel poco di pace che mi vuoi offrir è gran gioia per me e di essa mi nutro errando solitario per i campi tra immote piante e assopite creature. Dolce silenzio, immenso tu sei ed il mio esser fragile dinanzi a te si perde sotto l’azzurro del cielo come piccola cosa tra le innumerevoli cose, come formica d’un enorme formicaio persa tra tutte le altre. O dolce e profondo silenzio che all’eterno sonno somigli, prendimi con te e invasami, i miei tormenti assopisci, e nel tuo languor pacato, supino m’addormento in un dolcissimo morir, forse senza mai più mirar la viva luce del sole. LA LEGGENDA DI CAMILLA Chi di realtà si nutre defunta ombra del nulla eterno è, chi ai sogni crede, la collera del tempo affamato vincerà nei secoli. Fra i castelli fatati dei mie sogni Illa io ti sto inseguendo, è la tua leggenda. Gelosi folletti la raccontano in sogno. Una notte di duemila anni or sono, Camilla, una leggiadra ed esile ancella, scrisse nel suo cuore: “L’amor non vien da me, la fede stanca illusione, la mia tenera età fior che appassisce, ai sogni affido il mio avaro destino”. Disperata ma senza lacrime, corse verso quel dirupo che dominava quella valle incantata da filtri magici, popolata da gnomi, e da lassù altissima si gettò gridando al vento prima di schiantarsi al suolo: “Io vivo e vivrò per sempre”. Sopra quella valle, il tempo arrestò la sua corsa affannata e, come per incanto, tutto restò immutato. Ed ancor oggi, duemila anni dopo, il viandante solitario che ignaro non conosce la storia di lei ed attraversa quell’angusta e remota valle, senza veder né capir nulla, ode nel leggero mormorio del vento, l’eco della voce del fantasma di lei che ripete ancora: “Io vivo e vivrò per sempre”. Sì, nella mia fantasia, tu Illa sei viva e vivrai per sempre con me. IL VOLTO INQUIETANTE DEL MIO MALE Vorrei svegliarmi da quest’incubo, gettami acqua fresca in viso, il ghiaccio mi assale, scaldo le mani con un po’ di fiato. Cerco in me una via d’uscita ma non esiste fuga, non c’è posto per nascondersi, proteggermi non puoi. Diverso da ogni altro, nella terra di nessuno, tutto intorno tace in un silenzio irreale. Guido senza meta, faccio sesso senza amore, riflesso in uno specchio c’è un fantasma al posto mio. E non trovo le parole per spiegare ciò che ho, ogni cosa intorno a me appare sadica e crudele. È inutile sforzarsi di essere normale, non posso fingere a me stesso proprio non funziona mai. Trascinato dentro un labirinto enorme vedo stanze tutte uguali; in ognuna di esse mi attraggono piaceri sempre nuovi. Sembrano dirmi: “Entra da noi, esaudiremo qualunque desiderio non importa che sia proibito vedrai sarà bellissimo”. Sbagliare è facile se non sai più chi sei, non ho saputo dire no, mi sono perso in un vicolo cieco. La strada ammaliante del piacere mi viene incontro senza ostacoli, preda inerme della concupiscenza tocco il fondo pensando di raggiungere la cima. Sono schiavo del mio istinto, intrappolato nella mia angoscia, c’è un’ombra che mi insegue, dovunque vado non mi lascia mai. In una danza infernale, senza fermarsi mai, girano intorno a me fantasmi ed incubi. Voglio scoprire la tua origine, combattere ed annientare le tue tentazioni, fino a giungere faccia a faccia con il volto più inquietante del mio male. Sì, scaverò nei miei profondi abissi tirerò fuori il demone a cui appartengo, a costo d’impazzire, giuro io mi libererò. La mia anima smarrita ora sprofonda dove non c’è luce, nuda nuota sott’acqua, non riemerge più. LA MIA ANIMA È NUDA La mia anima è nuda anarchico il mio istinto folle la mia mente immorale la mia libertà. La mia anima è nuda ama i bambini sta al fianco di barboni, disadattati, emarginati adora gli ultimi della classe sociale. La mia anima è nuda non sa vivere in società non scende a compromessi e non concepisce le regole non lavora e non produce. La mia anima è nuda è troppo grande per essere prigioniera in un corpo di carne non può esser limitata dal tempo è uno spirito libero che anela alla libertà assoluta. La mia anima è nuda posta al centro d’una corda tirata ai lati da lussuria e innocenza come un verme striscia e bacia i piedi del demonio poi di colpo s’alza in volo e abbraccia Dio sempre in bilico tra inferno e paradiso. La mia anima è nuda soltanto nell’arte, di notte quando tutti dormono, esce manifestando la sua diversità se venisse scoperta verrebbe fatta fuori e forse anche uccisa, bisogna lasciare dormire tranquillamente la gente, guai a chi provasse a risvegliarli! quando si sta troppo al buio, si ha paura della luce. La mia anima è nuda immortale e ribelle aliena venuta da chissà quale mondo destinata a perdersi e soffrire nel crudele gioco della vita e della morte. La mia anima è nuda scevra da qualunque vanità spogliata nella sua infinita miseria non si lascia etichettare in nessun modo non è né maschio né femmina, né schiava né regina. La mia anima è nuda conosce la sensibilità del male è attratta dal fascino del proibito è inquietante ma sincera. La mia anima è nuda è ancora bambina quando sogna terribilmente vecchia quando insegue la logica morta e sepolta quando si lascia sedurre da religioni e ricchezze. La mia anima è nuda condannata dalla sua stessa sensibilità ad un isolamento senza uscita, non chiede più comprensione ormai sa di averla data ma di non poterla ricevere. La mia anima è nuda dannata salvata ma dannata ancora. Anime perverse, entrate in sintonia con me! sono qui, se volete potete trovarmi non ho maschere e non mi nascondo: la mia anima è nuda. LA MIA MENTE Silenzi e vuoti intorno a me quiete assoluta nella mia stanza sguardo assente, occhi chiusi la mia mente mi porta lontano fuori da qui mi trascina via con sé e nessuno se ne accorge, prende il largo sulle acque attraversa un fiume tranquillo che cancella i ricordi e li fa scivolare via. La mia mente è volo di idee ragnatele di ragionamenti archivio di esperienze rimosse cassetti colmi di dubbi incessanti. La mia mente è follia pura immaturità e saggezza insieme è un gigantesco pallone che vaga rimbalzando continuamente da un soffice sogno all’altro. La mia mente è finto silenzio fantasie strane vertigini e vortici di pensieri spinta per vivere. Crea una tempesta non dorme la notte incubi che si accavallano sogni che nascono e rimangono sospesi paure e solitudini senza fine. La mia mente è invasa di ricordi che si susseguono notizie divorate date, sentenze, nomi, schede ormai ingiallite profumi di opere buone domande senza risposte amori cancellati e poi riscritti sì che diventano no. La mia mente è un insieme di cose da dimenticare una cantina di occasioni perdute di progetti mai portati a termine di ricordi nostalgici. La mia mente silenziosa corre, vola, sfugge, anela, brama di sapere. Va via col vento, più su delle nuvole sopra gli oceani sorvola spazi infiniti raggiunge nuovi orizzonti. La mia mente mi convince ha sempre la meglio detta le sue leggi ed io non posso sfuggirle, la seguirò perché lei vuole così. La mia mente mi fa impazzire mi fa venir voglia di scoppiare mi lascia i segni di chi ha vissuto un’eternità. Uccidimi il cuore! la mia mente mi resterà ancora intatta. Legami con una catena fortissima! lei mi slegherà, forse neanche la morte fisica potrà riuscire a fermarla. Ti prego mente mia portami con te lontanissimo nei grandi campi di neve dove il sole non c’è nei deserti sabbiosi senza confini nelle praterie immense nei mari in tempesta nelle cime vertiginosamente alte nelle strade vuote senza fine che portano al nirvana e all’estasi. Portami o mente mia attraverso paesaggi sfocati e laghi annebbiati, le mie vene saranno fiumi tra le rocce le mie mani pallidi monti nella notte il mio sangue torrente rosso più del fuoco. Solo con te sulla scia delle ninfe tra cascate argentate, ghiacciai sterminati i miei pensieri frustati dal vento scatenati e prendi, prendi tutto di me! VORREI Vorrei vagare nell’universo e cercarti ovunque, nelle intrecciate tele di un ragno nel fruscio delle foglie morte nel dondolare dei rami stecchiti nel profumo d’un incensiere sfogliando la Bibbia dinanzi al portone d’un antico monastero. Vorrei essere portato via da te nella tua carrozza lontano dalla prigione d’un grattacielo lungo le strade dell’inverno ed osservare riflessa nel lago argentato la mia immagine vecchia e deforme trasformarsi nella tua pelle giovane e bianca e contare poi una per una le perle della tua corona. Vorrei capire chi sono mostrandoti fotografie sbiadite e diari segreti, mostrandoti la scia luminosa dei ricordi di quello che ero ieri, l’anima immortale che vive nei miei versi adesso, la statua, la lapide e la polvere di ciò che rimarrà dei miei sogni domani. Vento impetuoso della fuggevole immaginazione mia tu spalanchi con forza la porta di questa mia tacita realtà e nelle annebbiate stanze del tuo nido io mi sto sempre più addentrando. Ed ora sento di poterti raggiungere. Vorrei avvicinarmi ma non so chi sei vorrei chiamarti ma non so il tuo nome vorrei seguirti ma tu