POESIE DI CLAUDIO CISCO

NISIDA Sconosciuta Nisida, sacerdotessa del male misteriosa, imprendibile, diabolicamente angelica dimmi ti prego: chi sei? Fai parte del mio mondo mortale o ti ha partorito la mia immaginazione? Sei una creatura di carne e ossa oppure un'entità figlia di magia e misteri? Ogni notte ed alla stessa ora puntuale mi rapisci col tuo campo magnetico invisibile alone che dà piacere e uccide e mi trasforma in alieno uguale a te estrema lotta fra carne e spirito drammatico calvario di orgasmi e morte. Ti scongiuro Nisida svelami il tuo complicatissimo enigma e rivelami se è donna o fantasma colei che di notte fa l'amore con me. Amabile folle creatura da quale mondo vieni? che poteri hai? che specie di demone sei? Mi leggi la mente, oltrepassi i pensieri. Non ho paura di te, sai: tu sei tutto quello che io sono ma le conseguenze di questa tua presenza in me non sono in grado di controllarle, potrebbero essere devastanti. Io so da sempre di non essere normale legato da un cordone ombelicale alla solitudine perso nei labirinti dell'angoscia sospeso tra le forze del bene e quelle del male aggrappato solo all'arte ed alla sua creatività. Ma tu inafferrabile Nisida disegni il mio destino sei una lama affondata nella mia carne che non trasmette dolore una voce lunare che mi guida la mente come un sesto senso ed hai disintegrato ogni equilibrio ormai sono folle più dei folli. E' tempo di portarmi con te, seducente Nisida questo mondo non è più per me la mia anima è troppo inquieta e gitana per rimanere ancora, ho conosciuto solo tenebre ora voglio entrare nella luce. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- LACRIME D'ARDESIA Una bruna landa Trafitta da aghi verde-spento. Sopra dense nubi pendono basse; immote, opprimenti con il loro grigiore. Nella plumbea ombra del mio albero Dalle foglie color del giaietto Seggo. Sondo l’orizzonte; custodisce la nera voragine. Sol essa m’affascina. Sotto le palpebre, ribolle d’enigmi di vermiglio. Del suo vuoto oscuro, si empie l’anima. Ma è lontana. -il mio tronco è riarso solo alla base - Sebbene pur sempre incombente. I miei lineamenti, -raggelati dal dubbio- Le mie membra, -contratte dalla costernazione- Attendono il vento; poiché i suoi dardi devasteranno l’immobilità e libereranno il fulgore, il sole. Tutto brillerà Percosso da riverberi; -immaginifiche distrazioni- M’accecheranno. -Come tutte le altre volte.- Frattanto, piango lacrime d’ardesia. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ESSENZA DI TE Dell’iridi tue Ho tinto un lago, e dal fondo delle sue acque respirando di te l’essenza, ho contemplato i fulgori dell’oscura notte. Li ho sussurrati al mattino, con la pelle immersa nel sole ed i sensi adagiati nell’ombra dell’animo tuo, come mai avrei potuto se solo. Ora, come io artista e tu estro, carpisci note alla spuma e alla rugiada ed al vento la nostra poesia canta! ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- MANTO DI TENEBRA Ama il mare L’immane sua armonia Frangersi in spuma Nella maestosità della scogliera Ch’ama a sua volta La solenne sua immobilità Dissolversi in riverbero Nelle danze eteree Dell’acqua. Così Ella ama la sua ignea luce Avvolta dal manto di tenebra di lui, Egli ama la sua oscurità Stracciata dai guizzi di fulgore di lei, Ciascuno nell’iridi dell’altro. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- OSCURO ENIGMA Avvolto l’istinto da un manto di mestizia -imprimendo nella neve orme d’onice- respiro un’arida ibernazione fra montagne canute. Squassato il pensiero da fitte schiere di lividi tassi e spogli gelsi, vano m’arranco per una forra ove gemere all’insaputa della selva. Incatenati i sensi da esperidi coriacee a riverberi sparuti d’un fiume sibilante, madido di foschia mi struggo ammirando nel vespro l’oscuro enigma -effimero- costellato di fulgori criptici. Ma nell’unica lacrima serbo il ricordo d’un ibis tinta d’ostro giulivo che con sguardo di lince sonda ogni orizzonte, carpendo della meraviglia la purezza. Così dell’essenza -che anche solo a percepire spesso s’anela- ella rifulge. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ IMMENSITA' INDEFINITE Volle il caso che quella sera Una nube d’ovatta azzurra evaporasse Da immensità indefinite A titillare soave il roseo cielo. Della sua serenità quel gigante Inondava il tutto Che al di sotto gli voltava le spalle, Riarso dalla sua decadenza. Mirabile spettacolo Nei meandri più foschi dell’essere mio S’insinuò; Violento Fra le effusioni dell’istinto ed i bagliori dell’emozione Cercò la ragione, Volle destarla. Così io compresi la mia beatitudine, Scovandola E poi rimirandola In una fausta sera estiva. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ INCANDESCENTE Ad un arido aggallato S’abbandona. Iris vividi o giunchi fausti -Acidi come uno spillo di luce irriverente Diritto negli occhi- Talvolta l’accarezzano. Del silenzio non teme più Gli echi, dell’oscurità non agogna più le ombre. Giunge così all’orizzonte, rincorrendo il tramonto; si getta divampando incandescente in un’eruzione di fulgore. Grida la commozione, Piange la gioia, Fa l’amore con la morte. - S’estingue nel mare Che di vita Vibra.- ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- SORDIDI LAMENTI Sotto betulle torbide lacrime sordidi lamenti d’un pavone a cui gli sfolgorii delle piume l’impervia selva eclissa. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- FRANTUMAZIONE Della burrasca di vermiglio E delle sue magnifiche folgori Solo indugiano esauste perle Sul lacero perpetuino. Segue l’eliotropio Il fulgido splendore; ma non il fiammante Apollo, non il Sole. Si schiude il mirabile fiore Alla nera ombra; non all’estatica Selene, non alla Luna. Allora nella placida aurora. (“Frantumata in lacrime l’illusione, nel silenzio della solitudine sento forte la tua presenza; Il mio demone mi ha lanciato contro un boomerang ma la mia fede è cresciuta. So che piangere significa ritrovarsi, glorificare Dio non più il mio io. Guardo avanti e scendendo nelle acque battesimali rinasco in Cristo Gesù come una sua nuova creatura, il male appartiene ormai al mio passato: È cancellato e vinto, frantumato!”). ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ECHI ANCESTRALI Una radura imperlata Di luce Soffonde in echi ancestrali Di grandine Un sogno screziato Di malinconia; Ciò che è stato Di consapevolezza S’inebria. FOGLIAME DI SANGUE -Fogliame di sangue Macerato graffia E spiana lercio sentiero Entro faggi di pece- Lì giace abietto essere scialbo per le bieche percosse nei suoi tardivi fremiti. -Ma scroscerà Rugiada d’onice Ed irromperà ogni tinta vivida nel viluppo dell’ombra.- Nell’iridi vitree sfolgorio d’ardesia l’incita al primo indomito vacillare; egli correrà allora reiterando la vita tra spine di rose superbe ruggendo lacrime. PULSA...LA VITA Nei celati orizzonti Incede gelido il vento Lontano coi neri nembi. A fiotti da sprazzi d’azzurro Floridi imperlano i raggi d’ambra i prati rinnovati. Lassi e sparuti solo gli arbusti straziati e tremanti ancor pulsano di vita aspettando della primavera l’arancio e il vermiglio. SOLE SPENTO S’è spento il sole nell’orizzonte Vibra il mare e brilla d’oscurità com’ogni tuo sguardo. SILENZIO CREPUSCOLARE Prese l’iridi Dal silenzio crepuscolare Nell’essere m’inabisso Come amanti di fiamma tremanti Brucianti dinanzi all’oceano In burrasca. Così l’avverto Sole d’onice Fatua palpitare; la vita. FOLGORI Ci sono macchie scure, zone d’ombra che anziché scacciare ho alimentato, Che non riesco ad estirpare mai dal mio io: frutti cattivi d’un albero buono, Enigmi interiori della mia mente, sempre invasa da concupiscenti tentazioni demoniache, Carnali follie indecifrabili radicate in me sin dalla nascita: Perdonami mamma! Se non son riuscito ad essere ciò che volevi, Per non aver saputo vivere una vita normale: una falsa libertà mi rendeva schiavo. Ora che tu non sei più capisco che l’unica ragione della tua vita ero io Le tue parole scuotono la mia anima Come folgori nella notte, ho sfigurato la bellezza dell’anima scandalizzando i miei occhi; Rimane il rimpianto di non averti ascoltata e il doloroso esame d’un passato ingolfato di sbagli. Ma vi è un’unica grande consolazione dopo la tua morte, segno di vittoria: L’imbattibile tempio di Satana fatto di lussuriose immagini oscene, Eretto in segreto a casa mia, ora brucia nel fuoco, umiliato ed impotente, Ridotto in cenere, trasformato in sporcizia e spazzatura. Quel maledetto perverso gene ereditato da mio padre, È ancora presente in me, Ma la potenza di Dio lo ha reso innocuo ed inefficace Trasformandolo, dopo un lungo e progressivo periodo di purificazione nel mio spirito, In in uno strumento di gloria per questa vita e per quella eterna. Casa mia, prima piena zeppa di figure oscene, Ora, completamente ripulita, è ricca di angeli ed immagini sacre, Diventata un luogo di preghiera per gli altri e per me stesso Da solo e in comunione con i fratelli Mettendo a disposizione di tutti Il dono carismatico che il Padre Celeste mi ha dato. VITA SU MORTE Rosei petali sparsi su riverberi oro e porpora d’un brillante sole, laggiù in una pozzanghera di cieco cemento. FOSSI CUPI Limpide allietava il sole Rose cremisi d’assurdo splendore E Zefiro fra petali di mille viole Danzava coi gigli in spirali di candore. Ma d’un tratto scese l’ombra Sui prati rossi. Nera nube spense ogni ambra Nel buio di cupi fossi. Sbiadita ogni tinta Si staglia unico al di là del monte Linea cieca e muta Di morte e dubbio l’orizzonte. Invasa la terra e ogni umano essere vagante Da un esercito di demoni in azione Specializzato ciascuno dei quali e operante Nel proprio campo di tentazione. Più forte dai cupi fossi essa si alzerà Verso chi nel cammin di fede dal peccato sembra distante, Difficile preda più ambita sarà: L’acqua santa in diabolico veleno mutamento devastante! PERLE DI CANDORE Fiammante il fulgido Sole Con sfolgoranti gigli di fulgore Nell’immane mare sino alla sponda sparge Sentiero di luce che arde Fra un miliardo di sguardi frementi Corrucciati, bruciati, accecati All’orizzonte rivolti Bimbo nella spuma s’immerge S’abbaglia di sorriso che splende Carpendo coppa traboccante perle di candore Con due mani Sole. PROFONDITA' Sorrisi Di Perla Lacrime D’onice Grida Di Smeraldo Passioni Di Rubino Cosa n'ode il mare? Uguali, soavi e mille Su profondità diafane Del suo volto benigno Solo Mormorii d’Onda Ombre di Spuma Gigli di Fulgore Ode il mare. IL CARILLON DEL DOLORE Culla Sporca Di Sperma Strilla In Silenzio Ma Ancora Sussurra Melodie Di Velluto Il Carillon. MACHERA DI CRISTALLO Chiudete il sipario lo spettacolo volge alla fine ormai stanco l’artista sfinito si ritira nel suo camerino. Nel pubblico cercava una luce lo sguardo della sua ballerina ma vana è la ricerca lei danza persa nel nulla. Lo spettacolo impassibile ricomincia: "Ridi, ridi... vivi, interpreta... sogna!" Ci sarà ancora una commedia e come sempre tu sarai l'incompreso protagonista, al di là di te stesso dietro maschera di cristallo oltre ipocrite finzioni, una smorfia di gelo. Dolce e incantevole l’illusione malata e tu sei inconsapevole maestro regista e attore. LASSU'...OLTRE LE NUVOLE Venne il vento e portò via i suoi ricordi, in un alito li rapì trascinandoli senza darle spiegazione alcuna. Leggeri fluttuavano nel cielo, liberi finalmente di volare, da soli non più reali senza vincoli. Un sorriso rubato un amore mai scordato una passione il dolce tocco di un bambino! Volarono insieme lassù oltre le nuvole oltre il blu. Raggiunsero mete da tanto sognate per vivere ancora una volta nel cuore di chi li aveva perduti. ANIME MUTE Solo ti perdo In pensieri offuscati Da nebbie indistinte Attimi scappati Da un destino non svelato La tristezza t’invade Come un’onda alta e potente Che non lascia scampo Tu piccola donna Puntino nell’universo Di anime indistinte Di volti non definiti Granello di sabbia Sulla riva Di un mare Di corpi informi Di anime lacerate In un attimo Da anni e anni Di odio Di vendetta Di tragedie Accumulati Gli uni sugli altri Anime mute Stanno lì In silenzio Ad ascoltare La speranza Di un domani Di un giorno nuovo Di una nuova luce Che rischiari il cammino Una luce accecante Bagliore d’amore E fratellanza Luce di tolleranza Luce di pace Che rischiari la speranza Di una vita migliore Di raggiungere la riva Della salvezza. GRIGIO ACQUARELLO Pioggia sul selciato colori indistinti anime bagnate. Delicatissimo fruscio. Sembra del pittore il pennello che: leggero dipinge grigio acquarello. Frusciare lento: come seta antica. Leggero andare. Semplicemente: Piove. MAGIE D'AUTUNNO Quando le foglie si preparano a morire regalando: non un’agonia ma un tripudio di colori il cuore immalinconisce. Si sente andar via rubare dall’età offuscare dai ricordi. Come le foglie mescola colori. L’oro: è l’amore. L’argento: la sua età. Il rosso: la sua vita. Il verde: il suo prato di speranze Questa è la magia. Un bosco d’autunno colorato. Non è agonia. di un cuore ancora innamorato di questa vita stanca. LA TELA DELLE TRE SORELLE Tre sorelle tessono una tela. Buio:sorregge il filo Notte:tesse lesta Orrore:cuce. Grido, per tornare quello che ero. Nessuno ode. Il silenzio tace. Mi avvolge scuro quasi maligno. La tela è pronta: sudario destinato a una parola. Deve morire: il suo sepolcro è pronto. Solo la mia dolcissima Asia può riaprire il vaso. Far uscir speranza. Corri Asia corri del tempo mi puoi ancora regalare. Il Vento non lo voglio ancora seppellire! LA SCALA DEL TEMPO Vecchie scale consumate da secoli di passi mi portano alla finestra dove stavo affacciato da bambino. Son passati anni anni ed ancora anni! e ti ritrovo qui fedele, polverosa ma sempre amica. Come sdraiato su di un'antica e spettrale sedia a dondolo. man mano crescevo osservando il mondo con occhi sempre nuovi. Com’era bello il paesaggio: dolce brughiera un pò nebbiosa. ed io li, incantato a guardare. Anche ora mi affaccio. Ritrovo quella voglia d'un tempo. che sembra improvvisamente esumarsi. Il vecchio ulivo, sempre più grande, ora mi sta salutando. Lui mi riconosce ancora. Eppure quanto son cambiato da allora. Scende piano l’autunno sui miei anni! Come scende dolce serena in fondo alla mia anima la sera! Ora devo, devo, devo andare, là dove tutto mi è straniero il futuro nebuloso e incerto la vecchiaia opprimente ed imminente. Ma un giorno un giorno forse tornerò e quando ciò accadrà chissà se mi riconoscerai ancora! Chissà se nel bianco dei miei capelli e nella stanchezza delle mie rughe, saprai captare nuovamente gli occhi di me bambino. SUSSURRI E POESIA Liquide note virtuose: nell’aria spandono voce melodiosa di questo pianoforte. Si confondono col silenzio danzando tra i cristalli del lampadario. Sospese nei pensieri si rincorrono tra felicità e tristezza. Pianissimo………….. Ecco l’andante . Sussurri e poesia. Sull’ultima nota s’incanta il silenzio. VAI Solchi l’acqua Maestosa. Tuo il mare che succube ti abbraccia frusciante sussurra. Ora vai, non indugiare oltre forte e sicura. verso orizzonti con nuovi arcobaleni. La tua forza dammi prendimi come polena: con te conoscerò il sapore amaro del mare. Oltre l’orizzonte sparirò