ti stai sciogliendo lentamente in aria, scompari quando credo d'afferrarti. Eppure io ti inseguo da sempre nei labirinti della mia mente, cercandoti affannosamente in ogni piccolo spazio della mia camera vuota e solitaria. E nelle lacrime della solitudine mia che percorron lente il mio viso pulito, vedo i miei sogni evanescenti morire uno dopo l’altro ed un bimbo, quel bimbo che vive in ognuno di noi, li porta con sé invecchiati fino ad estinguersi nel riposante approdo d’un obitorio. NICO Nico! Ti ricordo ancora avevi dodici anni, la mia stessa età solo qualche giorno in meno. Nico! Sei nella memoria coi tuoi occhi scuri una bocca grande ma con pochi denti ti facevo il verso non te la prendevi. Nico! Eri sempre con le brache corte e le gambe viola per il grande freddo. Nico! Ma com’eri buffo con quel cappellino con il paraorecchie una grossa sciarpa fatta da tua mamma come ci tenevi. Nico! Il compito in classe lo copiavi sempre da me eri furbo non so come facevi. Nico! Insieme sulle piante a buttar giù palle di neve alle barbagianne, le ragazzine con gli occhiali quelle proprio racchie. Nico! Non ti ricordi le mele rubate insieme e mangiate di nascosto in quel mercato rionale? E le domeniche d’agosto? correvamo per le strade deserte c’eravamo solo noi chissà cosa volevamo dalla nostra vita! Nico! Eri il mio migliore amico un giorno mi dicesti: “Se fossi nato femmina ti amerei”. Quel giorno al doposcuola ci presero un po’in giro avevano scoperto i nostri giochi strani. Non mi vergognavo di volerti bene, di prenderti per mano, di regalarti il mio affetto quello che riuscivo a darti, quello che potevo darti. Nico! Ma tu adesso cosa fai? chissà se ti sei sposato, se hai dei figli se pensi ancora a noi. Com’era bello uscire da scuola! e col sole o con la neve tornare a casa insieme. Nico! MADAME CLELIA Un’emozione forte si fa strada nei miei pensieri, lenta scende come un’ombra nella mia realtà ormai stanca e tra la fantasia e l’età mi trascina via con sé in un tempo ormai lontano. Mi rivedo di colpo lì a spiarti dietro la finestra di quella tua tenebrosa casa antica. Sui miei undici anni appena compiuti cadeva già il primo velo di follia, e che sussulti, che tremiti segreti in quelle mie inquiete notti di fanciullo quando impaurito e rannicchiato mi nascondevo sotto le coperte, la mia prima masturbazione la conobbi proprio allora e fu per te. Madame Clelia! Eri grande, troppo grande forse vecchia per i miei occhi e per il mio corpo. Avevi perso il marito ti avevano abbandonato i figli io come un giocattolo, un barboncino ero tutto quello che ti rimaneva nella tua vita mai vissuta sempre attesa, mai avverata. Ancor adesso a distanza di tanti anni non so cosa volessi tu da me né cosa avrei potuto darti io. Ma ti giuro Madame Clelia, tu sei stata per me una regina ti vedevo danzare nei miei sogni di bambino, mi chiedo come mai così bella dentro nessuno, all’infuori di me, ti aveva vista mai. PAESE NATÌO DI MIA MADRE Al tuo paese torni con me ogni tanto, ma sei triste pensierosa non parli. La tua fontana rivedi i vicoli la piazza che a miglior tempo ti furono amici. Anche la tua casa giace silente e vuota negletti i fiori accanto ai muri. Guardi fissa la chiesa e odi la voce di chi la preghiera t’insegnò a ripetere. Vedi tutti i ricordi segnati da croci cerchi ma non trovi la speme d’un dì. IN SIMBIOSI CON L’UNIVERSO È solo mio questo improvviso aprirmi e rivedere in un attimo tutta la mia vita come in un film registrato e poi simultaneamente allargare le braccia all’universo che mi circonda e respirare a pieni polmoni come volessi trasportarlo in me per sentirmi parte di esso. E poi ancora rivedere con gli occhi della memoria lontanissimo come da un cannocchiale rovesciato me stesso bambino giocare in un cortile e paragonarlo alla luna distante anch’essa mille anni luce da me. E continuare a rivivere nei ricordi la spensieratezza della giovinezza e nello stesso istante dirigere lo sguardo verso l’azzurro del cielo ammirare spazi infiniti nuvole bianchissime come zucchero filato, mongolfiere in volo Ridiscendere poi negli anfratti della mia memoria e riscoprire la ragazza che ho baciato e amato per la prima volta, e confrontare la luce limpida dei suoi occhi con quella delle stelle o semplicemente della stella cometa. Ricordare infine i dolci versi scritti in tenerissima età nella mia prima poesia, immaginando di trovarmi tra fiorellini di campo di vario colore, solleticati dolcemente da un leggero venticello, mentre uccellini nel nido assieme alla loro madre e tanti piccoli animaletti festanti tutti insieme cantano la loro canzone alla primavera. Capisco proprio in questi dolci momenti di non essere solo malgrado il tempo che passa malgrado non abbia una compagna. Intorno a me vedo tutto un mondo magico che pullula d’amore. C’è tanta musica nell’aria che respiro ed ora finalmente anch’io posso sentirla e lasciarla entrare nel mio cuore. Sono in simbiosi con l’universo. SOLITUDINE UNIVERSALE Uno spaventoso silenzio avvolge tutto l’universo, gli uomini come marionette di pezza si susseguono nel tempo gli uni agli altri e non nascono che per morire definitivamente. Quanta gente nel corso dei secoli mi ha soltanto preceduto! uomini in carne e ossa proprio come me col mio stesso sangue con le mie stesse paure, le mie stesse speranze. Hanno vissuto in tempi diversi e per età differenti ma di loro non è rimasto più nulla! Dov’è l’uomo delle caverne? e gli antichi Egiziani con le loro piramidi? e i gloriosi Romani? e i pensatori Greci? imperatori e papi, uomini comuni ed eroi tutti scomparsi nell’inesorabile scorrere del tempo. Vorrei uccidermi subito al solo pensiero che anch’io farò la stessa fine, è strano come gli uomini continuino a vivere con impegno pur sapendo che dovranno morire, anche se vivessero per cento anni sarebbe sempre un soffio di fiato rispetto all’eternità. Ma poi mi consolo tra me pensando che la solitudine non è solo mia ma è presente in ogni angolo dello sconfinato universo e non esiste gioia più grande del sentirsi parte di questa immensità pur consapevole della propria piccolezza e piangere l’intima fragilità in un pianto accorato e senza speranza. Così mi nasce dentro un’emozione fortissima che, anche se nata dalla disperazione è pur sempre un’emozione e subito dopo rido, rido e ancora rido. Ormai più nulla ha valore per me. Scopro la dolce ebbrezza del non senso, non m’importa della seduzione della fede né del ragionamento della scienza. Sono totalmente felice e la mia gioia scaturisce dalla mia solitudine che ora riesco a proiettare nel cosmo e la solitudine dell’universo è la mia stessa solitudine e mi dà conforto mi rende grande. TRISTEZZA Tristezza di cose perdute di voci, di grida, d’amore è struggente la pena che sento come una lama mi trafigge il cuore. Addio nidiata di bimbi! è tanto quel che mi rimane di voi siete riusciti a far sparire il dolore per sempre compagno di vita. Sorridevo felice all’innocenza di nascosto, nel silenzio, tra le ombre in segreto e in perfetta armonia entravate uno dopo l’altro in me. M’illudo di avervi vicino vedo i vostri corpi e li tocco, li sento immagino che siate con me nel pensiero più dolce ch’esista. Ripiomba di colpo ogni cosa in grembo all’eterno destino i vostri visi risplendono come dolci memorie e poi muoiono con un tremulo brillio. SENSAZIONI È tutta avvolta nel mistero e nella meraviglia questa vita mia, con genuino e infantile stupore, della natura osservo ogni manifestazione fino ad esserne rapito. Con sensibilissima attenzione nel silenzio ascolto le voci, i suoni anche i più tenui, delle piccole cose intorno a me. Affascinato e curioso percepisco la suggestione, la religiosità, il mistero nascosti in esse. Ai miei occhi non appaiono sempre traducibili e afferrabili ma sciogliendosi in musica, in sospiro mi riempiono ugualmente l’animo d’immenso. INFANZIA LONTANA Storia d’una infanzia lontana ricognizione di un mondo pietrificato nei ricordi. È il canto della memoria che si eleva è profondo, sentito, cercato. In esso si rincorrono gli attimi che hanno lasciato una traccia. Rivivono anch’essi insieme alle cose, alle persone familiari ai sogni di più remote stagioni. La memoria mi appare così come immagine sovrapposta al presente e i suoi impulsi, ritornando dal passato, s’intrecciano sinfonicamente, trovano una finale armonia. SULL’ORLO DELL’ABISSO Dimora in me un continuo e sempre vivo bisogno d’innocenza come memoria limpida, essenziale non coperta da incrostazioni. Tornano nella mia mente lontane primavere, gigli appassiti come visioni taciturne e distanti e tra echi sepolti in un urlo senza voce cadendo vittima del segreto logorio della vita, subisco inerme la vecchiaia come qualcosa di ineluttabile stagione ultima, cupa e persino squallida in cui sopravvive solo la memoria. Non è tanto l’immagine della decadenza fisica dell’inarrestabile declino che mi colpisce, quanto la fugacità, la brevità del tempo lo spazio attraversato