con te coperto di sale. TEMPESTA SPETTRALE Passione risplende nel miraglio della lussuria come fuoco che arde vane emozioni. Frammenti rosso rubino riflettono il femmineo profilo di suadente fascino alchimia di incanto e fertilità. Ricordo effimero di perduto amore volteggia come foglia al gelido vento per poi svanire in un anelito di vivo sentimento. offuscati i nostri lumi dentro di noi saette come serpi di una tempesta imminente ritardata dal vento strisciante dei nostri mille brevi baci e taci, taci... pulsa parole e brama la mente di voglia ossessiva stropiccia d’arancia la pelle e piega le gambe debolmente ad ogni graffio ad ogni morso ad ogni soffio... una cerniera lampo scivola lenta in verticale giù fino all’osso sacro sinuosa sbaraglia il campo come un freddo bisturi la tua colonna vertebrale... fa' piano ché dentro di noi la tempesta in corso la diplomazia dei gesti è all’erta per dilungare questa lotta eterea in questa notte eterna... lesto sulle tue labbra soave sul tuo neo ti guardo cedere dolcemente t’accarezzo da brividi il collo e m’arrampico tra le tue valli... ti adoro inginocchiato e fedele bacio il tuo letto a mani tese guanto d’ansia e di finta quiete assorbito dal tuo incenso frustato dalle tue catene e ingoiato dalla forca... frutto di mare libertà e male ti mangio crudo sei il bisogno sei vizio sei sazietà animale in questo lampo notturno sei tempesta spettrale. COMPLICE ARMONIA Visi sconosciuti dipinti sull’identica tela nell’attesa di un sogno, arrivano a percepire la vibrazione di somiglianze ancestrali, scoprendo gli occhi a disegnare fuggevoli momenti di serenità dell’anima. Divisi da terre lontane affiora il desiderio di sentire le voci, di sfiorare attimi di complice armonia per nutrire lo stupore che avvicina le emozioni più profonde. Così, gemelli nel respiro, camminando mano nella mano, compagni d’avventura del destino incantato, una cascata di luce inonderà l’intima passione di una carezza al chiaro di luna. Sarà la gioia di un incontro. Per un lunghissimo istante… che apparirà vicino all’infinito in cui equilibrio e grazia, liberando i sensi più puri, concederanno il privilegio di abitare lo stesso mondo. IL CANTO DEL CIGNO Vivide gocce rincorrono immagini sbiadite nell’ombra; drappi neri s’inseguono nel cielo di lucida pioggia. S’incammina la sera e i tratti del mondo scolora. Bruciano nuvole torbide - stordite, infiammate - al canto del cigno solista del sole. Con lingua di fuoco le afferra, dilaga, si scioglie, le invade. È un incendio sommerso d’oro e piombo colati - fusi l’uno nell’altro - abbracciati. Il cielo s’inebria, svanisce la terra... ESTASI ANTICHE Quando il tempo era vivo e potevi toccarlo con dita profumate di bimba non respirando ancora quel suo aroma amaro, quando poi ti baciò fra i capelli e sulla pelle facendoti donna, facendoti dea di giovinezza immortale, lì ero io come un veliero sospeso sopra il mare, uno squarcio ferito di vento che scioglieva il dolore a ricordarti chi ero al di fuori di te, immerso di carne e di sangue a coprire il silenzio del tuo segreto.. E di ogni cosa sentisti finalmente il sapore. Mi sfiorasti, vaga e indistinta - visione intatta dell’anima - pietra, raggio di luce e follia: linfa dolce dalle vene, dubbio aperto fra le cosce, la percezione incerta di esistere in bilico sul filo, per amare. in estasi fuggevoli di nulla a dissetarci coi nostri corpi mortali e le nostre anime divine ancora e poi ancora... ABISSI SENZA SCAMPO Arrenditi fra le mie braccia fragili scivola piano ai bordi del mio cuore; io ti ho dispersa ormai tra mille angoli e nevica un silenzio che assassina... Assolvimi per questo cielo inutile - pieno di voli e abissi senza scampo- ricorda che bellezza non perdona: svicola serpe in fondo ai desideri. E quel che è stato è cibo per i cani - ruvido istinto che incatena ai limiti - volgi lo sguardo, la tua strada è libera: assolo e dissonanza ancora tiepidi... Tutto mi tace intorno come l’ombra del mondo che si allunga sulla via. Gli occhi di un cieco tu li hai mai guardati? Sono rivolti al sogno che non muta. Conta solo il respiro, mentre il tempo ignaro arresta il passo sulla soglia; nevica adesso e ormai si è fatto tardi... La parola, soltanto, gronda sangue. IO RESPIRO Era l’istante immobile, stremato sugli occhi nudi e visionari dell’aurora. Raccolsi l’erba e chiusi il pugno a trattenerlo, ma fu l’errore a tradirmi e sciolse il pianto. Credo all’idea, al sogno fatto carne che mi fu spina a crescermi nel cuore. Fiore non schiude se neghi pioggia al cielo e nell’istante fermo, adesso, io respiro. SCHIAVA DELLA CARNE Donna che sei padrona di niente, schiava della carne spezza per me queste catene rimescola il mio sangue alla sabbia del deserto trasfondi il tuo - piacere!- in un’oasi di sole, e rompi il silenzio complice d’inganno, restituisci dignità al cielo ed al mio corpo: rifammi bambino nel cuore e nell'anima - come sai fare - tu che dal tuo utero dài vita. E fammi fiore che dai miei petali strappati non sgorghi più il dolore, ma finalmente la speranza di un giorno nuovo, in cui la libertà di essere non sia solo orizzonte ma germoglio di vita vera. INSEGUENDO LE NUVOLE Le nuvole passano dentro ai tuoi occhi, sono uccelli che tornano da molto lontano... o forse stanno ancora partendo per l’amore che non dice e sussurrano parole, nel silenzio. Le nuvole oggi mi attraversano il cuore, sono gocce di pioggia e di sole cadute tra le dita bagnate in fondo al secchio del tempo, mentre il fiume scorreva annegandomi i sogni... Le mie nuvole le ho succhiate da piccolo nelle notti in cui avevo paura, quando il buio mi entrava dagli occhi sotto fredde lenzuola di rabbia; gli aquiloni strappavano il filo come palloncini colorati e restavo a guardarli volare. Ora che sono libero dentro la mia illusione voglio perdermi ancora, un sacco a pelo e via… inseguendo le nuvole. Mi raccolgo le lacrime e ne intreccio collane: incantesimi fragili, perché il cielo è mutevole. STANOTTE Stanotte ho fermato su di me le tue labbra, spezzando il lamento del tempo in cui fui senza esser chi sono. Sull’erba è lievitato di sole il mio corpo, l’ampolla si è versata nel mare del tuo vivermi dentro, da sempre. E l’onda si è infranta sull’orlo del sogno -donna, sangue, mio amore- sgranando l’eterno proprio fra le mie dita. Tu stai a me come l’acqua ad un fiore come il buio alle stelle, il canto antico degli avi che mi nutre le vene. Mi somigli, mi insegni il flusso delle maree -ritmo arcaico del cuore- l’inverno che non si umilia e incarna già primavere. Stanotte ti ho sentita tremare nel sonno, il dolore ha sfoltito le ciglia, ma il tuo fiato era culla e rifugio. Il delirio dei giorni sprecati a contare in silenzio la pioggia si è dissolto nel tuo abbraccio caldo ai confini di un mondo inviolato. Ora dormi mia Atlantide emersa dal profondo mistero notturno, mio miraggio più vero del vero... e chiamandoti imparo il mio nome. E POESIA FU Dall’amante tormento fra le tenebre e aurora originarono i venti che impetuosi versarono, zampillarono stelle a illuminare la notte. Il sangue sgorgò dalle ferite del cielo. E poesia fu agli occhi dell’uomo. SIMBIOSI D'ANIME Fuso al ventre della Madre -inscindibile crepa d’immaturo amore- sempre andrai cercando un varco al centro dell’universo ingrato. Nuvole dense e pioggia nei tuoi occhi incontrati per strada mentre già tradivo, Armato di cristallo crepitando lucciole distanti. Non erano braccia nè certezze Non erano lievi i sogni nè carezze Avevo reciso il filo di tristezza... Anch’io prigioniero di un’immagine stranita Anch’io perso per sempre nel deserto: Ferite aperte tra lacrime nude... Eppure siamo stretti uno nell’altra, pericolanti tracce del futuro, sopravissuti allo strappo più crudele. Tremante sui sentieri del tramonto, attraversando in bilico i crepacci, trasparente è ancora il nostro sguardo. Sospesi sull’abisso, franando a perdifiato nell’immenso... Simbiotica -d’intreccio indissolubile- è la nostra Unica Anima. LA LUNA DI PETER PAN Sentirsi eterni adolescenti o addirittura curiosi bambini alla meravigliosa scoperta del mondo. Presi per mano dalla fantasia, sospesi fra le nuvole tra favole ed eroi, viviamo nella città dei sogni. In fondo siamo creature talmente vulnerabili e fragili che finiscono per provare realmente i sentimenti e le emozioni che immaginano. E rifiutare di crescere, fuggire dalle proprie responsabilità, annullare la vecchiaia e cancellare la morte. Tutto è ingenuità, disarmante stupore, poetica avventura, tenerissima immaturità. Avere per amici solamente gli artisti, gli uccelli, gli acrobati, gli angeli e tutti coloro i quali con i piedi per terra un senso non hanno. Viaggiare con la mente, leggeri come piume che non atterrano neanche senza vento, col dono dell'immunità' verso i problemi pratici quotidiani, incontaminati dalla crudeltà del materialismo. Noi siamo Peter Pan, affetti da una sindrome cronica che non si potrà mai curare e che si nutre ogni giorno di nuovi colori, nuove sensazioni, abbiamo la luna sempre negli occhi siam pronti a raggiungerla in ogni magico istante. Siam veramente malati e patologici? o forse siamo solo più fortunati di altri, capaci di essere noi stessi. Credo che siamo davvero vicini a Dio e veniamo da un mondo che sta al di là. UN PALLONCINO COLORATO Ma chi sono veramente io? Ha senso cercare di scoprire me stesso? Inseguire uno spettro senz’anima? Io troppo piccolo tra tutta questa gente che popola la terra, insignificante rispetto alla grandezza dell’universo. Un palloncino colorato sfuggito di mano ad un bambino che vola sempre più in alto fino a sembrare un puntino lontano. Poi sparisco del tutto privo d’identità senza storia. IL GIARDINO INCANTATO La bimba dagli occhi assonnati e con indosso un pigiama bianco, come sonnambula entra nel giardino incantato e vede cose mai viste: statue di cera ed animali parlanti creature fiabesche e divertenti folletti. Strane piante ora la spiano alberi fioriti sussurrano la primavera. Mille lucciole danzano a festa bellissima fate muovono bacchette magiche a ritmo di musica fanciulli fantasmi giocano a girotondo tenendosi per mano. In fondo a quel giardino fatato come fosse un regalo per lei la bimba osserva stupita una vecchia sedia a dondolo. Si siede felice chiude i suoi occhietti e ogni cosa scompare. FARNETICAZIONE Ho visto un topo inseguire un gatto una formica spingere l’elefante e una gazzella sbranare il leone. Ho visto anche un nano alto un bambino vecchio ed il nero diventare bianco. Ho visto poi tra fuochi di ghiaccio ed inverni estivi ciechi vedenti e muti parlanti lupo e agnello passeggiare insieme. Ho visto infine il Messia predicare nel sinedrio e nella sinagoga di Gerusalemme. Lo condannarono a morte con una corona di uva rossa. Ho raccontato ciò che ho visto mi hanno internato in un manicomio. MIA PICCOLA LISA Il dono più grande che la vita mi possa offrire è quello di poter leggere ciò che nascondi nel cuore, mia piccola Lisa. Lascia che io lo raccolga fiore che è gettato via, e lo custodisca qui in uno spazio che da tempo ormai è anche tuo. Spero che quei sogni che come gemme preziose porti nel cuore un giorno si avverino tutti, perchè lo meriti e lo desideri. Non ho mai visto nella continua ricerca della mia immaginazione ne' in mille volti di creature reali, una ragazza dal viso così dolce e poeticamente espressivo come quello tuo. Il tuo adolescenziale mondo è per me suggestiva poesia, la tua voce, quel silenzio dei tuoi timidi sguardi! Trovo nell'irrisolvibile mistero in cui celi pensieri ed emozioni qualcosa che mi appartiene e mi attrae, sensazioni che, nella mia tormentata e adulta esistenza, sono anche mie. PICCOLI MOMENTI Sono i piccoli momenti a riempire la nostra vita. Sono i piccoli momenti a regalarci le più belle emozioni. Sono sempre essi che si fissano negli eterni ricordi, che non vanno via nemmeno quando gli occhi si bagnano di pianto. C'è vita persino in quegli attimi di disperazione dal silenzio una scintilla di gioia provocherà un'esplosione. Basta un istante, solo un istante per rallegrare i nostri gelidi cuori. IDEA DI LIBERTA' Ho nella mente un'idea di libertà, ma nella mia mia vita purtroppo vi è una libertà in gabbia. Scavo nei miei sogni e trovo idee infinite, fuggenti attimi, sussurri lievi di libertà. Penso, mi fermo, rincorro, ascolto, e scopro in me sempre lei la libertà: la libertà è in noi dobbiamo solo trovare il coraggio di liberarla, non rinchiuderla mai. Vola gabbiano! librati alto nel cielo della speranza, sfiora i raggi del sole della vita, tuffati nel silenzio della pace, giaci stanco sul lido della fiducia, e vivi! Anche le gocce d'acqua possono gelare prima di unirsi all'oceano, il freddo clima dell'umanità può lasciar galleggiare i pezzi di ghiaccio finchè un raggio di sole penetrerà la lastra gelata e l'oceano accoglierà riscaldate nel suo seno le piccole gocce. Spero di poter un giorno essere un raggio di sole. L'ECO DEGLI ANGELI Ho sentito delle note provenire da lontano ma forse era l'eco delle risate dei bambini. Ho visto una luce brillare da lontano ma forse era il riflesso di un battito del cuore nel silenzio. Ho udito le parole giungere alle mie orecchie da lassù ma ora sono sicuro eri tu, tra gli angeli, che mi parlavi. ATTIMI DI MERAVIGLIE Quando la sera tutto si ferma e il silenzio può entrare nel tuo cuore, riesci ad ascoltare note inespresse di una vita che palpita nelle tue vene. Non fa freddo e la notte sarà più bella che mai! Potrai guarire da quelle notti insonni, scacciare la paura se lo vorrai, riemergere per un attimo dalle tue profonde solitudini. Chiudi gli occhi e lasciati cullare dal mare dei ricordi, lasciati accarezzare dalla brezza dei sentimenti, assaporando vivide sensazioni potrai scoprire una luce che brilla. E' un diamante dalle mille facce che chiede solo di essere scoperto e condiviso, fermati! contempla quella luce, parlale della tua solitudine, togli le bende che ti accecano. Troverai un volto con occhi pieni d'amore, troverai una mano che ti vuole sostenere, troverai un cuore che ti vuole abbracciare. Ti prego credi nella sincerità e nella magia di quegli attimi, non lasciarli sfuggire ma vivili, vedrai meraviglie compiersi in te. CHI SEI Chi sei? dolce compagna di avventure! Sono solo e tu sfiori il mio braccio. Piango e mi mostri un sorriso. Sono triste e mi fai una piroetta. Vorrei morire ma mi porgi un giglio. Sono silenzioso e tu canti al mio orecchio note di gioia, ma chi sei? ESISTONO SILENZI Esistono silenzi in cui vedo scorrere parole come un fiume in piena sul diario della vita, ma non è la mia mano che le scrive. Esistono silenzi nei quali vedo scorrere una lacrima come stilla di rugiada sul mio volto, ma non sono io che la verso. Esistono silenzi che mi fanno sentire un alito di vita che come un profumo di mille fresie mi accarezza il volto, silenzi magici in perfetta sintonia col mio indefinibile anelito. Ora sento e comprendo che il cuore dell'universo palpita all'unisono col mio respiro e allora chiudo gli occhi, e cerco di ascoltare nel silenzio la dolce melodia di quegli istanti. Sono attimi che parlano d'amore, che mi rapiscono con