in un lampo da ogni cosa, anche le immensità celesti dove ho cercato quasi un punto focale della mia esistenza. Oggi sono immerso nella follia più lucida, il mio mondo è l’irrazionale, sembra una maledizione o una profezia il mio pensiero si muove sempre sull’orlo dell’abisso. Non c’è più luce, non c’è chiarezza nel mondo informe, tumultuoso del mio vissuto. Mi sgorga dentro un’impressione d’inerzia, di passività che traspare dalla contemplazione della natura, ha il gusto del tempo e delle sue rovine perché quest’ultimo, pur nella disperazione e nella malinconia, è il solo che mia dia una qualche trepidazione un’incertezza, una sorpresa. IL MIO IO COSMICO Vedo vivere e sfiorire intorno a me inesorabilmente le persone, le cose, le stagioni preda d’un sentimento panico dell’universo. Trovo conforto abbandonandomi nella natura per dimenticare in essa la mia forma umana accogliendo nel sangue il brivido solare d’una vita pura. Il mio io cosmico pone la propria oggettività per poi tornare a se stesso nel perpetuo flusso della vita. Mi fondo nella natura contemplando il momento in cui l’amore sarà libero fuori dal corpo per farsi cielo. Sublimo l’anima con i sensi ma non interrompo il contatto fisico col mondo. Forse spero di trovare in fondo alla strada percorsa il silenzio e la solitudine dell’universo anche quando silenzio e solitudine sembrano chiudermi e annientarmi. SFACELO Gioco artificiale e platonico di specchi sempre mutevoli con tante facce e tante luci, non trovo il filo interiore quello vero e profondo, cado così nel gioco delle invenzioni delle contraddizioni. Una totalità non trovata che rivela disagio, sofferenza. Cerco rifugio altrove senza sapere dove ma ciò che mi rimane di questa umana fatica è la coscienza di una prigionia e mi sento rinchiuso nel cerchio delle mie abitudini, paranoie che si avvicendano in modo sterile. Sogno impossibili evasioni attraversato da sussulti e vertigini invano lotto per non essere travolto dal tempo ma l’amore mi appare perduto tra la cenere dell’esistenza. Archivio la memoria come un mondo ormai passato per sempre fatto di resti sospetti, tracce che tendono a scomparire nel tempo come carte antiche e indecifrabili vere e proprie reliquie. Sopra tutto questo sfacelo aleggia sovrano il sentimento del tempo che sfugge, che rovina, che travolge. Non mi rimane che una ragione stanca, ferita al limite della resistenza ma non vinta che cerca in fondo alla dolcezza, nella disperazione, la speranza d’una morte amica. LA LUCE DEL COSMO Come per magia il divino traluce o affiora nei margini del mistero sovrasensibile e la mia anima s’insinua tra sensazioni terrene e misteri dell’essere, nelle cose che l’occhio può scoprire mutate in una luce e un suono insospettato, nuovo, più profondo. Sento nascere in me il bisogno di illuminare con la luce del cosmo le cose infinitamente piccole. La mia anima così si fa largo e nello spazio che mi creo c’è il senso del tempo, del moto, del divenire, e insieme del mistero che avvolge il mondo delle mie sensazioni. Entro in contatto con tutto ciò che ignoro, intravedo, avverto e soltanto in quell’istante, sia pure con animo turbato, riesco a capirmi. PRESENZA VIVA Momenti magici, favolosi della mia infanzia, ricordi evocati da attimi di malinconia, visioni incantate della mia terra natìa. Naufrago dolcemente in un’infanzia che è ormai il mito di se stessa, e del dolore che l’ha portata via. Pur tuttavia è suono, movimento vita che trascorre. Non la confronto con altri silenzi con gli arcani mondi dell’immaginato dello sperato, d’una irraggiungibile felicità. Diventa invece voce intima del ricordo presenza viva di qualcosa che passa come echi, rintocchi. Immersa nel tempo fluido la natura come per magia penetra nel tessuto della mia anima e si fa poesia ne scioglie i nodi, ne ispira i versi è pianto che rasserena. L’ALBA DELL’UOMO Da un chiarore lontano spunta l’alba repentinamente e colora di luce il nuovo mondo. Intorno, piante stecchite animali selvatici grotte e caverne buie. Si svegliano anche gruppi di scimmie sono nude come vermi della terra, schiamazzano litigano si riuniscono. Qualcosa sembra dire loro: “Uniamoci e combattiamo insieme”, una battaglia che durerà nei secoli sino alla fine dell’universo se fine ci sarà. MIA EVA Mia Eva! Inizio della fine sei tu la prima donna l’origine delle mie perversioni il pretesto per la mia follia la madre dell’animale che è in me, hai creato il mio istinto che ormai è morboso il mio desiderio che è già sporcato. Nel paradiso terrestre, trascinato indietro di mille secoli io ti osservo nuda, allucinante visione, misteriosa e invitante. Giochi con le armi della seduzione. Dammi la mela ti prego, che aspetti? voglio mangiarla! è eccitante peccare se tu mi sei vicina, nel pericolo mi sento al sicuro. Dimmi dov’è il serpente, l’hai calpestato o no? Voglio essergli amico e non mi farò esorcizzare. Non mi importa di rimanere dannato per l’eternità di lavorare, sudare e morire di bruciare nelle fiamme dell’inferno, l’importante è averti accanto. Sei tu la causa del mio male ma lo stesso male è ambiguo cambia forma quando credo di conoscerlo. Dal giorno che mangiasti quella mela ogni uomo è sempre guidato dalla follia d’una donna. LA RIGENERAZIONE Albero solitario che mi aspetti in un campo di grano, io ti vado incontro e ai tuoi rami mi appendo. Ora sono appeso ai tuoi rami e dondolo felice. Tu ed io siamo un solo essere una sola forma. IL MIO FUNERALE Come quando ci si toglie un abito così avevo lasciato il mio corpo con i suoi pesi ma ero vivo in una dimensione di immortalità e benessere. Lento veniva trasportato un corpo straccio dentro quella bara avara di ghirlande, quel corpo era il mio sì, ero io. E quel carro funebre attraversava le strette vie che portavano a quel piccolo cimitero di collina dove io fui sepolto e riposo di già. Scialli neri vecchie facce coperte da veli silenziosa processione, dormiva mio padre piangeva mia madre quell’accompagnamento era il mio sì, era il mio ma io non capivo, ero felice fuori dal tempo al di là dello spazio e dall’alto osservavo stupito quello strano spettacolo sulla mia morte. COINCIDENZE Seguo una linea grandiosa un’acutezza di senso capace di rendere concreta persino la fantasia. E la visione che parte generata dalla mia anima si spande al di là degli orizzonti, al di sopra delle piccole cose domestiche ed è bellissimo sentire come il senso dell’infinito coincida fino a fondersi in uno stesso clima con le cose più piccole. NULLA È LONTANO Grandezza e malinconia interiore e povertà del mondo presente ma la trasposizione mia muta i termini del dissidio ed è il bisogno di sognare che rende grande l’opaco atomo terreno illuminandolo di altre verità. La fantasia ora avverte nel mondo più segreti e profondi significati dà immagine all’eco si spande in altri mondi si dissolve nell’immensità. Ormai nulla è lontano dal mio spirito. IL MARGINE SILENZIOSO DELLA MEMORIA Nel margine silenzioso della memoria che non è presente in me, trovo rivelazioni e scoperte un ricchissimo terreno umano. La poesia restituisce alla vita i nodi segreti i ricordi assopiti le reazioni più remote, fa conoscere una nuova dimensione del reale, a volte contro la ragione a volte in armonia con essa, sempre con libertà. EGOISMO SOLITARIO Sono il re del mio egoismo solitario che ha coscienza soltanto per esprimerla in privato in una totale esaltazione dei sensi. Io non cerco più un rapporto dialettico tra me e gli altri e la mia concezione estetizzante della realtà diviene dominio sulla folla, forma una solitudine privata dove il mio pene riaffiora docile tra le mie mani fino a divenire una strana sensualità fuori dai sensi trasformata in un processo di spiritualizzazione. ALLA DERIVA È grigio il clima del perenne essere. Tutto è caduto le speranze perdute, le preghiere vane le parole inutili, l’amore illuso le primavere sfiorite, gli ideali mortali. Ma non v’è più dramma in me in questo continuo appassire e morire ma completo abbandono. Accetto di andare alla deriva lasciandomi cullare dalla marea del tempo in cui tutto si dissolve fino a compiacermi del mio dolore. È dolce sentirsi vittima, indifeso, inascoltato. Capire che persino la vanità delle cose diventa pura armonia. VERRÀ POI LA MORTE La mia vita passerà molto presto drammatica e patetica e con essa anche la sua ricchezza fatta umana dalla fatica. Il tempo, un male che impoverisce la vita, mi toglie ogni energia vitale, il mio corpo senza speranza e senza salvezza si rivolta, si risparmia, geme s’illude ancora di strappare giorni, ore, minuti alla fine. Ma vi è un altro male subdolo e ancor più disperato: quello di essere completamente solo nell’umana comprensione di sé costretto a tacere e fingere, a rivedere il passato riflesso nelle lacrime degli occhi che piangono in un profondo bisogno di confidenze. Triste appare allora il volto della memoria come immobile silenzio che tende all’astrazione. Verrà poi la morte del corpo il distacco amaro. LA MIA SOLITUDINE Schivo mi stupisco di vivere mi sento staccato ed incompreso da tutti gli altri uomini. Mi aggrappo agli scarti della vita tutto il resto è inconsistente. Non mi aspetto comprensione né consolazione né tregua consapevole della mia solitudine. Ho scelto liberamente l’aridità e il deserto e osservo le cose della vita prosciugate e fisse come simboli magici in una luce rarefatta. LO STRAZIO D’ESISTERE Urlo di masse voci, passi, gesti tra pietà curiosa e fanatismo, irrazionale catena di incubi e fobie ai margini dell’ossessione. La personalità umana si lacera il senso dell’alienazione incombe la coscienza si smarrisce. Spinto da una sofferenza solitaria e indecifrabile, contagiato dalla multanime esistenza affogo lentamente nel caos e non ho scampo se non nella perfetta solitudine. LA MIA FOLLIA L’infinita miseria della vita la solitudine del mondo la caducità della fama che passa. E poi la morte delle persone care l’incombente paura delle malattie il continuo vagabondare senza pace dell’uomo acuiscono la mia sensibilità ma accrescono i sintomi della mia follia. Cupe ombre di pazzia si addensano minacciose su di me travestite da un’atmosfera di lucida estasi. È il dramma della mia ansia angosciante la disperazione di tutto il mio essere forse creato da Dio ma poi lasciato a se stesso privo d’identità, privo di vita impossibilitato di comunicare di capire e farsi capire. LA MIA MODESTA FORMA UMANA Ormai ridotto ad accettare la mia condizione di uomo consapevole del proprio destino, sento tristemente che la vita in me invecchia inesorabilmente che altri sentimenti, altre idee mi nascono nell’anima, che arte e vita procedono insieme, e la poesia della mia vita solitaria diventa essa stessa memoria. Non è più la storia d’un uomo che cerca l’illusoria grandezza dell’universo ma semplicemente la povertà di chi insegue soltanto la sua modesta forma umana. Affido alla mia scrittura, unico ed ultimo appiglio rimastomi, la speranza di trovare ancora punti luminosi sul mio cammino terreno proiettandomi fin quando mi sarà possibile e ne avrò ancora la forza, nel tempo e nell’universale, solo così la realtà della poesia potrà apparirmi più ricca di significato di quella della vita. DESIDERIO D’INFINITO Un sentimento dell’esistenza umanissimo mi scorre dentro, la mia spiritualità è attraversata da malesseri sublimati da torpori e da abbandoni, trasalimenti e sofferenze confessate, si distacca dalle cose terrene diventa consapevole della fugacità umana, è poesia per questo suo fluire in mezzo alla vita non ancora del tutto purificata non ancora donata a una fede. Le mie parole sono ultime gocce d’una vena che ha già dato ciò che poteva dare. La strada che porta alla bontà mi libera dall’ansia restituendomi un desiderio d’infinito. LA FAVOLA DI UNA PICCOLA LACRIMA Da una bimba e un pianto nacque lei piena di paure e ingenuità chiara e trasparente dai suoi occhi si affacciò e da quelle ciglia sottili piano piano scese giù. Attraversò quel viso dai lineamenti dolci pulito di bambina e per il mondo sola sola s’incamminò. Ma era troppo ingenua non conosceva il male e la sua vita era già in pericolo. E passarono in fretta gli anni e anche le stagioni venne presto l’inverno portando con sé la pioggia. Tante grandi gocce cadevano giù dal cielo tutte insieme, erano prepotenti si spingevano tra loro si bisticciavano. La dolce lacrima ben presto si trovò sommersa cercò di ribellarsi ma era troppo buona e non aveva la forza. Così per non morire pensò di tornare dentro quegli occhi dov’era nata. Sola e stanca cercò quella bambina la cercò dovunque e la trovò alla fine. Ma era ormai cresciuta non era più bambina il suo viso era truccato non si ricordò di lei e la cacciò via con forza. Così la povera lacrima restò proprio sola in balìa di tutti senza alcuna difesa. Vagava per il mondo ignorata da chiunque sembrava invisibile trasparente proprio come una lacrima. E venne il sole e con la sua luce forte forte la illuminò. Ma era ormai vecchia allo stremo delle forze e lentamente si sciolse da sola. Finisce così la sua insignificante vita, la sua insignificante storia e nel silenzio, la gocciolina muore. Così è il mio destino la storia di quella piccola lacrima è uguale alla mia. IL SILENZIO NEL SILENZIO Erba appena bagnata sulla livida terra, odore di pioggia da poco caduta trasporta nell’aria bollicine di sogni in questo autunno che scorre lento... Silenti alberi ammutoliti e spogliati attendono stanchi giovani foglie, con la nuova stagione arriveranno in questo autunno che respira lento... Un colore giallognolo suggestivo e irreale avvolge ogni cosa di magico incanto, sfumature di anime invocano il sole in questo autunno che sbadiglia lento... Piante e animali stanno dormendo, la natura è un fantasma che si aggira ramingo, persino le pietre chiudono gli occhi arrossati in questo autunno che dorme lento... Non si avvertono rumori, non si odono lamenti non c’è più linfa, è sottratta ogni energia domina il nulla immobile e statico in questo autunno che tace lento... Una coltre di nebbia come una nuvola disegna il paesaggio di malinconica assenza, una sottile tristezza scende sul cuore in questo autunno che muore lento... E in questo bosco solitario e sperduto dove anche il vento non ha la forza di soffiare, io perdo me stesso ed i miei pensieri e nel silenzio io rimango in silenzio. NARRAMI L’ADDIO Dimmi del tuo verbo, preziosa fioritura d’un ramo di ciliegio, slegando il tuo pensiero nel soffio del maestrale. Parlami dell’onde, in gioielli di turchese, che il mare partorì nel ventre dell’aurora. Suonami il canto che desta il fiume di memorie, aprendo tra le rocce profonde feritoie. Dell’erbe, poi, donami il profumo che al mondo porta il suo risveglio, dopo fiocchi candidi di dolci nevicate narrami l’addio del freddo sonno. FOGLIE D’AUTUNNO SUL CUORE Non cede il passo alla morte questo silenzio di riflessi tenui nel meriggio, un dolce intreccio di piccole luci che divorano, tremule, ombre ovattate. Forse solo l’impercettibile suono d’un brusio lontano che giunge sfidando pensieri assopiti, carezze morbide, candide piume che vengon giù come foglie d’autunno sul cuore. GIRASOLI Sfidavano austeri azzurri afosi, lo sguardo profuso d’incanti nei tramonti sterminati di terra, l’onda gialla di petali solari come una mano dalle lunghe dita. Era una culla ad arte plasmata dalla grande anima del vento, e quei giorni irradiati di speranze, nel calore biancastro dei desideri, offuscavano sovente i sensi abbandonando l’anima ai passi selvatici del vivere. CHIOME DI MANDORLI IN FIORE Così modellata in ambrato miele venne al mondo la resina bluastra del mattino, protesa al chiarore di poche nubi sfumate tra chiome di mandorli in fiore. Primavera! dissero, ma era solo la magia d’un antico risveglio, l’intarsio indolente di colline smeraldo, l’eco stordito dei passeri in volo. E nel lampo dei primi bagliori, dipinta in turchese fu l’onda del mare nel ricamo perenne di schiume d’avorio. NEL BAGLIORE D’UN TRAMONTO Qui ti vedo, struggente nube del mio cielo, nel riflesso di ricordi sulla pianura quieta, nella foschia che avvolge le colline addormentate di crepuscolo, nel silenzio che sospinge la mente oltre l’orizzonte: io ti vedo. Ancora non mia. Ancora uccello in volo, vento che passa e non resta. Sfuggente nube del mio cielo silenziosa e inerte nel bagliore d’un tramonto, che muore. PROFUMO D’AUTUNNO Calici rubini, foglie arse nel morire dei passi in fondo al viale. Oltre cristalli di liquida pioggia speranze esili come fuscelli spogli, le dolci parole di stelle in delirio per il nuovo addio alla calda stagione. Carezze rideste di foschi cieli languore di nubi nel profumo d’autunno e le candide nebbie che avvolgono il ventre in orme dolenti. Solo ieri eravamo erba di primavera oggi soffio di gelido vento. FUSI NEL VERDE Spiano, tra le fronde, pallidi volti senz’arti, così stupiti di vedere, fusi nel verde come riflessi d’uno stesso smeraldo. Due cuori poi vennero, mano nella mano, dal ventre d’ogni pianta, come respiro di vita linfa dell’essere. E non fu solo amore il passo del cammino, ma molte altre storie ancora da narrare. PASSI DI LUCE Passi di luce, in contrasto di cielo, deformano il tratto lievemente ambrato della carezza erbosa tra capelli leggeri. Alcova di fiabesche creature forse elfi assorti in dolci preghiere o sogni di nubi che spalancano piano sguardi radiosi sul nostro piccolo mondo. IN RELIGIOSO DELIRIO Mi porterai farfalle sul palmo della mano, come petali d’arcobaleno sconnessi. Le maschere del cuore, in religioso delirio, resteranno mute ad osservare valanghe di colori travolgere il mondo. RIVE LONTANE Rive lontane che placide attendete approdi di cuori smarriti, nella carezza di nebbie osservo il vostro sorriso languido sfiorato da voli eterei. Tremulo il volto del giorno m’appare incerto nella meta da questo vascello corroso che custodisce l’anima. Voce di quiete regna