loro, e in quei momenti trovo anche te. LA' DOVE IL SOLE ILLUMINA ANCORA Stringimi a te, ai tuoi sogni leggeri che san volare in alto sino a sparire all'orizzonte per poi riemergere in quella zona del cuore che confini non ha. Guardami riflesso attraverso la chiarezza delle tue pupille, incontaminato sguardo d'un'anima semplice, e con un sorriso illuminami e scolpisci il tuo amore nella mia mente. Calpesta la mia eterna tristezza, lascia che rimanga a terra immobile e impotente, polvere sulla polvere, inerme come nulla nel nulla. Mostrami il profilo d'un arcobaleno arco di vivida luce e colori sgargianti, affinchè possa frantumare squarciando il buio della mia solitudine che nessuno sa capire, che nessuno è in grado di ascoltare. Portami in alto, lontano da quaggiù, via dalle ombre oscure che mi rendono loro schiavo, là dove il sole illumina ancora e riflette amore. Ascolta il grido della mia disperazione e amami più forte che puoi, mostrami fiducia, regalami l'infinito, fai sentire questo bambino insicuro e uomo mancato importante almeno per te. QUELLO CHE VORREI Io cerco la tenerezza non come si cerca qualcosa che non si conosce e che non si è mai provata, ma come qualcosa di cui si ha infinita nostalgia. Ecco cosa vorrei per me: un sogno dipinto coi colori dell'arcobaleno sul fondo azzurro dei miei pensieri e sterminate praterie di profumatissimi fiorellini e un mare verde smeraldo rigoglioso di vita subacquea. E vorrei che quel ponte di colori e di emozioni unisse idealmente la prateria e l'acqua, la mia vita e quella che vorrei che fosse per essere libero anch'io fino a divenire cielo, anima nell'anima, vento nel vento. ARTEFICE DELLA MIA VITA Non esiste il destino, sono soltanto io l'artefice della mia vita, io e soltanto io posso scrivere la mia storia disperata ma profondamente umana e per questo vera, sofferta, vissuta. Semplicemente so che devo vivere senza aspettare il via della bandiera a scacchi, devo correre prima che sia troppo tardi, potrei sprofondare nella palude della tristezza se solo mi fermassi a riflettere o mi arrendessi in partenza. Vane le preghiere, inefficaci le medicine, nessuno mi spingerà a seguirà il mio cammino, dovrò necessariamente farcela con le mie sole forze, nessun aiuto dall'alto, forse nemmeno il soccorso della zingara fortuna. Stasera però mi sono fermato un attimo a guardare il rosso del tramonto che dava l'addio al giorno proprio mentre anch'io mi sentivo finito, quella luce mi ha sussurrato piano: "tu rinascerai con me e vincerai se lo vorrai". IL CHICCO Era arrivato il giorno tanto atteso, il mio sogno doveva essere seminato, doveva sbocciare, crescere e dare i suoi primi frutti. Piantai quel chicco nella zona più fertile della mia vita, lo innaffiavo ogni giorno con le mie lacrime e desideravo sempre più la sua nascita. Finalmente spuntò una foglia, mi fece sognare, sperare, sorridere, sapevo che i suoi frutti sarebbero arrivati presto. Con molta lentezza crebbe, fece un piccolo fiore, un briciolo di gioia ma nessun frutto. A differenza della lentezza con la quale era nato, al primo spiffero di vento morì e con lui il mio cuore. LA RINASCITA Per assaporare i colori della primavera e sentire il calore del sole, il suono della natura che rinasce, dobbiamo avvertire prima il gelo dell'inverno. E il bosco dovrà apparirci freddo e silenzioso, solo dopo vedremo il pettirosso cantare, giovani foglie danzare, una goccia divenire oceano. E i fiori giaceranno inerti sepolti nell'oscurità per poi germogliare e fiorire come per incanto, fiori vivi che mostreranno le corolle al sole. L'inverno può durare anche per mesi e mesi, il buio potrebbe rivelarsi lungo e interminabile, camuffarsi da maschere umiliate e sconfitte di solitudine e di tristezza ma la primavera e con essa la sua incantevole luce torneranno sempre prima o poi e sarà festa nei nostri cuori, definitiva vittoria per la nostra anima. I COLORI DELL'ARCOBALENO Tu che hai saputo dipingere con i colori dell'anima, immortalando sensazioni racchiuse in mille immagini. Hai creato arcobaleni, voli di aironi tra cielo e mare abbagliando di luce l'orizzonte del cuore. Mi hai modellato, con la tua arte plasmato, sfiorando insieme il tutto e il nulla, l'estremo e il semplice. Una libertà infinita che attraversa il respiro e fa volare via, via. IL SILENZIO DELL'ANIMA In questa notte che il sogno non riesce a strappare ai miei pensieri, lascio scivolare lievi piccole gocce sul mio viso. Il silenzio della mia anima ora preme come non mai. Ed io riconosco la mia debolezza, la disperazione d'un uomo che è consapevole della propria fine. Ma io non vorrei morire adesso senza nella mia vita aver mai amato prima. RITRATTO DI DONNA Soffermandomi a guardare il tuo viso, quella profondità del tuo sguardo, vorrei passarci delicatamente le dita seguendo con una linea i tratti dei tuoi lineamenti. Scrutando i segreti di quegli occhi verdi che sembrano cambiare ad ogni tuo stato d'animo, non so che darei per leggere quelle paure e incertezze che mai avresti il coraggio di rivelarmi. E in quell'infinita dolcezza che lasci ancora scorgere, cerco dipinto un viso di bimba, trovo invece il ritratto di donna. IO E TE IN AMORE Se avrò gli occhi spauriti di un cerbiatto indifeso, ti potrai commuovere e mi accarezzerai. Se subirò la sconfitta di una speranza naufragata nel niente, soffrirai con me dispiaciuta e mi consolerai. Se di colpo scoprirò di non farcela più, tu combatterai con me e mi incoraggerai. Ma quando ti guarderò con gli occhi di un uomo innamorato, ti perderai con me e saremo un vortice nel blu dell'oceano. Là dove la vita si rigenera dopo la morte, là dove il tempo non si ferma. Io e te in amore. SAPORE DI LIBERTA' Voglio allargare le braccia e respirare forte l'immensità del cosmo, il sapore della vita. Voglio sentirmi libero, Finalmente felice di vivere e amare senza negare più a nessuno me stesso. Desidero imparare a conoscere ed aiutare il mio prossimo, dire addio alla bramosia d’egocentrismo del mio io. IL QUADRO PIU' BELLO Spicchio di luna in cielo, aliti di parole incantate, soffio caldo del tuo pensiero sul mio cuore. Mi soffermo a contare e raccogliere le stelle ne farei una collana per donarla a te che non ne hai bisogno perchè stella fra le stelle. Altro che tesori e ricchezze! non servono gioielli e diamanti, regni solo tu con la tua magica e preziosa presenza. Tu dolce e bellissima principessa nella favola della mia vita, dolce musica il tuo respiro che danza nella notte col silenzio. Ed io che in uno spiraglio di luce ti guardo incantato come un fermo immagine nella mia mente: il mio quadro più bello. LA MAGIA DI UN NUOVO GIORNO E' ora finalmente! quell'attimo mansueto che segue la notte e precede il mattino trattiene il respiro, la natura tutta è in attesa, il risveglio è prossimo. La magia che si rinnova nell'incanto dell'alba, canta il gallo ambasciator di questo evento, poi trepido silenzio e fremente compostezza. Ed eccolo il boato in un fragore di luci che si accendono tutte insieme, esplodono nel cielo, giunge infine il sole a battezzare il nuovo giorno. Ed è un festoso cinguettare di uccellini, lo schiudersi dei fiori, la carezza della rugiada che lieve scivola sugli steli, la òla dell'erba che vibra pizzicata dalle esperte dita della brezza. E poi ancora il guizzar dei pesci giù nel fiume, il suono d’una campanella al collo d’una mucca, il rincorrersi di un'onda dietro l'altra, oche che schiamazzano in girotondo, il sapore fresco del latte appena munto, del pane caldo, delle uova raccolte sulla paglia, lo sguardo di un pulcino appena nato con le piume in disordine. I miei occhi sbigottiti che veloci applaudono aprendosi e chiudendosi ritmicamente sul mondo che nasce, avidi e mai stanchi, felici ancora di assistere alla magia di un nuovo giorno. SEGRETI Segreto grave occultato dalla maschera del silenzio. Segreto profondo sigillato da una promessa. Segreto fragile taciuto per rispetto. Segreto inconfessabile celato per vergogna. Segreto remoto ancestrale, incomprensibile, misterioso, completamente folle. Quanti segreti appartengono alla coscienza d'un uomo! Radice d'un male, silenzio dentro il silenzio, amara fonte di strani tarli. Quanti segreti verranno con liberazione confessati? Ma quanti di essi sfoceranno poi nella morte! OCCHI DI GATTA Occhi oblunghi d'ambra e smeraldo percorsi dai sentieri dell'eden. Oasi sconfinati di terre e fuoco solcati dai fiumi dell'anima. Mondi lontani d'amore e odio abitati da abissi profondi. Occhi di gatta inafferrabile enigma. NEBBIA E la nebbia scendeva lentamente confusa. Solo una luce si distingueva all'orizzonte in un tremulo brillio. Poi un'altra e subito dopo un'altra e un'altra ancora. Indefinibile paura e insieme lontana speranza, chiusi gli occhi e non fu più niente. L'ALTROVE Libero varco che trasmigra mondi veggenza astrale tra fuochi oscuri, notti di voci in sussurri sopiti che risvegliano danze di lucenti magie, nel dorato alito di fate leggere. Quello strano timore di essere Anima come un lamento di foglie schernite dal vento! Come sorrisi di orchi che diventano buoni! E per un istante sottile, trafitto dal megalitico luccichio della luna, il confine che separa l'Altrove non è poi così lontano. MASCHERE MUTAMBOLE Non detestare ciò che sei se sei, vivi semplicemente nell'orma dei passi antichi che furono dei padri fucina dell'esistere. Ascolta nel silenzio la saggezza e lo scongiuro di maschere mutambole come folletti strambi malati di magia, piegati alle fogge di forme controverse cercando il senso della smorfia in ogni pietra cesellata. Non vedi? Ridono di te! Non senti? Piangono per te e cantano la storia lontana che scaccia demoni dal mondo. GESU' IO TI AMO Gesù! Ora posso, devo, voglio amarti; ogni giorno di più! io ti sento vicino, molto vicino fin quasi a sfiorarti, guardandoti dal basso verso l’alto inginocchiato ai tuoi piedi. Per troppo tempo non ti ho creduto e ho vissuto come se tu non esistessi, lontano da te senza mai leggere il Vangelo, perso in strade buie senza sbocchi. Tutte le porte mi parevano chiuse, ero preda di ansia e tristezza immerso in una solitudine senza fine. Sopravvivevo ossessionato ed atterrito dall'idea d'invecchiare e morire, schiavo della lussuria e della pornografia non capendo che la carne è morte e lo spirito è vita, tu soffrendo hai crocifisso la carne, io ne ho fatto fonte di piacere, il male aveva inquinato persino i miei scritti: ero ridotto una larva umana! Ora cerco persone avanti nella fede mentre prima bramavo esperienze sessuali. Oggi tutto è cambiato come per magia da quando finalmente aprendo il mio cuore io ti ho accettato con fede nella mia vita. Ogni cosa mi appare nuova e bellissima vedo tutto ciò che c'è dentro e fuori di me con occhi totalmente diversi, sento nella coscienza serenità e giustizia. Hai riempito la mia anima d'una purezza fortissima come se in un momento avessi cancellato tutti i miei peccati perdonandomi, purificandomi come un bambino, ero caduto e mi hai rialzato. Sono rinato libero e felice. Ora amo te Gesù, gli altri e la vita ho smesso di chiudermi vigliaccamente nel guscio del mio egoismo ma sento forte il bisogno di aprirmi all'universo che mi circonda. Vorrei tanto fare del bene, aiutare e trasmettere al mio prossimo rendendo testimonianza ed evangelizzando questa gioia che provo dentro e che vorrei condividere con tutti. C'è una nuova luce che brilla nei miei occhi e l'ispirazione poetica è cresciuta diventando positiva e bellissima mentre prima scrivevo dolore e autodistruzione e rileggendo è come se non avessi scritto io. Ho compreso che senza di te c'è il vuoto e regna la paura, nulla ha senso o valore e si è vulnerabili e infinitamente deboli ma nella debolezza in umiltà si è forti. Piccoli grandi prodigi mi sorprendono giorno per giorno rinnovandomi continuamente e progressivamente. E’ una rivoluzione interiore, una metamorfosi d’amore. Tutte le porte si aprono da sole. Ed io non posso più tornare indietro ora che ho sperimentato l'importanza della tua presenza nella mia vita. Smascheri il diavolo, discerno il bene dal male. Da ora in poi griderò al mondo intero: Gesù io ti amo con tutto il mio cuore più della mia stessa vita e ti adorerò per sempre. Perchè con te vicino posso ogni cosa, non deludi mai niente potrà più abbattermi o farmi del male: chi è con te non è del mondo! E le cose di esso perdono consistenza: Solo luce e amore tu hai riservato per me! Tu battezzi, liberi, guarisci, salvi! Dentro me hai iniziato un’opera meravigliosa che porterai a compimento, primi timidi germogli d’una miracolosa fioritura di santità. Leggendo la tua parola, nelle profondità del mio spirito, una capacità di penetrazione talmente forte vivifica. LA SPIRITUALITA' Esiste da sempre e per sempre in noi, in fondo alla nostra anima, qualcosa indefinibile ma estremamente preziosa e vitale capace di renderci immortali, invincibili, simili a Dio, e che non può essere in nessun modo annullata o distrutta. Questo meraviglioso dono di immensa potenzialità che ci è stato regalato con amore è la nostra spiritualità. Immersi nel fango dell'errore e della disperazione o sprofondati nel mare dei nostri guai, essa ci trascinerà con se' sconfiggendo la morte, risorgeremo dalle macerie ricostruendo noi stessi con una straordinaria forza di vita e d'amore sollevandoci fin lassù perchè noi siamo nati per vincere. SENTIRE GESU' NEL CUORE Oggi ho capito una cosa molto importante che soltanto chi sente veramente Gesù nel cuore può comprendere: la vita è meravigliosa, è un dono bellissimo che ci è stato regalato con amore e per questo va vissuta con gioia ed entusiasmo fino in fondo. E se spesso accadono cose brutte e tristi, non è perchè siamo sfortunati o perchè il male regna sovrano, oppure perchè siamo stati abbandonati al nostro destino, c'è invece un qualcosa di bellissimo celato dietro quel male, come un meraviglioso e definitivo riscatto futuro che noi per adesso con gli occhi mortali e terreni non possiamo neanche concepire o immaginare. Per questo io ho fatto la scelta più importante della mia tormentata e solitaria esistenza: "ho messo la mia vita nelle mani di Gesù Cristo" e per la prima volta in vita mia scrivo di Gesù e per Gesù. CHISSA' SE TI RICORDI ANCORA Chissà se ti ricordi ancora le domeniche d'estate e quel silenzio nelle strade, correvamo solo noi ad inseguire i sogni senza più tristezza ed abbandono. Stringevi forte la mia mano nella tua e spinti dall'incoscienza della nostra età fuggivamo via lontano, vivendo il presente senza domani, ci bastava e non ci importava di sapere cosa volevamo noi dalla nostra vita. Chissà se ti ricordi ancora i pomeriggi d'inverno trascorsi chiusi in casa a fumarci la malinconia, ad inventare il nostro mondo, giorno dopo giorno senza aver paura, senza fermarci davanti a niente tra storie vere e viaggi con la mente. Ma il tempo passa in fretta sai ed io ho non ho imparato a vivere ma lo stesso tempo sento che non cancellerà quelle cose in cui io credo che vibrano e bruciano dentro me, mi chiedo se anche tu sei rimasta quella di allora. Chissà adesso dove sei, che fai e con chi stai! Chissa se avrai trovato mai