su queste terre, al di là dei mondi conosciuti, qui solo gli Erranti possono arrivare per abbandonarsi ad indicibili sogni nella placida culla d’acqua sciabordanti. Ma, ahimé, pochi giungono alle rive lontane, a sfiorare giunchiglie flessuose di vento, poiché i loro cuori, bramosi e impuri, rimangono impigliati nel velo di foschie. Il canto dell’oblio, poi, giunge inaspettato come soffio di gelo a costruire monumenti di cenere. Dimore di freddo marmo assiepate tra i boschi silenti popolano le solitudini umane, meschine creature, presuntuose e corrotte anime che sgretolano il loro essere al tocco del sole ardente. Rive lontane, aspettatemi! con fragili ali d’umanità anch’io, vi sto raggiungendo. CANCELLI Varchi di nebbie dense come cancelli aperti sui giardini dell’inverno, accarezzano marmoree figure, antiche armature che sembrano prendere forma e riacquistare vita lungo sentieri traslucidi d’ombre. Tra il soffuso crepitio dei passi, soffici foglie danzano la fine nel profondo silenzio del nulla come un leggero vapore che scema la terra. Fra le dita del crepuscolo aprirò i miei cancelli. O cielo, fa' che questa notte mi sia sorella affinché possa spargere i miei bagliori e fonderli in stelle! COME UN CORVO Una goccia di sangue rubino, rosso che stinge nel blu, s’oscura eclissando i pensieri negli antri bui d’un qualche incubo recondito. È forse il presagio che incombe sull’anima come una mano che dipinge ghiacci, è l’odore acro d’ataviche tempeste che implacabile spazza aridi steli. È il sapore di lacrime mischiato ad uva acerba nel vortice d’un grido che frantuma il silenzio come un corvo che plana rapace sui rami avvizziti d’un gelido inverno. AMBROSIA Nettare divino, capriccio di un dio pagano, inzuppami di cieli d’anima ed inebriami in questa notte in cui le stelle suonano violini di luce. Geme un angelo ai piedi di un muro infinito, i suoi occhi hanno veli di colori, cerco nelle sabbie e nei venti qualcosa che assomigli a verità, ma solo stracci di bugie nascono da albe stanche. Ere infinite sono trascorse in queste terre, tombe e muschi han ricoperto i prati, i fiori della notte sono sbocciati con petali d’incanto liberando lussuriosi profumi. Nettare che disseti, versa la tua essenza su questi mondi di uomini dormienti, destali da sonni eterni che accarezzano destini, lascia che la luce trafigga gli astri, che volino colombe, che remino barche verso la riva, non lasciarci in balia del buio, in città martoriate, a levare il canto d’una preghiera muta. Io cerco il tuo aroma nel calice di fiori di rugiada, spargo nenie al vento che mi travolge. Sulla strada del fiume vidi una donna ... i suoi occhi si posarono su me, aveva un mantello di dolcezze e il volto dell’amore. Ombra della mia ombra divenne il mio passo, sangue del mio sangue la sua vita terrena, ma ci divorò una bestia atroce. Ora sono tornato al calice dell’anima a bere questo nettare di illusione. Lasciami ai miei sogni, donami follia, canto con l’arpa in mano gesta di tempi che furono, sull’orlo della notte inseguo favole impazzite. ALI DI CERA Carezze di crepuscolo pervase di zagara nel gioco di tenui riflessi han spiegato ali di cera, bianchissime e candide lingue di pace al galoppo del vento. Forse eterei angeli venuti dal nulla prodighi di sogni ed ingenue purezze. Forse demoni arresi alla bellezza del cielo stanchi d’eresie infernali o semplici ricami di luce intarsiati d’ombre incombenti. SUSSURRI MILLENARI Segni di civiltà lontane perse nella notte dei tempi, la terra riporta alla luce vite disperse nel cosmo. Le pietre mute testimoni, raccontano storie a chi ha orecchie magiche per ascoltare il suono del vento, di mille foglie che sussurrano instancabili la vita. CHIAROSCURO Entra una luce obliqua, di sole dimenticato, dalla finestra del tempo a schiarire la scabra stanza. Ombre in controluce mi vengono incontro lievi, come foglie di un autunno senza fine, volteggiano nell’anima. Presto il tuo volto delinea contorni in chiaroscuro, un canto... un sussulto... colma siderali silenzi. - Ti prego ombra, danza con me! - Vestimi d’innocenza bambina, quegli echi di risa perdute risuonano ancora come carillons fatati. Sono petali di dolcezza che piovono su noi, visioni mai osate, sogni d’immensità, delitti di desideri abbandonati. E al fine, quando tutto cessa e il sogno si dilegua lesto nella notte silenziosa, resta sulla mia retina, impresso, un chiaroscuro dal tratto incerto, come se quella mano che disegnò non avesse fatto in tempo a trattenere l’attimo di luce. L’AMORE L’amore... triste fantasma dei miei ieri sparge ancora a tratti leggeri petali sul cuore. Come angelo ferito, che perde le sue piume in nevicate di dolore, ricopre i desideri di velati risvegli, dolce il suo tocco ferisce a sangue l’anima travolgendo i sogni in impossibili minuetti. Arpeggi dolcissimi di malinconie inghirlandano giorni d’autunno sfumati, somigliano a rose dischiuse sul sentiero di lievi respiri. L’amore... rondine smarrita senza primavere, archi che disegnano ombre al tramonto, oceano ed onde castelli di smeraldo, draghi sconfitti da lance avvelenate... l’amore. Eppure, m’è parso, stamane nel riverbero d’un’alba rassegnata, sentirlo alitare ancora in liquidi ardori sciogliendo le sue chiome di fuoco ai miei passi. ACACIE STRIDENTI Nell’aria a frusciare ibridi sonagli dai vaghi colori, protendono il verso, leggiadro, al sentore del vento, nel fertile giugno delle chimere. Sono acacie stridenti di pudiche foglie che sfiorano magiche il velo del cuore. LA TRISTEZZA DEL REGNO DI AWEL Del breve passo d’un istante si nutrono le gioie terrene, lampi fugaci, temporali evanescenti la luce cangiante nel ventre della foresta cela eterni misteri, solo i liquidi occhi di una pioggia di novembre possono sfiorare ingenui le foglie smeraldine del Regno di Awel. Il re senza corona, che regge lo scettro degli Aracnidi, non sa che la sua regina è scivolata in una brezza d’oblio e canta sospirando l’antica nenia del ritorno. Ma la gioia è cosa assai più rapida d’un batter di ciglio, mai più i passi di colei che intrecciava margherite accarezzeranno il mattino con petali candidi, nelle nuvole è rimasto il suo alone, nel vento, il profumo triste del perduto amore. GL’INQUIETI FOLLETTI DEL CUORE Nella penombra avvolgente d’un pomeriggio d’estate, un’esplosione di luce colpisce i muri bianchi dell’anima corrodendo ogni pietra sulla strada polverosa di caligine. Fasci di luce, che sembrano lame, entrano nelle stanze sonnolente ferendo le persiane accostate nell’attesa di baci di luna. E nel pulviscolo indecente, che il sole svela denudando, danzano ora gl’inquieti folletti del cuore. INCANTESIMI Ho udito voci stregate sulle soglie del buio bisbigliare incessanti nenie ancestrali. Invadono sentieri scoscesi, riflessi d’indaco sfumato, tra le foreste e i campi, baciando lapidi addormentate d’eterno. Nell’abside della luna, poche stelle, ergono cattedrali di smeraldo sulle rovine del giorno sconfitto, mentre una pioggia di piume d’angeli feriti trafigge l’oscurità di candida dolcezza. Fili d’erba a frusciare come arpe celtiche, arcaici suoni di mondi dimenticati, risvegliano indicibili malinconie nella danza del vento. Sortilegi di streghe nelle caverne del desiderio stringono in un abbraccio d’edera le nostre passioni, avvinghiate in un sudario febbrile. I nostri corpi trasformano ombre in coreografie di luminosi draghi. Rose carminie sbocciano ad ogni nostro respiro, elfici sussurri fremono tra le umide foglie dell’anima, freschi effluvi d’incensi muschiati si fondono in litanie di gufi nebbiosi e la tua mano scivola lieve tra le guglie del cuore come fumoso spettro etereo, imprendibile, che accarezzando sepolcri e rovine, subissando anatemi spezza segreti incantesimi e sigilli arcani. FOSCHI RESPIRI Animami! come nella notte di plenilunio, cadavere obliquo sui miei fianchi di cera. Straziami! lungo la pelle di graffi indossati con stellati artigli di liquide ombre. Accecami! con occhi stregati intrisi di perle e pugnali, suadente pressione di foschi respiri. Stregami! con dense parole rubate alle tenebre intarsi netti del cuore profondo. Uccidimi! nell’eco rimbombante d’illusioni tragiche, il mio lento veleno talamo e sudario del tuo ventre oscuro. Ora sono pronto a far l’amore con la morte. LONTANE ORME E scenderò lungo le sponde acquatiche dell’origine, figlio di soli raggianti, nella fertile terra madre d’ogni vita. E lo farò con quelle mani tese nel gesto di avere briciole di tempo, in un sinuoso cammino d’albe antiche, lontane orme tra il Tigri e l’Eufrate. MIA OMBRA Il pianto ha stuprato la città e tu vaghi indistinta con la mia anima, ombra, ti aspettavo, come sempre, per inseguire la tua lunga scia oscura, riverbero di nero, lacrima e lamento, perduto sogno sepolto negli abissi dell’infinito. Ho camminato per lunghe ere con la tua presenza al mio fianco, compagna di ore fameliche a divorare il nulla e adesso che il gelido vento, tristemente, scuote alberi e cuori, scorgo un bagliore incombente rischiarare il cielo, un’alba vicina che riscopre gli orrori del mondo, delicatezze violate, tenui respiri nel silenzio, ho ancora desiderio di te, mia ombra! CANDELABRI DI FOLLIA Quella notte il vento trascinò i respiri fino alle mura d’un’abbazia solenne ombre nella danza d’un crepuscolo di ghiaccio, occhi smarriti fra lagune silenti e l’anima tace come lapide in oblio, nel sussurro senza tempo che trafigge rosoni sventrati un mistico canto di rovi, tremula luce di candelabri di follia. SULLA SCIA DELL’AURORA Rosa purpurea, gelido fiore petalo di cristallo, profumo di cera. Gocce di linfa tra le mani impotenti carezze sopite nell’attesa d’un bacio che schiuda corolle e riverberi antichi. È danza di luci, sculture d’ombre, occhi che seducono nella seta di notti struggenti. Presenze indefinite, creature d’altri mondi, giungono stupite nel cuore tra fumo e vapore, tra sogni e speranze. Gemme di fuoco attraversano il silenzio regalando una pioggia di miele e d’ambra, geme l’anima nel risveglio inatteso scivolando lenta sulla scia dell’aurora. ATLANTIDE NEL CIELO Ma chi ti sommerse negli oceani se tu risplendi tra le nubi dei giorni coi leggiadri giardini sospesi nel vento? Genitrice di splendide passioni, perla pagana tra spezie stregate oro che riluce nell’oscurità del tempo, mito nel mito, leggenda errante, scomodo sogno di chi ti volle continente perduto. OMBRA DELLA VITA Silenzio, spazio circonciso, elastico fluttuare, un nulla dei sensi, un vuoto sadico, un respiro lento di notti insonni e giorni come vele perdute, in un mare stanco, ferito, livido, mi sorprendo ancora ombra della vita. QUANDO TU DORMI Quando tu dormi sdraiata al mio fianco, amor mio, sei il sogno che aleggia, il vapore sulfureo d’un mondo ignoto, tu sei scrigno di magie e misteri. Ed io che, come poeta, sbircio nel tuo respiro rubando il tesoro silenzioso di quel dolce sonno. FIGLIA DEL VENTO Lei è nata sulle rive del Sindh aveva lunghi capelli neri, sua madre la lavò nel fiume suo padre le cantò una canzone tribale. È nata mentre arrivava l’inverno le capanne erano fredde, crescendo ha teso la mano, la sua voce voleva parlare ma la gente volgeva lo sguardo altrove. Ha camminato a piedi scalzi e ballato sotto la luce del sole mentre i violini sembravano piangere in musica, e i vecchi del campo narravano misteriose leggende. L’hanno vista fare l’amore sulla terra nuda parlare agli animali sfogliare i petali d’un fiore giocare prendendo per mano i bambini del campo. Lei leggeva il destino vedeva l’anima riflessa negli occhi poi in silenzio riprendeva il suo cammino. È una ROM figlia del vento la sua strada è lunga e faticosa ma è libera e felice di essere quel che è: la vita è andare verso dove non sai. BAMBINO SEMPRE Mi hai chiuso gli occhi che avevo avuto in dono per farne pianto ai confini dell’aurora. S’è fatta sera senza ch’io vedessi giorno incatenato al limbo e nudo di carezze. Ti ho reso il cuore che non ha mai ricevuto amore sfogliando petali agli angoli del sogno. Non più domani per noi che abbiamo ali recise in volo verso il paradiso. Pensami stella, stanotte veglierò in silenzio, bambino sempre per mano del destino. L’ANGELO NERO L’angelo nero è tornato a bussare alla mia porta. È entrato senza che me ne accorgessi. Nel silenzio assoluto dei suoi passi inesistenti, mi avvolge nel suo manto fatto di fumo e di tenebre. Muta creatura della notte più buia, mi hai preso senza che un lamento venisse fuori dalle mie labbra gelide, bianche come la cera. Ora sono anch’io una creatura della notte una sorta di vampiro assetato di vita, assuefatto di morte, faccio parte del tuo mondo allucinante. Voglio solo fuggire via, nell’oscurità, spiegare le mie ali di pipistrello e volare lontano nella notte che adesso sento d’amare. Fuori il fiume sta scorrendo, dentro il fuoco non si spegne mai un momento, ed io come ti sento, io ti sento! E tu, angelo nero, ormai vivi nell’oscurità della mia anima come una candela accesa che va spegnendosi lentamente ma che non si consuma. BIMBA Quella notte, avvolta in una nuvola calda, una pallida luce nei tuoi occhi sussurrava mille parole, nascondeva mille segreti. Ti guardavo, ascoltavo il tuo respiro, sentivo i tuoi pensieri scivolare nel regno delle ombre. Avrei voluto seguirti anche lì per proteggerti nel sonno, tenerti per mano, baciare i tui piedi, stringerti, ascoltare battere il tuo cuore. Ma sono rimasto immobile a guardare il tuo viso. Angelo che socchiudi gli occhi, nell’istante in cui abbassi le palpebre, porta nei tuoi sogni il mio ultimo sorriso per te. Il tuo viso si distendeva dolce come non mai mentre la mia mano scivolava leggera donandoti sulla guancia l’ultima carezza. Dormi bimba mia, ti sussurravo piano per non svegliarti, e vicino a te provavo a chiudere gli occhi anch’io come fossi di colpo tornato bambino nella culla, e insieme attendevamo la nuova alba mentre nel soffitto, anche quella notte, brillavano miriadi di stelle. MIA DOLCE REGINA Non avrai mai più il suo sorriso immobile è l’immagine nei tuoi occhi, il regista ha chiuso il sipario straziante fine di una lunga sofferenza. Mia dolce regina, di questo teatro ascolta gli applausi della platea, il sentito ringraziamento per un’esibizione mai stata così vera. Ora che sei più leggera dell’aria, non aver paura di volare, perché non potrai mai più cadere. Lentamente abbandoni te stessa e, in un istante lungo una vita, rivedi tutto ciò che è stato e che mai più sarà. Invano tengo stretta la tua mano mentre le lacrime mi solcano il viso, tu sei già in paradiso. Sento ogni giorno la tua mancanza, ma mi basta alzare gli occhi al cielo e guardare il sole, ogni suo raggio mi porta il tuo sorriso. SILENZI Suonano rintocchi nella mia mente fragili oasi di rimembranze lontane sentieri e odori, ombre e querceti divine corse infantili. Di te tutto mi parla, sei come il vento l’aria il dolce canto d’uno scricciolo, e dipingo la mia anima di ricordi, il mio pensiero cerca improbabili fughe. L’eco dei tuoi silenzi annebbia ogni attimo, ogni vuoto. Dove sei impalpabile luce che perenne mi perdo a cercar? SULLE ALI DELLA FANTASIA Per tutta la vita ti ho cercata graziosa adolescente io ti ho sognata e nel mio cuor già dipinti v’erano i tuoi quadri pieni di colori e fantasia. E un bel giorno di primavera la tua voce lontana l’ho sentita vicina mia dolce principessina, finalmente hai trovato il tuo amato principe. Nel tuo mondo fantastico sono entrato con te rivivendo le fiabe nei tuoi quadri dipinte rifugiati insieme come creature senza tempo. Abbiamo viaggiato nel cielo ricco di luci e colori accarezzati dal sole e cullati dal vento, abbiamo cavalcato vicini le ali della fantasia. In quel mondo bambino tutto brillava ed era trasparente, ed era luminoso e come nelle fiabe tutto era possibile. QUANDO I NOSTRI SOGNI DIVENTERANNO AMORE Mi lascerò trascinare dal vento ascoltando la dolce melodia dei gabbiani, diventerò leggero come una piuma e navigando tra oceani di nuvole, ti ricorderò. Con la punta delle dita sfiorerò le stelle, e mi nutrirò della loro luce, danzando tra magiche aurore. Volerò come un angelo immortale e a cavallo di una stella cometa, giungerò sino in fondo al tuo cuore. Sfiorando leggermente le nostre labbra, ci guarderemo ancora una volta, ed esalando il nostro ultimo respiro, ci baceremo all’infinito trasformandoci in polvere di stelle. E ci rivedremo in un’altra vita, quando saremo tutti e due sogni o quando i nostri sogni diventeranno amore. OBLIO DI SENTIMENTI Fra le tenebre di questo mondo stolti e scellerati ansimano per il dominio di se stessi e la soppressione degli altri. Ma in quest’oceano di maledetti, magnifica la natura mi ha concesso l’immensità dei tempi, l’infinita profondità degli spazi, la tua divina esistenza che sola mi aggrada e mi conforta in quest’oblio di sentimenti. IL RISVEGLIO Tu che sei nato in estate quando la terra è gravida e l’aria è satura di fragranze e sapori, di colori vivi e di luce accecante, forse non ami l’autunno. Gli uccelli migrano lontano lasciando la terra desolata a ricordare nel sopraggiunto silenzio l’eco delle loro grida nel cielo. La luce del sole è ormai timida nel comparire, le nuvole nella notte trasformano la luna piena in un riflesso opaco. Ombre scure hanno preso il posto delle case ed hanno contorni indefiniti e tremanti. L’anima del mondo si è incarnata altrove e tu ne erediti le spoglie. Eppure, se riuscirai a soffermarti per un istante fra i rami spogli, ad ascoltare il vento che spazza via le foglie morte, a lasciarti accarezzare dalla pioggia sottile che rigenera i solchi, ad amare questa terra nuda e fredda attraverso le tenebre che l’avvolgono, ti accorgeresti di un respiro sommesso, del battito lieve di un cuore che sta riposando. E se saprai attendere paziente il risveglio, allora, avrai per te una terra vergine da fecondare e fiori e frutti riempiranno le tue mani, e nei tuoi occhi brillerà la luce d’un giorno