la vita che volevi, quello che sognavi. I POETI Ci sono ancora loro, strani individui con l'anima più leggera di una nuvola. Loro, i poeti, ingarbugliati nelle rime di ogni giorno, con le più vere promesse e il più nobile scopo: donare con il cuore e tramite la penna ancora e poi ancora all'infinito, amore. Ci son sempre loro a risvegliarti dal torpore che t'infonde l'infernale macchina del nulla, a dirti quanto vali se le ali le dispieghi ancora ferite e sanguinanti forse. Ci sono ancora loro a dirti di stranezze disegnate dentro al vento, a farti capire quanto sia vero il tuo sorriso se arriva dopo quel dolore, quanto sia libero questo mondo se non avvelenato da quei gas più che mai sconosciuti ed assassini. Sì, libero e vero! come la vita che ti scuote contro quella morte che non puoi capire. E ci sono infine loro: bambini, folletti, tenerissimi giullari di emozioni ormai ridotti a non avere più parole che parlano muti lo stesso, piangono in silenzio, e nel silenzio, senza fare rumore, accarezzano l'immenso. AMORE Ho visto lanterne ardere in un silenzio infinito dove la memoria si perde. Voci di bambini aleggiare in un tempo remoto dove suoni di flauti contrastavano sussurri e grida. Incontrollato amore, sconosciuto, amaro disperato amore che devasti l'animo e sconvolgi la mente. Amore rincorso, perduto, ritrovato amore di lacrime che purifichi gli occhi e lontano calmi l'ardore. Ho sentito il mare infrangersi in onde di tempesta in un tempo inaccessibile dove il dolore si dissolve. E ricordi amari al cuore che offuscano la vita vissuta e non vissuta. Inspiegabile amore, vagabondo, inconsueto fragile amore che distruggi il mio sangue e annienti il mio corpo. Amore cercato, sognato, sperato amore di rabbia che infiammi lo sguardo e lontano accendi le vene. Più amore più forza, più di te dentro me. FRAMMENTI DI SENTIMENTI Impalpabili volteggiano nell'aria e profumano di primavera cadute distrattamente da chissà dove smarrite nel tempo. Spaziano nella mente nutrendosi di spasimi anelando consolazioni. Danzano coi ricordi si adagiano su fiori recisi dipingendo l'amore. Un ritratto d'autore ma sono solo briciole briciole e nient'altro. Frammenti di sentimenti che uniti tra loro danno vita al mio cuore, INCROCIO DI VITE SBAGLIATE Sei storia d'amore incompiuta, poesia mai finita, sei l'amore sfiorato e incosciente incontrato per strada, la stessa a un incrocio di vite sbagliate. Fra mille anni o forse fra un istante io ti ritroverò seduta ad aspettarmi nella quiete di un tempo che sarà verità. Mi chiamerai "mio amore" ed io "piccola mia" come se ieri fosse appena passato, come se mai tu fossi andata via. DENTRO TE Dentro te ascoltavo il dolce silenzio affondando nel grigio notturno dei tuoi occhi mentre l'azzurro delle tue iridi svaniva fra le ciglia del sole. Dentro te percorrevo il tempo immobile cullando il sogno di te bambina ed una carezza silenziosa scorreva accanto ai tuoi occhi lucidi. Dentro te immagino ancora il tuo profumo l'estasi proibita e la dolcezza di quel momento che diventerà il mio indelebile ricordo. IL TEATRO DELLA VITA Personaggi costumi di scena copioni luci prove soddisfazioni. Tutti vagoni di un treno che viaggia lungo il binario del teatro, arte sopraffina nel comunicare con gesti mimica e parole. Un viaggio che conduce la nostra anima in uno spazio virtuale a volte fantastico a volte specchio della cruda realtà ma che ormai fa parte della nostra vita, del nostro essere maschere in questo mondo chiamato teatro. IL DELFINO E LA SIRENA Su un'isola deserta sperduta in mezzo al mare viveva una fanciulla che non sapeva amare. In mezzo alla natura da sola era cresciuta tra fiumi, uccelli e fiori di quell'isola sperduta. Dormiva su una rosa mangiava dentro un cocco cingeva i suoi capelli di un nastro con un fiocco. Passava le giornate parlando con gli uccelli svelava a loro i sogni più intimi e più belli. Il suo migliore amico era un delfino bianco ch'era rimasto lì lasciando il proprio branco. Un dì mentre nuotava nel mare di cristallo qualcosa la colpì in un banco di corallo. Con gli occhi spalancati guardava attentamente quello che succedeva nel fondo sottostante. Il suo migliore amico ossia il delfino bianco giaceva dolorante poggiato su quel banco. D'istinto si lanciò portandogli soccorso e gioì quando capì che non l'aveva perso. Qualcosa nel frattempo in lei era cambiato pensando a quel suo amico che Dio le aveva dato. D'allora la fanciulla con lui volle restare sirena diventando per vivere nel mare. Restò con lui per sempre coprendolo d'amore ma l'isola dei sogni rimase nel suo cuore. LA RAGAZZA COMPUTERIZZATA Io vorrei confessar questo in fondo è un segreto onesto, mi son follemente innamorato di una ragazza virtuale che ho creato. Non so da qual mondo sia venuta ma si muove, mi guarda e non è muta, non esiste nella realtà ma a me par quasi verità. Dal mio computer è uscita fuori d'improvviso senza dolori, problemi e con un bel riso, è proprio bella, formosa e seducente fatta di hard disk, processori ma non mente. Cliccando il suo corpo l'amor ci ho fatto in ogni lato non ho preso virus e piacer ho anche provato, lei programmata ride, parla, si muove sai mi ubbidisce, non dà problemi e non tradisce mai. Figli purtroppo non me ne può dar ma che importa, la stringo e continuo ancor a baciar, ormai in questo secolo di robots e computers ultrapotenti mi sentirei antico con una vera donna coi sentimenti. Per questo io sto tranquillo con la mia ragazza computerizzata che mi soddisfa, mi piace e l'ho tanto amata, son arrivato al punto di non volerla cambiar se far lo possa neppur con una ragazza vera in carne e ossa. LUCE Quando nel buio della notte perdutamente solo come un bambino prego, sento nascermi dentro una forza improvvisa calore ed energia mi esplodono nel corpo, ed è di nuovo LUCE nella mia anima di nuovo LUCE dentro i miei occhi gioia nel cuore festa di sorrisi. Quando invincibile il male sembra sconfiggermi ed ombrosi pensieri mi spingono verso la morte una potenza positiva forte come un fuoco scorre divampando nelle mie vene ed è di nuovo LUCE nella mia anima di nuovo LUCE dentro i miei occhi pace nel cuore libertà nella mente. Quando con brividi di freddo la paura mi assale ed io credo di non farcela più una voce intima mi infonde coraggio pronta ad aiutarmi mi tende la mano ed è di nuovo LUCE nella mia anima di nuovo LUCE dentro i miei occhi amore nel cuore equilibrio nella mente. Quando terrorizzato d’invecchiare e di morire solo senza compagna e senza amore sono schiavo del terribile pensiero che la mia vita non abbia senso o valore tu cancelli di colpo questa mia agonia la tua presenza rende preziosa la mia esistenza ed è di nuovo LUCE nella mia anima di nuovo LUCE dentro i miei occhi serenità nel cuore comunione con te attraverso la mente. È di nuovo LUCE, LUCE e soltanto LUCE! E spariscono le tenebre fuggono da me fantasmi e demoni è sconfitto il serpente. Solo LUCE, LUCE, e per sempre LUCE. Ed io ora so che non smetterai mai di illuminarmi. VIALE ALBERATO D’AUTUNNO Cade una foglia soffice piuma leggera volteggia nell’aria come una ballerina che danza sulle punte poi si posa per terra sul tappeto di questo viale alberato anch’essa parte d’una coperta ingiallita di foglie morte. L’autunno è arrivato con la sua malinconica dolcezza ed ogni albero si sta spogliando del proprio vestito. I rami ormai nudi sembrano tendere le proprie braccia al cielo quasi come ad abbracciarlo. In un amplesso tenero ed appagante, io mi stringo a te, alma Natura, voglio cogliere ogni tuo palpito e respirare il tuo stesso respiro, vestendomi dei tuoi colori. CASTELLO ANTICO Il castello sta là, disteso sul colle come statua imponente. Guarda nebbie e fantasmi terre ed oceani monotoni e spettrali nel tempo che passa. Ricorda lotte e tormenti amori e passioni nel volgere lento dei secoli. Fra quelle mura antiche e millenarie trova ancora rifugio un vecchio gabbiano ammalato e stanco che mira da lontano le immense acque solcate nei voli. MONTAGNE Maestosi giganti addormentati o eruttanti fuoco fra le gole, vi osservo in silenzio su pendii boscosi di valli ridenti brillare al sole come rocce ardite. Cime svettanti che austere sfidate il cielo incontrastate padrone dei grandi silenzi accogliete le aquile, scrutate i mari riconciliatevi con l’immenso. Dolci declivi bianchi di pura neve, inesplorati paradisi e regno di purezza, siate finestra aperta verso l’infinito, dove quiete e pace dànno ebbrezza. Voi segno di grandezza vera, espressione della potenza della natura madre, noi al confronto tante formichine, prede di paure e confusioni. PRESAGIO DI MORTE Ho un presagio, qualcosa serpeggia nell’aria, striscia invertebrata nella memoria, credo sia angoscia, spettro del mio respiro pesante. Ansimo, ho il fiato corto, sarà paura, e m’abbandono, vinto. È punta di spillo che penetra le mie carni, solitudine vuoto, è vento di ghiaccio che invade rapida mi scava nelle ossa. Schiava la mia mente di lei e del suo male vorrei almeno vederla, comprenderla ma ella non si mostra, mi osserva, la si sente e basta. In un muto silenzio come trasparenza nascosta penetra profonda nelle mie pupille, non posso che subirla ma adesso so cos’è: presagio di morte. L’ANTICAMERA DELLA MORTE La paura dilata il tempo come un elastico il cuore palpita disordinatamente, ansima il respiro. Occhi catturati dall’inquietudine, sguardi impietriti dal terrore, il volto è una maschera. Il corpo dapprima si oppone, si dimena, poi affoga in una lenta agonia. Mentre il torpore immobilizza gli arti, il cervello resta lucido qualche altro istante, poi si perde la concezione dello spazio e delle ore. Confusa e impaurita la mente, l’abbandono può sembrare dolce e soffice, l’ultimo respiro sembra seta. L’uomo ora è rigido, si adagia smarrito, perduto. L’attimo che segue è l’anticamera della morte, il tempo immoto, gli occhi pesanti, opachi, vitrei. A malapena distinguono i colori, si allontanano dalla vita, graffiano la memoria. Alle luci dell’alba sguardi deliranti sigillano le tenebre le labbra spalancate in una smorfia amorfa. La morte brinda in calici d’argento, il silenzio diventa perfetta armonia. LEI MI SEGUE Ovunque io vada lei mi segue in silenzio discreta e senza farsi notare. Ogni tanto mi sembra di sentirne il respiro dietro ogni angolo ogni porta ogni passo. Non serve correre rifugiarsi scappare chissà dove lei è la mia ombra e ci sarà sempre. Non riesco proprio ad allontanarla da me mi ossessiona sono l’unico ad accorgermi di lei soltanto io riesco a vederla. Ma forse una soluzione c’è no! non cadrò nelle sue braccia non sarò il suo burattino abbandonato ormai ho deciso sarà la mia poesia a farmi fuggire da lei per sempre. IL MIO DESERTO Non ho mai conosciuto amore alcuno in quest’orrido deserto che è la mia vita, solo miraggi d’amore inesistente sete d’acqua mai bevuta. È il deserto quello nel quale mi ritrovo, ricordo che è stata la mia culla, momenti di intensa solitudine, di preghiere inascoltate rivolte al cielo. In fondo è sempre in esso che mi sono ritrovato dopo lunghe corse affannate ad inseguire il vento, a sognare di raggiungere le stelle, nei miei occhi neanche un raggio di quel sole, solo freddo nell’anima e nulla più. Sento la notte nel mio cuore, alitare con lunghi interminabili silenzi giovinezza sfuggita fra le dita e perduta per sempre sogni svaniti all’alba. Non mi è rimasto che rifugiarmi nel deserto, amico fedele lì anche se triste ogni cosa è mia, è solo sabbia lo so, echi di silenzio ma almeno non posso perdere ciò che non ho mai avuto. In questo mio deserto il niente è tutto per me, e il mio tutto è niente per il mondo, oggi è la mia casa, domani, la mia tomba. SOLO Pagina di giorni inutili spesi a pensare e piangere, muta amica di parole confidate ad un diario silente fanciulla triste ma accattivante. Con la tua veste leggera di tulle mi inviti a ballare un giro di danza e mi dici perfino: “sai che amo ballare con te!”. Mi afferri le mani e me le stringi forte ed io mi sento così bene, è tutto incredibilmente assurdo incomprensibile. Ma non vedi la contraddizione nella nostra amicizia? Io con te dovrei sentirmi… solo! PULEDRINO È una piccola bellezza la sua in tutti i sensi, con quelle gambette ancor deboli. Venuto alla luce da una settimana, ha sempre un’aria incuriosita per tutto ciò che di nuovo gli sta intorno. È completamente nero come la notte, con soltanto un piccolo raggio di luce sulla fronte; fa tenerezza con quel corpicino che appena nato muove i primi passi. Non so... ma questa piccola creatura possiede una bellezza estranea a questo mondo, una novità due occhietti dolci che osservandoli ti fanno innamorare di lui. Ora, disteso fissa il vuoto chissà a cosa pensa! le sue orecchie attente aspettano qualcosa di curioso. Appena la sua mamma si muove lui la segue come se avesse paura di rimanere da solo, in questo mondo che sente ancora straniero. Con quelle lunghe gambette e tutto il suo corpicino scoprirà pian piano la vita e non sarà più un gioco. E chissà, forse un giorno sarà libero di correre lungo i campi da solo con la sua raggiante bellezza. AL MIO CANE La tua presenza colmava il vuoto della mia oziosa solitudine, spesso mi contrariava il tuo lungo abbaiare che ora mi manca da morire. Mostravi tutta la tua gratitudine stendendoti ai miei piedi e mi contemplavi, parlavi con gli occhi ci capivamo nell’incrociarsi dei nostri sguardi. Ci ritrovavamo sempre nel nostro mondo pieno d’abitudini, forse non ero solamente il tuo padrone ma il vero amore. Oggi non ci sei più la tua festosa compagnia si è dissolta nella morte ricoperta dalla nuda terra. Ma per me rimani sempre una ferita aperta incancellabile ricordo dentro al mio vuoto nel ripiombato abisso d’un’altra e più profonda solitudine. FARFALLE Le ali son come petali di fiori colorati, e con eleganza volano posandosi sui prati. Ed è in festa la radura per quelle piccole creature sospese in aria, sorride gioiosa la natura tutta. Un’esistenza tanto fragile quanto bella e preziosa la loro che dura solo qualche giorno, il tempo di imparare a volare e farsi ammirare. Ma a differenza degli uomini accomunati dallo stesso destino, son felici ugualmente mostrando di apprezzar la vita e spensierati si godono la loro breve gita terrena. Son consapevoli d’aver concorso fino in fondo a far stupire gli uomini e colorare il mondo. L’AQUILONE Un esile ma robusto filo ci lega l’uno all’altra e tu mi conduci senza esitazioni, ed io posso andare più in alto e scorgere paesaggi sublimi., bellezze mai viste. Corri veloce ammiro il mondo oltre la collina, al di là delle montagne fino al mare dove il cielo dona voce solo al mio respiro mentre l’infinito abbraccia i miei pensieri. Qualche nuvola all’orizzonte accompagna il mio volo sempre più leggero ed il vento mi sostiene l’anima innocente e bambina in questo cielo azzurro, più su di così io non sono stato mai. Non so se le mie ali sono davvero forti, o sei tu che mi incoraggi, da quassù ogni segreto, ogni promessa, sembrano più veri, non arriva la cattiveria degli uomini. Di quella terra lontana non scorgo più nulla, quasi fosse ormai dimenticata e perduta qua in