senza tramonto. E udirai nuovi sussurri, nuove grida che avranno il tuo nome e stormi di uccelli che si libereranno per te soltanto imbastendo danze d’amore sulle note di una musica scritta per te dalle acque dei ruscelli. Ed il vento ti porterà in un viaggio senza fine accarezzando il tuo sorriso perché non svanisca, il sole penetrerà le tue membra per infondere calore e forza e sarai stordito di profumi inebrianti che rapiranno i tuoi sensi fino a confonderli. Allora, e solo allora, mi incontrerai di nuovo e guardandomi, non mi riconoscerai. IL TUO ANGELO BAMBINO In segreto, un amore ti dorme accanto, muto e invisibile, ha soltanto occhi per guardarti e mani che non possono stringerti. Della sua malinconia non ti accorgi quando lo guardi e non lo vedi, quando lo accarezzi e non lo senti. Come un fantasmino si aggira per la stanza urla a volte per destarti dal sonno ma invano e poi di nuovo tace vinto dalla tua indifferenza più solo e più piccolo di prima. L’ABISSO Ho spiato l’abisso dell’anima mia spalancando gli occhi incredulo a quel buio senza fine, senza luce. Ho teso la mano a toccare il fondo dove frammenti vagano in cerca di pace. Un dolore profondo a fiotti come magma infuocato travolge ogni cosa. Ferite aperte mai rimarginate ormai senza più riposo anelano carezze. I miei occhi impotenti ora scrutano tutto il mio dolore, nel buio piangono lacrime che brillano di sole. SPREMI IL MIO SUCCO Spremi il mio succo ragazza! spremi tutta la vigna e beviamo sino ad esserne ebbri che anch’io sono pazzo di te e di nuovo ardo di febbre. Spremine ancora e ancora e riempi la coppa proibita per brindare sorella all’aurora splendida amante della vita. ERA UN GIOCO Le rincorse sui prati quell’acchiapparci per finire lottando fra l’erba ... era un gioco. Era un gioco il mio corpo sul tuo e trattenerti vinta per terra, posarti la testa sul seno aspettando che il respiro tornasse leggero ... era un gioco. Era un gioco la prigionia contro i sassi del muretto tra i rovi, il tuo viso offerto nel sole la dolce schermaglia dei fianchi ... era un gioco. Ma quel gesto in più, la mia incontrollata reazione, la follia che ci prese e che ci sconvolse la vita, era un gioco dal quale non abbiamo più fatto ritorno. MEDUSA Chioma di Medusa ha i suoi tentacoli stesi sul letto. Salice piangente sul colle d’illusioni, la luce dell’alba l’accende fonde le fronde col cielo infuocato, disegna l’ombra e il profilo amaro e sommesso ... dolce e sottile ... ... fiero e slanciato. Occhi penetranti come fari di luce, inestinguibili fonti di vita, pozzi profondi, impercepibile essenza dolce presagio di un amaro futuro prova incombente di vita e di morte. ANIME GITANE Abitano una terra di confine piccole Charlot in blue jeans, crisalidi incantate, figlie di Veneri avare e rinnegate. Hanno sguardi intensi e fuggevoli e corpi sprofondati nei maglioni, a proteggere anime gitane senza casa. Vivono il sogno sospeso di adolescenti cresciute e di donne mai trovate, cercando in un volto lo specchio che rifletta quella parte di esse perduta. STELLA DEL MATTINO Bentornata stella del mattino ancora dai miei occhi sgorga pianto: che giorno è questo in cui tu dormi ignara, mentre io già veglio sui miei fantasmi antichi? Ti sveglierà l’odore del bosco e il lento dischiudersi di altri baci. Avrai suoni e colori anche per oggi. Io, soltanto la tristezza. ASCOLTA Per quel che vale anche tu ascolta non riesco a sbiadire il volto disegnato nella mappa della memoria, contorno scuro chioma di inchiostro e di seta. La tua voce rauca richiama lacrime come di rime sparse. E ti posseggo solo con parole che ripeto magia di nenia o canto, voce che si incunea fra i lacci della vita, su ciglia chiuse. Dimmi: sei una donna o una strega? le tue labbra dolce pretesto, nei tuoi occhi la magia: una bugia! La tua malizia mi accende il corpo mi rendi e l’anima vendi. Io ti seguirò annientandomi, fino a frantumarmi nella tua follia. PASSIONI FRA DONNE Danziamo molto vicine ma non ci tocchiamo, una specie di intimità sessuale ben presto ci costringe a usare le mani. La notte è calata su noi ma la musica ci riempie di energia, è eccitante spingerti su me, adoro sentirti mia. Bere dalla tua bocca ha un significato purificante per la mia arte, è così inebriante il tuo odore, sai che hai la voce sensuale. Sei divina, così aggressivamente tenera, farò di tutto per raggiungerti in quella sfera magica delle nostre menti che non sanno spegnersi nemmeno quando il corpo sa di anima. Perdonami se non ho parole per dirti quanto ci tengo alla luce che vedo nei tuoi occhi, siamo in pochi ad averla ancora. Stringimi, baciami, mordimi, abbracciami! Non voglio restare sola ora che tu con un sorriso cacci via ogni malinconia. Non posso che cercare di fare del tutto per renderti mia perché sei splendida, splendida, splendida così come sei. L’ANTIMATERIA DEL CUORE La persistenza del cuore, vorrei che questa cenere ti desse il segno che tu non sai. Ali di farfalla nella notte, il viaggio senza fine, il tuo profondo desiderio della terra australe. Siamo noi il confine, l’antinomia, il duro esserci per inerzia. La materia opaca del corpo per desolare il desiderio, solo gli occhi con un cenno vanno oltre. E mi dicono gli insonni spiriti dei luoghi siderali che nelle lacrime di Orione c’è l’amore ignoto come quando sul pontile ti chiesi un bacio che mi desti ma te lo vidi poi chiudere in cassaforte come un gioiello di antenati. Ma sconosco la chiave che gira a vuoto per questo silenzio di galassie sparse nel cosmo vagabonde, sento che l’antimateria del cuore è labile cometa visibile nella sua traccia di contigua assenza. PAGLIACCETTO AZZURRO Leggevo tempo fa le tue poesie, piccolo arcobaleno ribelle, scheggia di sorriso e di follia, fra la stanchezza generale che invade la gente. E mentre sfogliavo le tue pagine, ti vedevo pagliaccetto azzurro saltellare fra la rugiada, nei fiori giocare, coi fili d’erba burlati dal sole, amare la notte, e poi morire in un’autostrada di parole. Quanta tenerezza mi susciti! il mio mondo alla tua età era così simile. Vorrei dirti pagliaccetto azzurro non smettere mai di sognare ma non sarebbe giusto, ti farei del male. Siamo rimasti entrambi su una giostra di colori forse non riusciremo mai ad imparare a vivere. AL DI LÀ DELLA SIEPE Odore di foglie di menta bagnate in una notte estiva circondate dalle lucciole nel giardino della mia infanzia. Ascolto, a testa in giù come un acrobata, l’eco delle tue parole incontrare i miei pensieri, sottile momento di comunione al di là della siepe. IL MIO DELIRIO Cosa vedo, dai miei occhi trapela solo pensiero, solo erosione che non mi appartiene, amore che sfugge al mio delirio, passione che arde nell’oscurità dei miei giorni. Vedo potenti fiamme bruciare una casa eppure non è per me il chiarore che giunge alla mia vista, devo lasciare che bruci sola senza poterla salvare, però dentro di me un vortice di sensazioni scuote la mia mente. Il mio corpo vibra in una danza impazzita, si agita, è rovente, vuole amore, ma dove cerco, non trovo nulla, solo gelido inverno. Mi trapassa, mi gira intorno, mi lascia ferite sul corpo, mi dà dolore. Ora un fuoco riscalda la mia pelle, toglie l’antica solitudine, eccita i miei sensi, dà pienezza alla mia anima e mi libera da lei. MAGICA NOTTE Mi giungi nell’anima, magica notte! che hai ridato il sorriso al mio volto, uno sguardo ai miei occhi. Ho incontrato i tuoi, unici perfette lagune di sogni e tutto il mio corpo vibra attendendo di immergersi ancora in essi. E respirare la tua aria assaporare la tua vita sarebbe il sogno a cui la mia anima vorrebbe aggrapparsi per far divenire tutto calda estasi. Tu magica nella tua perfezione di donna, nelle tue dolci labbra sulle quali vorrei morire lasciando i miei sensi in delirio. Tu o notte, ipnotica visione che non voglio dimenticare lasciami il tuo ricordo, un tuo momento. Tenderò le braccia a te anima che delicatamente ti scopri a me. Ti toccherò con la mia, ti avvolgerò con il mio amore, ti darò pressante passione, ti offrirò tutto me stesso, il mio delirio per te. AQUILA DALLE GRANDI ALI Salti per il mondo e in cima in un attimo ti ritrovi, da quell’altezza sei tu la padrona, niente potrà più fermarti. Aquila dalle grandi ali ti stagli di profilo, i tuoi occhi puntano la preda. Cosa ricordi di te stessa? forse il fiore che ti generò, il respiro del fuoco, l’aria aperta. A chi somiglia? della natura sei complice bocca bellissima. Non avrò timori, il sentiero è dritto e la ghiaia bianca. L’erba che raccoglierai sul ciglio ti basterà e gli anni futuri ti vedranno fiera in cima alla montagna. Ed io saprò dove cercarti: nel tuo nido. ESTASI LUNARE Vedo l’inviolabile notte implorare, mi muoverò lentamente in un arido silenzio come un gatto protetto dalla sua torpidezza, cullerò un’infinità di rumori e di fumo e a stento la notte ritroverà la sua pace. Vedo un lucente angelo esanime, infido torcerò gemme colorate e vagherò nudo, tedioso e inerte tra