alto tutto sa di eternità, sto assaporando lentamente la magia che mi circonda. Vorrei descriverti ogni cosa che vedo trasferendoti le emozioni che provo ma tu continui sempre a dirigermi, non ho paura di volare, sai mi sei vicina nei pensieri. Ora conosco i desideri del cuore vivono scolpiti in me ed io volerò per sempre e ti porterò con me ovunque al di sopra di queste montagne, oltre l’orizzonte nello spazio infinito. TU Tu! un vento gelido che consuma il respiro, un bacio di lapide dal sapore di terra, tu mi indichi il cammino verso la morte. Tu! sei la notte del vampiro che sorge dalle macerie della mia disperazione triste riflesso di luna piena, tu godi della mia rassegnata sconfitta. Ma tu non sai di quella scritta scolpita sul legno di un ulivo arso dal vento, che perde sangue lasciando un segno eterno di riscatto: Sangue innocente di perdono, non di condanna. Dopo tre giorni scaraventato fuori dalla tomba slegato da ogni legame mortale. Tu sconosci che quella morte mostrava la vita non più pioggia di dolore ma riso di angeli in quella croce la definitiva vittoria. C’È QUALCOSA C’è qualcosa che immagini quando sei bambino e che poi perdi da grande. È una sensazione magica figlia della tua innocenza vivida d’una luce quasi immortale. Ma se da adulto riuscirai a ritrovarla, davanti ai tuoi occhi come per incanto si aprirà l’universo. E le sue leggi lo governeranno con amore e sarà armonia bellezza cosmica. L’oceano non ti farà più paura e vorresti essere una goccia d’acqua per unirti al mare. E scoprire il tutto essere in simbiosi con la natura ammirarne il fascino. Vorrai dare agli altri la ricchezza che avrai dentro, fino ad entrare in comunione con Dio. Sentirai il bisogno di parlargli nel silenzio del tuo cuore ringraziarlo per averti donato la vita con le sue meraviglie sempre nuove. SOGNO SVANITO Sono in un prato, un grande prato fiorito, pieno di pace e silenzio, lì vedo i miei sogni perduti impossibili finiti. Ci sei anche tu con essi mi tendi le braccia con i capelli al vento accenni un sorriso ed io ti corro incontro, ma di colpo mentre sto per sfiorarti il mio sogno si spezza, e il prato ridiventa il mio letto. Il cielo torna ad essere un bianco soffitto, tutto intorno si trasforma il sole diventa luna, il giorno notte, ed è caos nella mia mente, tormento nel cuore, mi ritrovo solo. Non più il tuo sorriso ma lacrime nei miei occhi, quella brezza leggera è ormai vento freddo sul mio viso, addio mio dolce sogno inghiottito dalla realtà di te mi rimarrà solo il ricordo e la speranza di incontrarti di nuovo, intanto mi consumo nella mia tristezza. AD UN PASSO La tua esile figura, trasfigurata nello specchio dell’universo come spicchio di luce scende dall’alto e attraversa cieli strati di lucide gemme. Entra così nel giardino della mia vita fiore rigoglioso che affonda radici nella terra della mia carne, mutando destinazione orientandosi su di me. Ed è amore puro asceso come in un vortice alimentato dalla forza della speranza, pervaso da particelle fuse di materia. Imponente figura regina e sovrana giri le spalle all’ultimo sguardo della tristezza ormai ad un passo dall’amore immortale. CONCHIGLIA Come una conchiglia che racchiude in sé i profumi e i segreti del mare, attendi che le mie mani calde si posino su te, forti e gentili, per raccogliere la tua essenza. Spuma di mare e salsedine sulla mia pelle, accarezzi il mio involucro fragile eppur millenario con te vicino mi osservi mostrandomi la tua fiduciosa nudità, per poi sussurrarmi all’orecchie suadenti parole d’amore in un mistico erotismo. Portami con te nell’intimità di un pensiero ribelle, cullami, come onda che lambisce le coste, scaldami, con carezze e sguardi penetranti infine vivimi. Tu sarai per me fantasia che non teme realtà ed io sarò per te complice silenzioso e compagno di giochi di fughe e ritorni, innocenze e malizie brezze di desiderio che spirano gioiose e rallegrano il cuore. E saremo semplicemente noi, attimi di vita, creature senza tempo anime viventi liberi indelebili. ISTANTE ETERNO Mi svegli di soprassalto, la notte è carica di misteriosi segreti. Esco dalla mia morbida tana ed inseguo una fata irrequieta. Mi conduce lì, in luoghi soavi ed incantati. Boschi incontaminati, fiumi e laghi scintillanti profumi nascosti eppur quasi reali. Lì incontro gli elfi, mitiche originali creature e anche gnomi, folletti, e tanti strani esseri sconosciuti alla realtà. Rimango a braccia aperte sotto cascate d’acqua cristallina poi volo libero tra vulcani e nuvole. Guardo affascinato ma non domando nulla non oso chiedere dove sono. So soltanto che è stato un istante eterno, spazzato via troppo in fretta dalla bufera della vita. SUSSURRI Solo sussurri parole senza voce sovvien la morte, riverberi di luna a illuminar la notte ritagliano paure ancestrali. Occhi negli occhi scorre l’ultimo sangue mani giunte in preghiera, antiche speranze in Dio amor oltre la vita sigillato in eterno. IL GIOCO DELLA MORTE Si è fatta bella la morte, che con mano gentile dell’inferno m’ha schiuso le porte. Stanotte ha indossato per me l’abito da sera, soffiandomi lieve sul viso un alito di primavera. È Bella!...È santa!... Così vestita da puttana, giarrettiera, pizzo e calze a rete. Con mosse seducenti s’aggiusta la gonna tra le gambe, mentre si aggira furtiva con la sua falce intorno a queste tombe. Intenso il suo odore, inebria come vino l’aroma del peccato, gocce di mistero i suoi occhi, sensuale si manifesta il profumo del tormento. Malizioso e penetrante il suo sguardo grigio fumo m’ ha legato con robuste catene e posseduto sull’altare del piacere attimo di fugace emozione. Come rito sacro di gran sacerdotessa, intenta a celebrare messe nere. Pezzi di carne cruda e sangue offerti in sacrificio, calice di fiele per acquietare l’ansia nell’oblio. Incantevole, dolce ella appare e io l’ho amata su un letto di passione impudica e discinta intensi orgasmi i nostri tra lenzuola di seta, nettare d’ambrosia e miele il suo calice. È cosi bella....Così dolce ....Mio Dio ! sul viso vivida risplende una luce. Sembra innocente e pura come una bambina, il mio nero angelo invece mi tenta come una sfrontata sgualdrina. La cerco!... La voglio! ... La bramo!... non conosco il suo nome ma in silenzio la chiamo. Da questo mucchio di cenere e ossa dove è sepolta sotto nuda terra, la mia sconsacrata fossa è già pronta. Leggera come un’odalisca ella volteggia su opposti cieli, sinuosa muove i passi di una strana danza, sventolando lunghi veli. È allegra...libera... e mi sorride! Mentre cerco di afferrarla con le dita scheletrite: “Dimmi come ti chiami!” le chiedo finalmente, me lo scrive con rossetto color porpora su una lavagna azzurra illuminata da una stella: “Amor mi chiamo io! E dolore è... l’eterno compagno mio” mi risponde. PREGHERÒ Pregherò per chi mi ha creato e per te che mi sei sconosciuto, per chi nel deserto arso dal sole brama un sorso d’acqua e per chi nel freddo degli inverni batte i denti esposto alla neve. Pregherò per chi crede di cambiare qualcosa con una guerra, e allo stesso modo pregherò per chi suda nella valle della vita, mentre scuote con fatica le zolle della propria terra. Pregherò per chi cura le piaghe del corpo non vedendo le ferite della propria anima, pregherò anche quando da te sarò cacciato, non capito perché solo di parole sarò vestito e di fede consolato. Pregherò accettando il tuo passo nel mio confine condividendo senza spartire, imparando a servire prima di mangiare porgendo rispetto perché anche tu come me non rimanga da solo ma faccia parte di un tutto. Pregherò per chi è rinchiuso dentro o fuori le mura, che sia prigioniero d’ingiustizie o per le proprie colpe, per chi è un re e si sente povero e per chi è povero ma si sente un re. Pregherò per i tuoi azzardi perché non di sola mano sarà il peccato ma conteranno anche gli sguardi di chi umilia con occhi e gesti, pregherò per chi non crede e per chi da poco ha imparato a farlo. Pregherò senza giudicare perché ho peccato più di te io che non so neanche il tuo nome, pregherò senza limite alcuno e ancor più per chi ha offeso nella speranza che scopra il valore di un perdono. Pregherò chiunque tu sia alla luce del sole o nel buio di questa notte perché tu mi abbia al fianco qualunque sarà la nostra sorte. LA BAMBOLA GONFIABILE Per quante notti ti ho tenuta stretta a me, mio pneumatico amore sotto le lenzuola come una vera amante! Ti ho baciata, accarezzata, posseduta quanto liquido seminale ho versato su di te e quante dolci parole d’amore ti ho sussurrate. Eri giovane in viso con trecce infantili seducenti le tue forme ti mostravi sempre pronta e disponibile. Oggi rido di te dell’assurdità di averti comprata e tenuta nel letto con me per così tanto tempo. È stata solamente follia o la mia solitudine forse è la chiave d’ogni risposta ma non c’è nulla di logico in questa pazzia che è la vita. È la mente umana specie la mia nella propria lucida follia ad esser così ammirevolmente imprevedibile. CARITÀ Siede un mendico lungo la strada con voce querula tende la mano. Passan le donne lo sfioran gli uomini nessuno sguardo verso il vecchio scarno. Eppur egli tende più smunto il viso sempre protesa la mano tremante. O perché mai indifferente l’uomo alla miseria resta del proprio fratello? ATTESA Felici tanto al tremulo trillar d’un campanello i bimbi escono da scuola. Ed erra una gran gioia tutta intorno che irrompe impetuosa nel cortile fra dolci braccia trepide d’attesa. È tutto un luccichio di mille speme di palpiti e d’amore su cui sorride intatto l’arco dei cieli. MIA STREGA Balla mia strega balla per me muovendo più forte i fianchi balla con il corpo e con l’anima. Balla sotto questa luna piena colora d’argento i miei sogni nei tuoi occhi vedo riflessi cosmici diamanti. Non ho bisogno di bere il tuo filtro mi hai stregato solo con lo sguardo mi hai in tuo potere ormai. Riempimi i sensi e l’anima di te abbandonati tra le mie braccia e regalami la tua follia per sempre. LA BELLEZZA DEL SILENZIO Chiuso in un silenzio senza fine la solitudine mi fa compagnia. È bello il silenzio è di una bellezza che fa paura. COLORI SPENTI Tu, bambino che abbracci un fucile e spari, dimmi cosa guardi lassù. Io vedo solamente un cielo di fuoco che illumina la notte, cammino tra i campi ed urto contro… la morte. E tu, bambino che schiavo fai la guerra imbracciando un fucile, dimmi, raccontami di quando nei prati vedevi fiori bianchi. Io… non li vedo più! osservo solo occhi che non guardano più alcun colore, orecchie che non sentono più alcun rumore cuori che non provano più alcun dolore. Erba spezzata, prati calpestati, fiori contaminati. Io bambino Italiano chiedo a Dio per te, un infinito giardino, che risvegli il tuo cuore e ti riporti a giocare. OCCHI SENZA LUCE Ti guardi riflessa allo specchio, sei bella ancora, ma come sei diventata adesso? Sembri anestetizzata chi sei? Fuggi da questa tua vita vuota. Hai il viso di sempre, i gesti, le smorfie non son cambiate, ti manca il sorriso lo so ma sei tu, positiva, anche se credi di non esserlo sei quella di prima, la stessa che un tempo correva felice, eri un mito per me ingenua, innocente, serena con gli occhi pieni di sogni, diamanti di luce sei sempre tu, speciale, non immagini quanto son solo passati due anni! tu non puoi sentirti già vecchia, inventa di nuovo la vita. Hai cercato la tua libertà senza sapere mai dov’era. I sogni ti sono stati rubati dal destino e tu, sei da sola nel mondo, fantasma vagante senza pace inquietudine nell’anima. Dolore? Sì, tu l’hai conosciuto, vissuto e forse ti ha fortificato ma ora non è tempo di morire come credi. Devi reagire alle ingiurie e ai malanni che ti stendono, risorgere dalle macerie: morire è il nulla chi vive può ancora sperare. Vedrai cambierà solo se tu ti ritroverai e ritornerai ad essere quella di ieri in una casa che non sia solo tua. Adesso anche gli occhi sembrano spenti, svogliati e non è rimasto che vuoto, un corpo riflesso allo specchio, privo d’identità, senza reazioni che non sa chi sia, ridotto ai minimi termini giovane ancora, ma vecchio dentro, vivo ma senza sangue nelle vene, con un viso che non sorride e due occhi senza luce. MELODIE DEL CUORE Ho riascoltato oggi, dopo anni, una musica che non sentivo più: liuto, violino, arpa e chitarra. Una cascata di suoni che prima, la mia tristezza, mi impediva di apprezzare; le scale di chitarra percorse da dita alate; i trilli del violino suonati da un archetto fatato; le note del liuto toccate con dolce armonia; le fantasie dell’arpa cercate fra una miriade di corde; ma la mia anima, prima, non era serena; e non c’è mente più chiusa di quella che non si vuole concedere! Ma oggi, di nuovo, ho apprezzato quelle melodie e che gioia sentir cantare nuovamente il cuore! LA VOCE DEL CREATO Musica nell’universo come di mille strumenti agli occhi nascosti ma palpitanti di ancestrali note. Armoniose spirali si diffondono, vagano sospinte dal vento, cullate dalle onde del mare, vestite della tenerezza di un’alba, del riverbero infuocato di un tramonto. Melodie piovono dal cielo stellato, scivolano sui raggi di luna e si librano nel silenzio della notte come nenia al sonno degli umani. Suoni sublimi rapito percepisci se incontri il languido sguardo di una donna o il candido sorriso di un bambino, se chi soffre con gli occhi ti ringrazia, grato apprezzando una tua carezza. Non soltanto gli artisti hanno sensi per cogliere il bello della vita: basta lasciare fuori da se stessi il fragore del mondo ed ascoltar la voce del creato, di ciò che ci circonda e che ci parla di quanto la Natura ci ha donato. STILLE DI SENTIMENTI Stille di sentimenti imperlano i miei occhi, scavano solchi sul viso, scendono lunghe e piovono su questo foglio vuoto. Lacrima il mio pensiero, piange il ricordo di un passato lontano che più non può tornare immobile come mummia imbalsamata. Di quel che avevo in mano e distratto lasciai cadere, di ciò che allora non colsi ed incosciente sciupai nulla più mi rimarrà. GLI OCCHI DI UN BAMBINO Guarda la luce negli occhi di un bambino, osservane la purezza, la voglia di scoprire, l’innocenza. Guardala attentamente, fanne tesoro, proteggila, è il riflesso d’un angelo, melodia del paradiso, ninnananna e girotondo di eternità. Solo quella luce autentica riuscirà a rimetterti in pace col mondo, sarà l’unica ragione per cui valga la pena vivere e sperare nel domani. ELEVATI POETA Elevati, poeta! agita forte le ali della fantasia e portati in alto, dove non giunga il rantolo di questa umanità morente, il fragore delle armi, la disperazione degli oppressi. Allontana dallo sguardo le brutture di un mondo contaminato e contorto. Immergiti nell’argento lunare e fatti specchio per riflettere su questa derelitta terra, un raggio rubato al sole che illumini le menti e sia speranza d’un futuro migliore. Eleva, ispirato Aedo, un canto di pace che come neve scenda ad ammantare le valli ed addolcire i cuori. Celebra la Natura, che pur maltrattata e stanca, ogni giorno si veste di bellezza per far felice l’uomo. I VECCHI E guardo questi volti stanchi il mio cuore e la mia anima si aprono a nuove sensazioni profonde di