i docili fremiti degli antri di donna e a stento l’angelo ritroverà la sua forza. Vedo un’incantevole regina piangere, rifiorirò tra le grinfie dell’amore e della vita nel perduto e meraviglioso oblio rosso sussurrando poesie tra le spire d’una stella e a stento la regina ritroverà il suo sorriso. Vedo una bambina perdere la sua infanzia, insidierò ancora l’umidità delle tentazioni, eviterò l’abbaglio dei cristalli cancellando anche il sapore della nebbia e a stento la bambina ritroverà il suo gioco. Ma nel solenne splendore delle mie visioni della notte, dell’angelo, della regina e persino dell’innocente bambina, attenuerò il lacerante taglio dei ricordi e danzerò nell’estasi lunare. ADOLESCENTE LUNA Erano brevi attimi di buio interrotti da labbra di neve, addolciti da profumi d’incenso e deliziose manie. Era l’estate appagante nella sua rossa solitudine assordante di rumori al sapore di grano. Ti adoravo mia adolescente luna, disegnandoti sul mio diario segreto illuminavi i miei giorni confusi, le notturne paure, e le memorie ancora acerbe prendevano forza in una danza eclettica di ondeggianti stelle. Eri mia, lunghi fianchi sinuosi distesi su letti d’argento, e lì riappariva il mare nella sua immensa distesa. Oggi che i miei giorni si consumano di vecchiaia, sei ancora mia attraverso rughe di arrugginite memorie. CREATURE SAFFICHE Svelatemi o Numi del cielo o amabile Venere o chiunque abbia creato l’Eros, svelatemi vi scongiuro l’arcano mistero di costoro: son giovanissime dee puttane e dolci figlie di Saffo? Ninfette in amore, amabili creature saffiche con i loro giovani corpi nudi attorcigliati e avvinghiati uno sull’altro fino a formarne un solo. Anima nell’anima respiro nel respiro fiamme di paradiso. Acerbi potentissimi sensi scambiatevi lancinanti effusioni, esplodete di malizia e innocenza. Brividi, sussulti e fremiti son lugubri rintocchi di messa funebre, orgasmi, orgasmi e orgasmi rosari sussurrati nel silenzio della chiesa. Grazie potente Zeus grazie divinità tutte dell’Olimpo per avermi donato occhi che possono ammirare così celestiale visione. Perdonami Dio della bontà e della purezza ma io non so rinunciare alla tentazione di quei corpi. CHE BELLA SEI Scorre la pioggia su di noi, che bella sei! sembri un cucciolo infreddolito, stretto nelle tue spalle. È bello il rumore dell’acqua sull’asfalto tra pozzanghere di specchi e aghi di pioggia che cadono giù. È dolce sentire il tuo corpo umido contro il mio, bere dalle tue labbra. Vedere i tuoi capelli gocciolare arruffati selvaggiamente stupendi nel loro disordine. Che bella sei! troppo bella per essere tangibile, per essere mia. Sento che sei parte di un sogno ed ho paura di svegliarmi, vorrei morire dormendo con te al mio fianco. IL RESPIRO LENTO DELLA FINE E odo soltanto l’impercettibile canto delle farfalle quelle ebbre di vita nel loro ultimo giorno. Il respiro lento della fine ancor più mi strazia le carni, mi indica il sentiero. Una spirale di nebbia mi avvolge, i rovi fermano i miei passi, in lontananza un pallido sole allunga le ombre dei cipressi che come antichi guardiani scandiscono il mio tempo con le loro lance sugli scudi di bronzo. L’EFEBO NELL’ANTICA GRECIA Che splendor mio grazioso giovinetto quasi femmineo puro tutto ben curato sii pronto su è giunta l’ora d’esser da viril uom sodomizzato. Oh si è bello è natural e l’accoppiamento sai è gran giusta cosa eroe e signor diman anche tu sarai assai degno di fedele sposa. Che aperte menti pensatrici avean quei greci valorosi! oggi mamma mia che tabù sarebbe s’aprirebber celle per ricchi e per morosi. Come corri in fretta pazza civiltà c’è internét altro che lontan caverne siam del progresso già tutti robots e al natural piacer addio senza più goderne. Così Sant’Uomini col mal dentro Sé stessi san trovarlo ovunque persin dove non sta e ciò che con durezza sono pronti a condannar in segreto è praticato in Lor Sacra Autorità. IO L’HO VISTA Io l’ho vista quand’ero ancora adolescente e mi sentivo solo in un freddo pomeriggio d’inverno, nel silenzio, in quella grotta buia coperta da fronde. L’ho vista nella sua nudità d’angelo librarsi in volo con le sue ali dorate, mi ha parlato con la sua voce dolce e suadente. L’ho vista, lo giuro! anche se nessuno mi vuol credere, mi ha detto di non svelare il suo segreto che da allora è anche il mio. Nella notte delle stelle cadenti sono tornato nel punto dove mi è apparsa ma non ho veduto più nulla silenzio assoluto anche del vento, ma una luce brillante si è accesa subito dopo che sono andato via. Da allora la Madonna non ha mai smesso di comunicare con me proteggendomi e guidandomi. IL CLOWN Se in questa vita proprio devo fingere voglio essere un clown un trasformista multicolore che diverte il mondo scherzando di sé. Voglio essere l’arcano numero zero, l’amico dei bambini, il nano di corte, il giullare, il folletto. Voglio essere il folle saltimbanco che entra in scena, che rompe gli schemi, che fa ridere i cuori, che sa indossare sulla guancia dipinta una lacrima vera camuffata per finta. Sarò triste come Pierrot o forse allegro come Arlecchino, non so neanch’io quello che diventerò. LETTERA AD UN AMORE LONTANO Messina 16-12-1989 È quasi Natale ormai ma non è più festa per me, ogni giorno è uguale all’altro. Io lo so che in paradiso non si può vivere per sempre, ma nei tuoi occhi l’infinito libera la mia mente, se potessi io ti raggiungerei dovunque. Sei tu che mi fai sognare, ridere, impazzire. Sei tu che mi dai il coraggio di ricominciare. Con te ci sarà ancora tutto da scoprire ed io so già che la mia vita cambierà colore. Ma tutto ormai appartiene al passato e sembra non avere futuro. Oggi cammino da solo per le strade ricche di addobbi natalizi straniero anche per me stesso con la sola compagnia di lacrime che sanno di sale, non so dove vado né se sto vivendo. Mi sono guardato riflesso allo specchio la barba lunga, i capelli arruffati io sono cambiato sai ma si è abbruttito pure il tempo, non si vede più il sole. Quando l’aria si trasforma all’improvviso e la tramontana sale, è il mio cuore che mi chiede dove sei e proprio in quei momenti tristi, mi rendo conto che lunghe distanze ormai mi separano da te. Una sottile crescente malinconia allora mi prende sempre più e sembra che mi arrivi da lontano il calore della tua pelle, mi par di sentire il suono della tua voce, il ritmo regolare dei tuoi respiri sul mio petto. E mi lascio andare così alla dolce melodia di questi pensieri e dentro di me fra mille paure conservo ancora il tuo fuoco. Giuliana, io darei qualunque cosa per rivederti un solo istante, mi chiedo se è lo stesso anche per te. Con amore, tuo Claudio SOLO NEL CIMITERO DEI VIVENTI Solo, insieme a mitiche creature, mi cullo su un filo di ragnatela. Navigo nel mondo su di una zattera fatta di sogni, le mie vele idee immorali, i miei remi i miei peccati. Solo, con arti di plastica che sfiorano il mio corpo, lo scuotono in convulsi balli tribali, in un vortice nero perdo me stesso per ritrovarmi vuoto senz’anima. Solo, sotto la pallida luce di una sterile luna invernale, vago per il cimitero dei viventi che chiamo casa. Solo, attraverso la linea di confine, unico superstite di un’era di scintille e ferro, passo al di là dello specchio. Le mie orme si confondono con quelle del mio clone nell’arido deserto dell’Ade. ACROBATI Emozioni sul trapezio della vita, equilibri instabili di cuori in bilico, questo è il nostro destino, essere acrobati rappresentare ogni giorno noi stessi ora guitti, ora attori dai mille volti, capaci sempre di carpire l’ultimo applauso, sempre pronti a giocare con il fato. Nella notte offriremo lo spettacolo più bello, saliremo sul ciglio della luna, saremo giocolieri delle stelle, cammineremo in punta di piedi nei sogni dei bambini e strapperemo loro lo stupore più innocente, salteremo di cuore in cuore. Questa è la nostra forza, questa è la nostra scelta: essere equilibristi di noi stessi. I SEGRETI DELLA LUNA Per ore lunghe e lievi ho scrutato i segreti della luna, e senza accorgermi, una notte dietro l’altra, ho cercato una forma di vita sul suo pallido volto per colmare questo purpureo calice ancor vuoto. È vero, eterni sentimenti ci uniscono, e come lupo in fuga, orfano d’eteree rimembranze, tendo le mani e la ricerca nel mezzo dei suoi argentei fili, chioma di madre celeste. Non sogni o fatue visioni, non amori o delitti, non tormento o quiete a cui abbandonarsi finché lei resta lassù con il capo chino sulle mie mani aperte. LA FORZA DELLA PREGHIERA Tanto tempo fa qualcuno disse: “Se non sarete puri come bambini non entrerete nel regno dei cieli”. Poi, aggiunse di pregare col cuore e con fede, per ottenere qualunque cosa. L’uomo, da sempre lontano dal Creatore con le mani giunte, per la prima volta iniziò a pregare. Dopo pianse di gioia e il mostro a tante teste diventò un coleottero, l’orco cattivo si trasformò in un arcangelo bambino.

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