indicibile tenerezza che mi conducono alla scoperta di un mondo a me prima sconosciuto. Provo a ridisegnare la vita di ciascuno di loro anime vaganti in un limbo immaginario ma così terribilmente reale quasi tangibile. così disperatamente soli, avviliti, scoraggiati invecchiati di fuori ma tornati bambini di dentro. Menti brillanti un giorno ormai lontano ora prigioniere di se stesse dove le parole che escono dal cuore diventano solo suoni col sapore salato delle loro lacrime non viste, vecchi considerati morti ancor prima di esserlo. Sarebbe così semplice capire, provare nella profondità di noi stessi tutti i sentimenti che ci propongono inconsapevolmente queste anime silenziose che forse non hanno avuto il tempo di dire, ieri: “Io vado. Esco di scena. Ti lascio il palco della vita; il prossimo atto è tuo”. SCONVOLGIMI Trascinando la mia anima per i capelli portami negli oceani più tumultuosi, facendo ondulare nelle profondità il mio esile essere come un fuscello. Poi di corsa trascinami nei deserti più arroventati, con migliaia di serpenti ai miei piedi in modo che io possa atterrirmi. Quando tu mi prendi il cuore e lo stomaco sei peggio di un cancro non hai pietà mi annienti, mi distruggi. Spingimi da altissime cascate e lanciami giù per lasciarmi affogare nelle acque impazzite facendomi percepire il vuoto assoluto più terribile della stessa imminente fine. Segregami in caverne popolate da infimi animali che possano succhiare quasi tutto il mio sangue. Fammi sostare in vallate sconfinate perennemente ghiacciate, abitate da enormi rapaci pronti ad affondare i loro poderosi artigli nella mia povera carne. Sii spietata e crudele con me perché sai esserlo se vuoi questa è la tua essenza di donna angelica pronta all’occorrenza a diventare diabolica. Svegliami nel cuore della notte accelerando i miei battiti all’impazzata e poi via nelle foreste più nere tra il rumore assordante delle piogge battenti. Voglio che tu mi faccia sentire il suono minimale della follia, mordimi quando fai l’amore con me mischia sangue e orgasmo, orgasmo e sangue. Fammi raggiungere le cime delle montagne più alte ed ascoltare il fortissimo sibilo del vento, poi giù nelle grotte più oscure e remote dentro l’occhio di uragani giganteschi. Sarò nudo come un verme ma tu indifferente ai miei lamenti mi lascerai schiavo di dolorose tagliole coi miei piedi lacerati da piaghe. Insieme a te avrei voluto tante volte morire, guardami! mi è rimasta soltanto un po’ di compassione per me stesso. Se mi farai tutto questo io ti amerò di più, amore mio sconvolgimi! PICCOLO RIVOLO Ascolto il ruscello mentre lento ma eterno scorre assieme ai miei pensieri, ai ricordi di una vita. Gocce distillate dal suono fresco di purezza scendon giù dalla montagna per finire chissà dove. Solo io e te piccolo torrente potessi seguirti, tornando ad esser innocente bambino, e lievemente carezzar le tue sponde. Percorrere strade di verità che solo tu sai attraversare che noi umani abbiamo da tempo perdute sulla nostra zattera ormai alla deriva. La sapienza è sconfitta la ragione calpestata, è la speranza del domani che è morta e con essa l’amore. Ormai niente di questo mondo somiglia più a te, casto ruscello! Lascia che io stia qui vicino a te piccolo rivolo ad imparare cose che solo tu puoi dirmi con la musica delle tue limpide acque col silenzio delle tue magiche parole. PRIGIONIERO Non ho mai chiesto di esser nato ma è ugualmente avvenuto, non è quello che volevo indossare ogni giorno una maschera diversa tanto da non sapere più chi sono per chi vivo e perché. Prigioniero di questo corpo prigioniero di questa anima prigioniero di questi pensieri pensieri che ogni giorno si infrangono in me come onde forti spinte dalla rabbia del mare senza smettere mai. L’odio, l’amore la vita, la morte la gioia, il dolore che senso c’è in tutto questo? se non il fatto di essere prigioniero di me stesso prigioniero sino all’ultimo respiro. E poi alla fine di questo incubo che cosa resta? Una fredda tomba? Solo il pensiero della pace può darmi sollievo quella pace che non ho mai avuto da prigioniero di questa carne, una pace vera, finalmente! senza più onde. DI NOTTE Di notte tutto è diverso, e cambia aspetto e anche il freddo può divenire calore. Di notte tutto è più intimo, c’è chi si abbraccia per dormire, chi per passeggiare, chi per far festa, e anche un randagio, cane o uomo che sia, può suscitarti tenerezza. Di notte puoi essere quello che di giorno non sei, forse perché non ne hai il coraggio, c’è chi si spoglia di quelle vesti non sue obbligato ad indossarle col sole finalmente libero di essere se stesso. Di notte puoi sognare, nasconderti amare fare ciò che la mente vuole ed entrare in contatto con anime che di giorno non puoi mai vedere. Di notte tutto è più romantico, ti guarda la luna dal cielo e brillano su te le stelle torni dentro le favole dei bambini. Di notte fai l’amore nei posti più incantevoli, in quelli più assurdi spariscono i tabù, si cancellano le inibizioni. Di notte rifletti preghi crei opere d’arte. Di notte non ci sono fantasmi esistono solo di giorno nella tua psiche ma con l’aiuto delle ombre puoi liberartene. Altro che tenebre, la notte è vita, magia. Di notte ti ritrovi, di notte vivi di notte avverti le emozioni più forti. Di notte tutto è possibile. VAGO Vado ma in realtà vengo sospinto, verso un destino ignoto e vago senza luce; avanzo a passi incerti, non ho meta, neppure so dove la via conduce. Spesso smarrito guardo alle mie spalle, alla già lunga strada che ho percorso ed avvilito resto a meditare quanto del tempo mio sia già trascorso e quanto ancora me ne rimane. Rivivo ore di dolore e gioia, rivedo visi amati, e sento a volte in lontananza suoni di campane scandire l’ore al buio della notte quello stesso suono che avvertivo nelle mie inquiete notti di fanciullo. Mi ritrovo di colpo ragazzo spensierato, giovane speranzoso ed incosciente, capace d’inseguire con coraggio sogni che dominavano la mente; non so esattamente cosa mi prende ma in quegli attimi io mi sento rinascere. Ma cosa resta in fondo di ciò nel mio presente? forse un po’ d’esperienza ormai acquisita qualche gioia che mi diletto a ricordare, tristi rimpianti d’un’età beata ma nulla più che possa riempire questo incolmabile vuoto. Vorrei sedermi un poco a riposare, ma l’impietoso tempo non consente: bisogna andare avanti senza pause, incontro all’al di là, a cercare il niente, darei miniere di soldi, maturità e saggezza dell’età adulta pur di riavere in cambio anche solo un briciolo della mia perduta adolescenza. VOCI NOTTURNE Scende la notte sulla valle intorno brillano in cielo da lontan le stelle la vita immersa in un languor di pace. Pur nel silenzio voci vaghe s’odono a tratti altre più ancor distinte. Fremiti di fronde gracidii di rane squittir d’alati e d’animal notturni, poi silenzio assoluto, più ombre e nulla e fioche luci lontane. O immenso buio chi può dirmi se riposa alfin ciascun mortale e se son pianto le notturne voci? SORRIDI Sorridi! Il tuo sorriso illumina la stanza. Sorridi! È un giorno in bianco e nero che si veste di arcobaleno. Sorridi! E l’uva si fa vino il grano pane. Sorridi! Come un bambino che gioca come una ragazzina nel suo primo amore. Sorridi! I primi raggi del mattino han già vinto le ombre. Sorridi ! La tristezza andrà via ogni lacrima scomparirà dai tuoi occhi. Sorridi! Fa’ che ci sia allegria nel cuor non abituarti mai al dolore. Sorridi! Fino a stancarti le labbra mostrando i denti. Sorridi! Fino a quando non ti addormenterai sorridi ancor e sempre. VOLARE IN ALTO Tentare, osare, ardire, senza posa cercare, nulla dietro lasciare. Non affogare nella tristezza reagire senza mai arrendersi credere in se stessi. Degli audaci è la vittoria, di chi al cielo dirige lo sguardo e mediocrità disprezza. Sono i vermi che strisciano presto preda dei rapaci che volteggiano nell’aria. Indirizzare la mente verso grandi ideali, ambire l’irraggiungibile. Inseguire i propri sogni anche per spinosi sentieri, incuranti degli insuccessi. Pretendere il meglio in assoluto, volare alto e un dì potersi dire: ho fatto tutto ciò che ho potuto. A ME STESSO Non può esser finita se non è manco cominciata! Hai toccato il fondo, non puoi scendere di più. La vita è fatta di alti e bassi. Solo quando sei nel punto più basso e non vuoi morire puoi dire che è arrivato il momento di tornare su ma come si fa a risalire se non si ha il coraggio di cambiare? E se cambiare per te vuol dire solo ritornare al punto di partenza? Questo è il momento della prova! Allora datti una smossa finalmente, è colpa tua! Lo sai non piangerti addosso e reagisci in una nuova vita che ti somigli davvero. Forse all’inizio ti sembrerà duro o impossibile ma poi cambierà vedrai, sarà la tua rivincita ma solo se tu lo vorrai veramente dipende solo da te e da nessun altro. Puoi cambiare quello che è stato e cancellare il passato. Guarirai solo quando lo crederai davvero e sarai un uomo nuovo se ti convincerai di riuscirci, ritroverai la strada trasformando il destino sì! ce la farai, tu vincerai. L’IMMENSO Né più ti basterà guardare il granchio assiso sulla riva, il sasso assiderato, il lombrico nella crepa e svolazzi radenti di lucustre. E più in là, sulla battigia, il cannolicchio pesto, e scheletri di carpe, e legni secchi, come gemiti di croce, pallide alternative al vivere in un mondo fatuo. Tenderai lo sguardo oltre l’azzurro planare dei gabbiani, dei densi fumi che chiudono della marina l’ultimo orizzonte ov’uomo eterna, l’arcano. Finalmente avrai l’Alternativa ti arricchirai d’immenso. SERENITÀ INTERIORE Vivi in serenità per come ti riesce e ricorda ogni giorno che non può piovere per sempre. Nelle mattine di primavera segui con gioia il risveglio della natura ed il sole che diventa più giallo. Non pensare che il mondo sia sempre pronto a prendersi gioco di te ma fai in modo, con tutte le tue energie che questo non accada. Nei pomeriggi d’estate respira profondamente l’aria dopo i temporali e apprezza liberando la mente quei pochi attimi di frescura. Con i tuoi cari e con il prossimo sii sempre leale e sincero: il rispetto per gli altri è la più grande virtù. Nelle sere d’autunno osserva le prime nebbie che avvolgono la terra e comincia a mandare i pensieri lontano. L’essere umile ti aiuterà con forza ogni giorno anche quando dovrai lasciare tutte queste cose, nei momenti difficili saprai chi ti vuol bene. E ti siano d’ausilio tali pensieri per poter guardare il buio delle notti d’inverno con tranquillità, con la stessa tranquillità con cui avrai seguito il sole di primavera. È LA VITA Una margherita gialla in un campo di grano guardarla e di colpo scoppiare a ridere senza motivo che buffo! e sentirsi improvvisamente bambino e ridere, correre, aver voglia d’abbracciare tutto ciò che s’incontra per la strada: un cavalluccio marino sulla sabbia una giornata di vento, un mandarino sull’albero, mille chiese una rondine che vola sola! Tutto sembra un meraviglioso e pittoresco quadro dipinto di colori coi pennelli dal più grande artista di tutti i tempi. E continuare a guardarsi intorno scoprendo ogni cosa con stupore e meraviglia: un gatto sul tetto dormire come fosse in un comodo letto, il sorriso smagliante di un viandante, il rumore di pioggia battente, la luce del sole, il gallo che canta, l’arcobaleno che ride, è tutto così strano, così...magico! È la vita, semplicemente la vita! le sue forme, i suoi colori, i suoi odori, i suoi sapori. È la vita che ti prende ti porta con sé e voli su immagini di sogni fantastici ed irreali fanciulleschi e spensierati. E non smettere proprio mai di ridere, correre, abbracciare lo sguardo sereno si posa su ogni cosa, il mondo sembra tutto rosa mentre l’anima si sveglia immersa nel giallo dell’autunno, si abbandona all’ebbrezza dell’estate, alla neve bianca dell’inverno ai papaveri rossi di primavera. E il pensiero corre… corre come un fiume in discesa e s’infiamma come la brace sul fuoco poi diviene alato come un airone libero mentre corro senza stancarmi, guardo il cielo felice, respiro l’aria mi sento vivo…vivo...vivo... vivendo la VITA! RECITAZIONE Contorti, sofferenti i miei pensieri ballano tetre danze nella mente sconvolta da antico dolore; gelido il sorriso sulle mie labbra, forzato, quasi un ghigno beffardo, mistificazione di gioia, paravento di un’amarezza che tutto mi pervade e che stroncare mi vuole. Arduo è vincere la voglia di cedere, di arrendersi senza un grido, un lamento, dicendo solo: basta… hai vinto! Poi l’abbandono cede alla speranza, alla rabbiosa riscossa, al sano orgoglio: rispetto mi devo, risorgere occorre, ridestarsi dal torpore! Ed anche se a denti stretti e nascondendo le lacrime, mi ridipingo un sorriso sulla faccia e riprendo a recitar la mia commedia. VIVI Vivi ogni momento come se fosse prossimo a sbocciare, come il gambo ha il suo fiore, come l’alba il suo sole e poi... viversi sfiorarsi, lasciarsi andare, quanto è delizioso sorprendersi! Ma non temere non c’è un tempo per appassire, e nel tramonto non c’è fine sai, nella tua purezza ogni vita si rigenera. Non cercare altrove la felicità vivila dentro di te. NELLA VALLE DEI SOSPIRI Notte tetra, l’anima è in tormento nella vicina foresta sibila il vento, occhi stanchi, tristi e doloranti scorgono immagini aberranti, i solchi della mente luoghi speciali per accogliere pensieri innaturali, sarà stanchezza o malinconia oppure un eccesso di fantasia, vedo gli avvenimenti del passato che sino a qui mi han trascinato, pezzi di un mosaico mai risolto umana condizione che affligge molto, come un rebus senza soluzione ti conduce all’eterna dannazione; rifuggo in un sonno riparatore come una preda dal cacciatore, la mia anima vagabonda all’infinito cercando il sollievo che m’ha tradito, naufrago smarrito nel mare dei pensieri amici ambigui di oggi e di ieri, giungo sulla riva immaginaria di un isola fatata e solitaria, percorro il mio strano cammino noto solamente all’ente divino, vedo anime raminghe e vessate con colpe non ancora scontate, giungono le voci e i molteplici respiri di spiriti che abitano la valle dei sospiri! NON HO ALIBI E non ho alibi in questa mia follia spartito senza note per muto concerto. Non ho domande in questo mio deambulare nel baratro del vuoto. Vago nel sentore di una parola senza senso partorita dall’astrazione della non memoria. Come onda del mare si abbatte irruente sullo scoglio, così i ricordi miei incontenibili tornano. LA SOLITUDINE DEL POETA Nella spirale dell’indifferenza a denti stretti plasmi parole, e la notte dipani nuvole di sogni per adagiarvi morenti illusioni crocifisse ai remi del quotidiano andare. Poeta, troppo spesso la tua gioia è fatta solamente di parole: germogli nutriti di dolore. Vesti abiti di solitudine, nascondi le tue delusioni dietro maschere di cortesia, chiuse nel bozzolo del silenzio indelebili le tue speranze attendono ancora il sorgere d’impossibili aurore: sempre spente dal cader dello sguardo nel riflesso inesorabile dello specchio. Sulle labbra costantemente preme insoluta la domanda: Quale la mia sorte? Il senso vero di me? sei solo poeta molto più solo di chi ti legge. Un’infinità di pupazzetti sparsi per casa mia gli unici miei amici. Sembrano guardarmi e farmi compagnia. RIFLESSI DI LUCI Mi perdo nei suoi occhi nelle notti che mi mancano, approdo nelle sue labbra come vascello nella quieta baia, godendo attesi ritorni di perpetue partenze. Rileggo la mia vita nello specchio del suo volto, lancio la mia anima nel baratro dell’infinito per coglierne il senso pieno e inalterato da scure visioni, rapito da trepidanti attese. Ripercorro i viali alberati, odorosi di glicini essenze, ritrovo garrule le rondini e miti le primavere consumate e tutto mi appare buono, e tutto mi appare vero; Dal posto del suo sguardo anche l’universo sembra più lieve, distanti riflessi di luci mi riportano indietro nel tempo rapito da antiche memorie. LINFA VITALE Linfa vitale uscita intatta dal tempo dei millenni come il respiro della storia all’albe di tutti i giorni come melodia d’infinito rubata ai venti della tua terra come i presagi rapiti a nuovi orizzonti per la salute dei vivi. Ma la luce dei tuoi anni va oltre il tempo ed accende riflessi nuovi la morta gora dei secoli. Oh, i giorni laboriosi nella vecchia casa degli ulivi! Intorno alle derelitte pietre che sanno di stagioni spente un albeggiare di primavere accoglie l’umile ancella mossa dal fiato di Dio. L’esile rete luminosa infiammerà l’infinito ed aprirà ai secoli il nuovo tempo. Ora sul tuo volto d’estasi che ogni nube dislega l’essere profondo del tuo amore di Madre affranca l’anelito e l’ansia dei vivi. E non importa se dolore a dolore ti recheranno ancora figli domani: come ieri, come oggi, come sempre, le tue mani s’illumineranno di grazia e i tuoi occhi piangeranno di luce. VECCHIA SIGNORA Su di un comodino scordato, stipato in un angolo scomodo, riposano gli impolverati belletti: perlate polveri ed odorosi olii, antiche maschere artificiali. Solo Follia ora copre i tratti, sfatti dalla voluttà e dal tempo, truccando a suo modo il volto: sangue sulle languide labbra, cenere copre gli stanchi occhi. Davanti allo specchio venato, cerchiato di stelle spente, scende il sipario sullo spettacolo: malsano ghigno s’apre tra le dita, rigide sbarre tra Lei e la realtà. DOLCI SILENZI Dolci silenzi mi accompagnano mentre lo sguardo del mare arricchisce il cuore, libera la mente. Parole incise in un diario fanno da eco fra le onde, sembrano perdersi oltre le nuvole là dove l'orizzonte apre all'infinito. Il vento modula suoni con la luce non spegne il suo soffio, tarda a morire, si confonde in volo con ali di gabbiani. Sotto la pelle ambrata caldo scorre il sangue pulsa nelle vene e tutto si fa memoria. IL MIO MARE Ecco il mio mare! Non parlerò. Non dirò nulla. Chiuderò solo gli occhi e respirerò il suo respiro. Ecco qui il mio mare, immenso e potente, dolce e glaciale. Lo guardo lasciando volare i miei pensieri, con gli occhi seguo il suo movimento scrutando l'orizzonte. I miei sogni cercano chissà cosa. Quanta magia c'è in lui! La sua voce è un dolce richiamo. Ed io sono qui ad ascoltarla. INCANTO DI LUNA Gli occhi fissati in quel lembo di luna rilucente a fili d'acqua portano la mente a ricordare. Antichi ma vivi sono i palpiti d'amore la voce si fa lieve nel rimembrare un grido sulla pelle ricama nuove emozioni. Trame tessute su corpi nudi avvolti in lenzuola di sabbia inventano l'alba di un nuovo giorno. Onde impazzite nel mare inseguendosi cancellano ciò che la mente non riesce a fare. VELA Silenziosa e assente ti fai sospingere dalla leggera brezza della sera. Solchi i mari sembri quasi trasparente sospesa sull'acqua. Solo un leggero fruscio accompagna il tuo viaggio nella calma del tramonto. Sei come la mia vita persa nel mare della mia solitudine. UNA SIRENA Una sirena in alto mare mi ha portato il vento, bagnata di sole, fresca d'alga marina. Una sirena che intona canzoni d'altri mondi, accorda melodie d'acque azzurre bianche di schiuma, profumate di salsedine. E' il ritmo del mare; quando le onde tuonano di rabbia nell'urlo della burrasca, nel pianto di grandine incessante. O mia sirena! femmina mediterranea dalle squame d'argento compagna d'abisso d'agili pesci e crostacei, dissipa l'inganno dei tuoi inebrianti canti, sussurrami al cuore sincere parole d'amore. Intanto echi omerici mi catturano si dibattono tragici sul fondo trascinandomi in un sepolcro senza fine. UNA BOTTIGLIA NEL MARE Quello che scrivo lo metto in una bottiglia e lo affido al mare. In fondo non mi ascolta nessuno non serve nasconderlo. Verrà trasportata dalle correnti attraverserà mari ed oceani. senza pace proprio come la mia vita. Qualcuno un giorno troverà quella bottiglia e forse in quel momento leggendo quei pensieri avrà per sempre un'emozione da ricordare. ANIMA SOLITARIA Quell'istante tra la luce del giono ed il buio della notte dove è ancora nitida la linea dell'orizzonte è magia, è incanto per la mia anima solitaria. Lentamente cancella con le sue carezze silenziose ogni traccia del giorno passato e il suo respiro si fa lieve. Quella luce rimasta ancora, rischiara le acque sento in lontananza le voci dei gabbiani arrivati per il riposo notturno. In questo momento vorrei essere con te ad ammirarti, a respirarti sotto questo cielo che brilla di stelle. SONO COME IL MARE Sono come il mare e per amore di esso voglio vivere. Puoi accarezzare le mie sponde di sabbia e farti cullare dalle mie braccia azzurre. M'immergo negli abissi risalendo tra gli scogli. Emergo tra bollicine d'acqua simili a mormorii di rosari in coro. Saltello su distese marine felice come un delfino fra la voce del vento e quella delle acque. Il sole affonda fra limpide profondità dissipando le ombre, scacciando i fantasmi. Custodisco i tesori di madreperla vivendo tra fiorite chiome di corallo. Regalo a chi mi cerca perle colorate e tempestate di conchiglie. Sono libero come il mare e come il mare voglio vivere. LA RAGAZZINA CHE GUARDA IL MARE Appoggiata al muretto la ragazzina guarda il suo mare attenta, rapita, sognante. Quel sole giallo enorme palla lucente di remoti giochi infantili saluta il giorno che muore regalando i colori più belli. Il mare dolcemente si trasforma in adolescente poi in padre comprensivo e penetra nell'anima di quella ragazzina. PRINCIPESSA DEL MARE Eri tu la regina sullo scoglio venuta dal mare sirena dai neri capelli. Fiera e vanitosa ti lasciasti immortalare come principessa del mare. Tra quelle acque limpide e lucenti stavi quasi per asciugare quando tornò quell'onda che verso me t'aveva spinta. Così il mare t'ha ripreso catturandoti lasciandomi di te solo due squame ed un ciuffo di capelli. MISTERIOSO MARE Segni sull'acqua, note solitarie, disperse armonie come lettere d'amore, come onde svanite al rossore di un timido tramonto. Onda sull'onda voli di gabbiani che si rincorrono giocando in un unico suono, ed io che sulla riva ti attendo impercettibile richiamo d'amore. E per pochi istanti è come se la mia anima viaggiasse lontano dalla terraferma per fondersi con tutti i mari del mondo, strana sensazione che mi fa sentire come un verme attaccato ad un amo. Misterioso mare dimmi chi sei e che vuoi da me, sott'acqua ho cercato il tuo nome, dall'onda emerge il tuo viso. DONNA DEL MARE Ella appare e scompare donna ridente di bianche vesti ondulate di piedi nudi e veloci. Avanza danzando tra gli scogli addormentati blu di mare, azzurra di cielo. Sorride vela gli occhi tra le ciglia allunga le ombre sulle guance chiusa in se stessa appare profonda, misteriosa. Poi si rivela d'improvviso luce emanata dall'anima festa del cuore danza di sorrisi. Suo è il nettare d'un sensuale richiamo cullato dal mare inebriante aroma liberato nel sole e nel vento. Avanza ondeggiando i fianchi morbidi e rotondi, dolce nei gesti infantile nei sogni. Nei ricordi antichi che prepotenti riemergono in superficie il suo ventre suona e risuona chiama e richiama si muove, sorride, libera se stesso. E' un attimo soltanto e poi di nuovo ella fugge via e si vela scompare nascondendo la sua figura oltre la linea dell'orizzonte. Sei sparita un'altra volta donna del mare tua è la pienezza e la bellezza tuo il profumo della carne e dei sensi la gioia della vita e dell'amore. . IL MARE AMANTE Dolce ed impetuoso come un'amante. Ti guardo. mi affascini. La tua voce entra nella mia mente. Mi lascio accarezzare dalle tue onde che t’allontanano e riportano da me. Brividi, sulla mia pelle. Il tuo continuo movimento culla i miei pensieri. Li porta via laggiù dove l'orizzonte si confonde con il cielo. Amami finchè vorrai, amami e saprò chi sei! BREZZA MARINA Lì sul ciglio, assorto nel silenzio, ascolto il canto del vento e con mute parole dipingo il mare a mio piacimento. Mare e vento da sempre complici ed antagonisti, son la personificazione di attori e registi in uno scenario naturale straordinario. La visione è così spettacolare sortisce su me un effetto magico apocalisse interiore e meravigliosa ricostruzione oggi, come loro, anch’io sono reso immortale. Spumose onde si rincorrono in una danza perpetua per poi schiaffeggiare lo scoglio graffiandolo, umiliandolo senza pietà. Nell’impatto stille marine si posano sul viso, mi ristorano da quest'arsura opprimente. Brezza marina, ora tocca a te! inebriami col tuo potere! rendimi libero e schiavo irradiami d'infinito. Coriandoli d’acqua salata, rapiti dal celere vento fluttuano sull’azzurro tappeto andando altrove fino a dissetare sua maestà il Re Sole, immobile spettatore da sempre assoluto padrone e gran signore! Inchiodato lassù nel cielo, riscuote piacere e splendendo, a modo suo, gode! MAREE Noi siamo maree, vivi e liberi come onde i nostri pensieri a volte sommersi da potenti tempeste altre cullati da dolci zeffiri. Ma vi è qualcosa di straordinario e grande: un pensiero unico, travolgente che cerca il naufragio e non l’approdo, così fuggente e folle da essere eterno, così intenso e imprevedibile da essere amore. A TE MARE Se solo sapessi esprimere a parole il sentimento che susciti in me quando ti vedo o mio adorato mare. Quanto spettacolo nel vedere la tua calma e serenità, sei celeste e limpido come un neonato, sembri immune dalla cattiveria di questa vita. Se solo sapessi quanta pace infondi nel mio cuore selvaggio. come mi somigli quando sei agitato, vorrei avere la tua forza, impeto travolgente e implacabile che tu solo hai. Se solo sapessi rinascere e diventare delfino, per poter solcare i tuoi fondali lasciandomi travolgere dalla schiuma delle tue onde, sentirei sulla pelle le tue correnti prima calde e poi fredde. Tu sei come il mio faro nella notte più scura, il sentiero più sicuro nel maremoto della confusione, dolce pensiero di liberazione quando la solitudine attanaglia il mio cuore. Non resta che sperare di incontrarti ogni notte nei sogni… per dare a te o Mare quella potenza d'amore inespressa che vibra da sempre dentro di me. SOLO NOI DUE Mare, oggi ti ho incontrato di nuovo, in silenzio ho ascoltato la tua voce. Il mio sguardo spazia libero nella tua immensità, i tuoi colori sempre nuovi ai miei occhi mi hanno riempito il cuore e l'anima. Sei calmo, sereno, invitante, ho accettato la tua chiamata e mi sono immerso nelle tue acque sempre così fresche. Ogni pensiero si è allontanato, eravamo solo noi due in queste prime ore del mattino. Intorno, il nulla. NEL FARO Nel faro i nostri corpi amanti, come ombre cinesi, spaziano isocroni nel futuro infinito, scanditi lampi di luce girando nel nulla accendono desideri oscurando l'amore. L'estasi proietta lontano nel tempo costellazioni d'amore per folli amanti. E il tuo gemere risuona in me, ora, come la risacca nel mare. NON SMISI PIU' DI AMARTI Immerso nel tuo grandioso ventre popolato da anime colorate che vivono in te, mi hai accolto senza fare domande nelle tue limpide e chiare acque. Sei apparso come un’immensa madre o forse come una bambina, dalle tue onde che mi accarezzano il corpo, inerme mi lasciavo coccolare. Sono rapito ed estasiato la mente mi riporta indietro nel tempo,. alla prima volta che ti vidi quando ancora bambino mi conquistasti all’istante, provai subito per te un amore profondo. Leggiadro mi abbandonai sulla battigia, i miei occhi rivolti al cielo, catturati dal volo di gabbiani che volando in alto sembravano rincorrersi per gioco come angeli bambini. Mare io non smisi più di amarti! CANZONI DEL MARE Fermati sulla spiaggia, ascolta la melodia del mare! Pensa che racchiusi sul fondo di esso esistono mille segreti vivono incontaminate bellezze, un mondo irreale, quasi finto, magico, inesplorato. In quei profondissimi fondali anche nell'oscurità più totale, pullula la vita d'esseri minuscoli ed enormi, strani e fantastici, creature mai viste inventate da nostro Signore che appartengono solo al mare. Ma se hai orecchie anche per udire, nel silenzio abissale degli oceani, sentirai le canzoni piu belle. note antiche di vecchi pirati, che parlano di donne e di battaglie, di tesori sommersi. Canzoni un po' stonate, piene di speranze, di sopravvivenze affidate al mare, con mani seccate mai dome di pescatori appassionati che sanno di sale, stanche di fatica. Canzoni romantiche e tenere d'innamorati incollati a guardare tramonti morire e gustare felicità nascente nei cuori. Canzoni che le onde spumeggianti trasportano lontano oltre il sole e che i gabbiani scuotendo le ali disperdono nell'aria. In questa notte d'inverno ci sarà sul fondo una canzone in più. La mia voce arrivera' dolcemente a te e questo scrigno fatto di acqua salata sarà poesia per me. PARLAMI Parlami, mare!. Raccontami le tue infinite storie, fammi partecipe del tuo mondo. Ammiro la tua bellezza, mi spaventa la tua potenza, mi cattura la tua immensità. Le tue parole mi arrivano con le onde s'infrangono nella mia mente e mi fanno sognare. IL MIO SOGNO La spiaggia al tramonto. Cammino solo con me stesso, il respiro del mare accompagna il mio, il suo profumo inebria la mia mente, un gabbiano vola all'orizzonte. Mi fermo, guardo il suo volo, come vorrei poter volare anch'io andare lontano raggiungere il mio sogno e non tornare mai più. SOSPESO Ti guardo. seduto davanti a te, sento il tuo respiro calmo. La mia vista spazia fino all'orizzonte là dove ti unisci al cielo e i suoi colori si riflettono nelle tue acque. Starei ore ad ammirarti,. in silenzio seguo il tuo movimento, lento, continuo, le tue onde arrivano lievi. Mi avvicino, lentamente allungo una mano avverto la tua presenza sento la tua carezza. Mi sdraio sulla sabbia ad occhi chiusi ne aspetto un'altra e un'altra ancora. Mi lascio scivolare via tu mi accogli, sento il tuo abbraccio il mio corpo perde peso. Sono sospeso sopra di me l'immensità del cielo. come ritornare protetto nel grembo materno, rivivendo quegli attimi ovattati. Poi dolcemente, mi riporti a riva mi adagi sulla sabbia mi regali. le tue ultime carezze. TU CHE AMI IL MARE Tu che ami il mare e ne fai parte. Tu che voli con ali leggere e ti lasci trasportare dal vento. Le tue grida si confondono con la voce del mare. E quando sei stanco ti adagi sulle sue acque facendoti cullare. Che voglia avrei di seguirti, di volare con te e sentirmi libero! Ti regalo un mio pensiero, portalo con te. Sopra questo mare, nel vento. L'OCEANO DELL'ANIMA La felicità spesso ci raggiunge in silenzio nei momenti più impensati della nostra esistenza. Arriva come un gabbiano spinto dal vento e rimane con noi se non la turbiamo coi nostri pensieri. L'amore è come un'onda del mare che può infrangersi prima del tempo. Non sarà perduta per sempre dentro di noi, prima o poi una nuova onda raggiungerà la riva. Tutta la nostra esistenza è avvolta nel mistero proprio come la profondità del mare. Nei suoi abissi inesplorati vi è il luogo dove s'incontrano due realtà della vita: quella che riusciamo a vedere coi nostri occhi e l'altra velata dal buio. Ma nella nostra anima vive un oceano immenso, potente, sconfinato. E la nostra immaginazione diviene eternità spazia nell'infinito varcando qualunque orizzonte libera di sognare e di amare. IL RESPIRO DEL MARE Com'è bello il mare all'alba! La spiaggia deserta, l'onda che l'accarezza dolcemente, il sole all'orizzonte che nasce, l'aria ancora fresca. Passeggiare sulla riva, ascoltare il suo respiro, sentire il suo profumo così intenso. E poi fermarsi e rimanere a guardare questo immenso continuo movimento fin dove l'occhio può arrivare. Provo infinite sensazioni, il mio respiro, è il suo. Un richiamo e lentamente passo dopo passo mi ritrovo immerso nelle sue acque. Mi sento abbracciato baciato da questo liquido amante. Mille brividi percorrono il mio corpo e mi lascio trasportare, libero da ogni pensiero. Che silenzio stupendo! E' come rinascere ogni volta. L'ARTE DEL MARE Camminando sulla spiaggia s'incontrano tanti piccoli particolari che colpiscono la nostra attenzione: legni levigati dal mare, fiori sparsi qua e là usciti dal nulla, rami di alberi trasportati dalle mareggiate, opere create da questo meraviglioso ed immenso artista. Ascolta il respiro del mare, affacciati alla finestra e guarda .... Il mare gioca con gli scogli e li accarezza dolcemente oppure si abbatte su di loro con forza e li plasma a suo volere. Osserva ancora le scogliere! le onde del mare giocano con loro modellandole come le dita di un artista, con dolcezza e potenza, negli anni ricamano un merletto prezioso, regalandoci insenature, grotte bellissime. Rimani ammutolito davanti all'arte creativa del mare e sogna proprio nel punto dove lo stesso si incontra con il cielo. IL DELFINO E IL GABBIANO Volava il gabbiano nel suo pezzo di cielo dipinto di bianchi voli permeato dei dialoghi striduli intessuti di piume leggere. Nuotava il delfino nel suo giardino azzurro fatto di onde amiche scomparendo in esse e riemergendo poco più in là. Ma un giorno il gabbiano volò in un pezzo di mare e il delfino si immerse in un giardino di cielo osando sognare. E lì si incontrarono in quella terra di mezzo che è l’orizzonte, in quello spazio infinito dove si affacciano i sogni che è approdo felice di pochi. Allora il gabbiano disse al delfino: quali sono i tuoi sogni? e il delfino rispose: volare e i tuoi? il mio sogno è imparare a cavalcare le onde, rispose il gabbiano. E il gabbiano e il delfino si presero per mano e insieme divennero maestri e scolari l’uno dell’altro, scoprirono la forza di essere in due e di saper sognare. Quando venne il momento di separarsi il gabbiano disse "addio" e riprese il suo volo "addio" rispose il delfino e scomparve nel blu. Ma il suo cuore di oceano aveva messo le ali così come il cuore di aliante del gabbiano che adesso solcava i mari. Erano a conoscenza entrambi che prima o poi si sarebbero incontrati nel cielo o nel mare ormai sapevano essere mare e sapevano essere cielo e all’orizzonte potevano essere sogno. QUELLA STRANA RAGAZZA Magia di una notte di luna piena. Non riuscivo a dormire. Le tende bianche svolazzavano leggere e una chiara luce illuminava la stanza. Il respiro del mare arrivava alle mie orecchie il richiamo era troppo grande per resistere. Una figura dai lunghi capelli biondi, innamorata del suo mare veniva verso di me. Il suo sorriso era dolce i suoi occhi tristi, quella strana ragazza confidava al mare sogni e segreti sicura che mai nessuno li avrebbe rubati. Disperato io la chiamavo in quella notte di luna piena, avevo bisogno che qualcuno mi ascoltasse sognasse per me. E lei era già là a piedi scalzi, sulla sabbia umida e fresca,. si lasciava accarezzare dalle onde. I suoi occhi erano quelli del mare guardavano la luna e il suo chiarore inseguivano i suoi desideri, rincorrevano i suoi sogni. La luna era alta nel cielo, la sua luce argentea illuminava il mare. Gli occhi di quella strana ragazza seguivano il ritmo delle onde, la vedevo correre, ritornare a vivere. UN ALTRO GIORNO MUORE Il sole gioca con i colori, ogni volta sempre diversi. Come non volesse mai andare via fino all'ultimo momento i suoi raggi si specchiano nelle tue acque trasformando l'orizzonte in un una tavolozza dai mille colori. Il cielo scuro si riflette in te come in uno specchio, e tu diventi triste e il vento muove le tue onde. Un altro giorno muore dimenticato nel silenzio, solo un gabbiano sopra di te vola. QUEL MARE In quei giorni ero triste, disperatamente solo, ateo, col cuore chiuso nel ghiaccio. Per fuggire dal mondo, lontano da tutto e da tutti, mi rifugiavo lì nel solito posto sulla spiaggia in riva a quel mare. Quante volte ho pianto! volevo capire, essere amato, tornare bambino, e parlavo al mare della mia solitudine. Più volte seduto sopra quella sabbia ho provato ad alzarmi di scatto per andare incontro al mare sempre dritto fino ad annegare. Desideravo affidare a quelle acque a me così care il mio corpo, e farla finita per sempre. Ma qualcosa invisibile e forte mi ha sempre fermato proprio sul punto di farlo, oggi che sento Gesù nel cuore capisco che è stato Lui a bloccarmi. Adesso la mia vita è completamente cambiata in positivo, torno spesso in quel posto ma non mi sento più solo. Gesù è con me, sento gioia, felicità, certezza, ho dentro una ricchezza immensa non spiegabile a parole. E' una potenza d'amore, una luce infinita, e quel mare che prima mi parlava di morte o non mi rispondeva affatto, oggi comunica col linguaggio della pace. I TUOI SEGRETI L'immensità che ti porti dentro è come il mare. Non scorgo l'orizzonte del tuo essere. Cielo e acqua si fondono nella tetra nebbia della tua solitudine. Non ci sono velieri di speranze in te, e nemmeno alghe che possano attaccarsi agli scogli. Rifiuti la mia àncora di salvezza: perchè ti lasci annegare così? Preferisci naufragare nelle tue paure per poi morire nel vento e nella tempesta del tuo dolore. Non posso far nulla se non ti lasci aiutare, darei la mia vita per te. E come un marinaio sconfitto vago alla scoperta dei tuoi segreti. ANIMA INQUIETA La mia anima inquieta di naufrago Ulisse, non ha smesso di navigare; non ha porto cui fare ritorno, non ha lidi sui quali approdare, è perdutamente libera. Dolce sirena, più del tuo canto mi vince il silenzio. LE ALI DELL'ANIMA C'è un momento nell'universo in cui il cielo incontra il mare. Ed è proprio in quell'istante che le ali dell'anima iniziano a volare... LA POESIA DEL GABBIANO E' arrivata esultante la stagione del gabbiano, è tempo di migrare verso terre lontane per scoprire nuovi segreti, nuove sensazioni. Un nuovo giorno è oggi per spiccare il volo sulla superficie del mare aperto, sull'orlo dell'oceano, per volteggiare sulla cresta dell'onda. Vola nel vento gabbiano! vola più in alto che puoi! non ti fermare. La mia penna saranno le tue ali, i miei versi la tua scia. IL MARE E LA BAMBINA L'inesorabile sbattere delle onde graffia gli scogli, li scolpisce, li modella. La bambina, con la vestina gialla e il fiocco stretto in vita, ha negli occhi l'immagine del sole per l'ultima volta visto. Guarda il mare, vi proietta quell'immensa luce. E' solo un attimo e l'acqua la travolge. E dopo è solo luce luce che rischiara e scalda il mare e la bambina è solo acqua. LA SPOSA DEL MARE Il suo corpo appartiene solo al mare fedele sposa e amante del potente Nettuno. Avanza elegante tra schiere di pesci nel suo abito bianco, spuma di cristallo dal riflesso lunare. Avanza la sposa sopra le onde, cadono fiori dal cielo stellato cielo che si confonde col mare, brezze di vento alitano accanto, leggero un profumo di conchiglie si diffonde sulle coste. E' un rito la sua danza sulle acque in controluce, lontano s'ode un canto. LAGGIU' DOVE SI DISPERDEVA IL MARE… Si dirada come per incanto la nebbia che mi avvolge e s’apre d’improvviso il cielo col suo manto azzurro, torno a ritroso nel tempo in seno ai miei ricordi come alghe marine che succhiano caute mammelle di roccia. Mi rivedo di colpo adolescente quando evitavo i compagni e le feste e restavo da solo per ore ad osservare la distesa infinita del mare, una voce dentro mi ripeteva sempre: “i sogni non muoiono mai”. Cercavo la libertà, mi chiedevo se nell’universo esistesse qualcuno simile a me, immaginavo di volare via per scoprire il mondo senza ritorno, senza fermarmi come un’onda senza mai una spiaggia ed i miei occhi ragazzini curiosi e attenti, si perdevano in lontananza, laggiù dove si disperdeva il mare oltre l’orizzonte. ALLONTANA DA ME QUESTO CALICE Allontana da me questo calice, Mare! non voglio berlo, non è vino ma è sporco di sangue, veleno per il mio spirito è salato come schiuma di mare. Allontana da me questo calice, Mare! non lasciare che io m'immerga in te sino a scomparire sott'acqua, sono ancora vivo il mio corpo inerme non giace sul tuo fondale. Allontana da me questo calice, Mare! sono solo un uomo di carne e ossa non posso vincere le tentazioni non riesco a sconfiggere forze soprannaturali, abbi pietà di me. Nelle tue acque ho gettato la rete. Allontana da me questo calice, Mare! sono come Gesù nell'orto degli ulivi non posso perdermi e tu non puoi abbandonarmi ora che ne ho più bisogno. Allontana da me questo calice, Mare! trasmettimi la potenza delle tue onde la libertà del tuo orizzonte, fa' che la tua immensità riempia la mia solitudine. Aiutami! SOGNI DI SIRENE Era quello un modo per rinascere innocenti su una strada nuova, come se una dea partoriente avesse plasmato il suo feto in schiuma di mare, fino a ridosso delle correnti dove accorsero sirene a cantare ninnananne al vento, richiamo vibrante d'antica preghiera, primordiale anelito di sfiorare Dio, PERDENDOMI NEL TRAMONTO Un altro giorno sta passando uguale agli altri ed io sono da solo con i miei pensieri come sempre, dentro l'anima sospesa tra i ricordi e l'infinito una irrefrenabile voglia di fuggire via, di respirare forte l'aria. Con la mia auto corro sull'asfalto verso chissà dove come per riscattare l'anima dal suo torpore ma la strada sembra farsi sempre più triste. Il sole scende lentamente all'orizzonte, la sua luce filtrando attraverso le mie lacrime mi mostra il suo colore su ogni cosa intorno avvolgendo il paesaggio d'una malinconica bellezza. Vedo la spiaggia deserta, cammino udendo il rumore del mare che s'infrange contro gli scogli, sento il calore della sabbia sotto i piedi nudi e mi scopro vivo seguo la via illuminata che il tramonto sembra indicarmi. E in quella luce come una visione mi appare il tuo viso così vicino da sembrare reale, per quante notti l'ho sognato. Purtroppo i sogni vanno via col vento e si dissolvono ma io, chissà perchè, non l'ho mai dimenticato. Ora vedo scomparire laggiù in fondo al mare il sole, nasconde i suoi ultimi raggi quasi furtivamente, e la superficie dell'acqua, che nelle giornate serene luccicava come ricoperta da miriadi di specchi, assume quel triste colore che segue al crepuscolo delineando il profilo d'una natura morente. Anche il tramonto ormai, come tutte le mie cose più belle, è fuggito via. Ed io mi trovo ancora qui in riva al mare senza sapere il perchè. Portami via dove sei tu non lasciarmi solo. Distante dal mondo senza ombra viva intorno e col tempo che vola, la mia anima s'è perduta volgendo anch'essa al tramonto. UN PALLONCINO COLORATO Ma chi sono veramente io? Ha senso cercare di scoprire me stesso? Inseguire uno spettro senz’anima? Io troppo piccolo tra tutta questa gente che popola la terra, insignificante rispetto alla grandezza dell’universo. Un palloncino colorato sfuggito di mano ad un bambino che vola sempre più in alto fino a sembrare un puntino lontano. Poi sparisco del tutto privo d’identità senza storia. IL GIARDINO INCANTATO La bimba dagli occhi assonnati e con indosso un pigiama bianco, come sonnambula entra nel giardino incantato e vede cose mai viste: statue di cera ed animali parlanti creature fiabesche e divertenti folletti. Strane piante ora la spiano alberi fioriti sussurrano la primavera. Mille lucciole danzano a festa bellissime fate muovono bacchette magiche a ritmo di musica fanciulli fantasmi giocano a girotondo tenendosi per mano. In fondo a quel giardino fatato come fosse un regalo per lei la bimba osserva stupita una vecchia sedia a dondolo. Si siede felice chiude i suoi occhietti e ogni cosa scompare. FARNETICAZIONE Ho visto un topo inseguire un gatto una formica spingere l’elefante e una gazzella sbranare il leone. Ho visto anche un nano alto un bambino vecchio ed il nero diventare bianco. Ho visto poi tra fuochi di ghiaccio ed inverni estivi ciechi vedenti e muti parlanti lupo e agnello passeggiare insieme. Ho visto infine il Messia predicare nel sinedrio e nella sinagoga di Gerusalemme. Lo condannarono a morte con una corona di uva rossa. Ho raccontato ciò che ho visto mi hanno internato in un manicomio. DESIDERIO D’INCONTRARTI Non ho mai conosciuto amore alcuno in quest’orrido deserto della mia esistenza. Solo miraggi inconsistenti e sogni naufragati nel nulla. Eppure il mio cuore mai domo anela ancora a te mia sconosciuta compagna brama il tuo amore come acqua nel deserto. Se solo potessi trovarti finalmente! regalarti tutti i miei scritti accuratamente custoditi sin da bambino, narrarti con foto e diari la mia storia di personaggio fuori dal comune eternamente solo. La mia smarrita anima bambina ora contesa tra l’amore divino e quello terreno reclama nel silenzio di un disperato grido senza voce una sua realizzazione, una meta da raggiungere. Sarebbe una rivincita per tutti i miei fallimenti. Se solo mi rendessi conto che tu non puoi esistere per colpa del mio io troppo particolare, forse me ne farei una ragione rassegnandomi. Soltanto Dio, se vuole, leggendo le nostre menti può incrociare il tuo sentiero col mio, annullando qualunque distanza ogni segreto. Nel desiderio d’incontrarti che dura ormai da tutta una vita, in un’età in cui forse non è più lecito sognare, un po’ ridendo e un po’ piangendo rimango ancora quell’adolescente in attesa e primo amore. ANGOLO DI PARADISO Vi è un angolo di paradiso in casa mia, uno spazio piccolo e definito ma per me prezioso e vitale, come squarcio di cielo o gemma preziosa custodita in segreto nelle profondità più nascoste del cuore. Ed è lì che mi raccolgo in preghiera ogni volta che sento il bisogno di farlo, avvertendo la presenza misteriosa di Dio come anelito di speranza riverbero di luce infinita. Davanti alla statua del Cristo risorto la mia anima acquista vita e si nutre di nuove forze sospinta verso l’alto dal soffio di Dio fino a sentirmi in simbiosi con l’Eterno.

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